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Mio figlio usa il mio seno come ciuccio

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17 Aprile 2014 | Aggiornato il 15 Giugno 2017
Tra le mamme che allattano, talvolta, dopo i primi mesi, inizia a farsi largo il timore che il bimbo non si 'staccherà' mai. Perché il piccolo continua a cercare il seno durante il giorno e la notte anche quando sembrerebbe non avere fame? Ecco le possibili motivazioni secondo gli esperti.

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“Mio figlio usa il mio seno come il ciuccio. È una sorta di succhiotto". Quest'idea traduce un senso di disagio che una parte di donne che allattano, a un certo punto, avverte in modo sempre più pressante. Quali sono le ragioni alla base di tale percezione?

Per riflettere su questa delicata, e complessa, questione abbiamo coinvolto due esperti: Antonella Sagone, psicologa e Consulente Professionale in Allattamento Materno (International Board Certified Lactation Consultant, IBCLC) e Sergio Conti Nibali, pediatra di famiglia, responsabile del gruppo alimentazione Acp (Associazione Culturale Pediatri) e formatore OMS-Unicef per la promozione dell’allattamento.

Il disagio della mamma può dipendere dalla cultura dominante

“La frase 'Mi usa come un ciuccio!' fa eco alle infinite volte in cui la mamma si è sentita dire: 'Ma che fai, lo attacchi ancora al seno?' - dice la psicologa Antonella Sagone e consulente in allattamento materno.

Nella nostra cultura, che predilige il distacco precoce tra mamma e bambino, l'allattamento dopo i primi mesi è guardato con un certo sospetto. Una mamma che allatta, spesso, si trova in difficoltà. Ogni donna si sforza di dare il meglio di sé, nonostante le informazioni contraddittorie che la circondano, ma in alcuni casi può fare sua la visione culturale dominante”.

Quando la mamma pensa di essere usata come ciuccio, spesso, è spaventata perché seguire il suo istinto la fa andare contro le convenzioni sociali.

Sulla stessa scia, il pediatra Sergio Conti Nibali sostiene che la nostra società ha sovvertito una normale esigenza fisiologica: “quella del bimbo di attaccarsi al seno anche per cercare conforto e non solo nutrimento”.

“Proprio perché la poppata non è considerata 'normale' e fisiologica, alla mamma può sembrare strano che il bimbo cerchi il seno per quel motivo”, aggiunge la psicologa.

Dal punto di vista del pediatra, “è anche importante ricordare che fino a 60-70 anni fa, i bimbi, spesso, prendevano il latte materno fino a 3-4 anni e nessuno si stupiva”.

Per il medico, oggi è in atto un travolgimento culturale che considera l'allattamento solo come fonte di alimentazione. Il succhiotto, invece, è percepito come la norma in ogni tipo di situazione e per tranquillizzare il bimbo. Non di rado, questo atteggiamento culturale diffuso finisce con il causare sensi di colpa a una parte di mamme.

Il seno della mamma non dà soltanto nutrimento ma anche conforto

Il latte materno è una preziosa fonte di nutrimento ma la poppata rappresenta anche un importante momento di relazione, emotiva e affettiva, tra mamma e bimbo.

Attraverso la suzione, il bimbo si sente rassicurato e può cercare di attaccarsi anche se non ha fame.

Secondo la psicologa, oggi, questa funzione di contatto, propria dell'allattamento, è sminuita da un approccio culturale che riduce ogni poppata a semplice modo di dar da mangiare.

In realtà, spesso, quando un bimbo si spaventa, per esempio, e piange, coccolarlo e attaccarlo al seno è la migliore fonte di consolazione. “In questo modo, si appropria anche della mamma, entra subito in rapporto con lei”, spiega Conti Nibali.

Inoltre, per la psicologa Sagone, è bene sapere che se la mamma vuole dare il seno al bimbo per confortarlo, può farlo serenamente: è naturale e non ci sono controindicazioni psicologiche.

Ogni mamma però ha il suo stile di accudimento. È giusto che lo trovi

Secondo il pediatra, è indispensabile considerare che ogni mamma ha il suo stile di accudimento. Di conseguenza, anche l'atteggiamento verso il fatto di attaccare il bimbo al seno cambia notevolmente.

“In ambulatorio, capita, per esempio, che il suono del citofono spaventi due bimbi intorno ai 6-7 mesi. Una mamma prende in braccio suo figlio e, dopo un po', lui si acquieta.

L'altra mamma, invece, lo attacca subito al seno che per lei rappresenta il modo migliore per farlo smettere di piangere”, dice il medico.

Questo significa che ogni donna ha il suo modello di accudimento verso il figlio, unico e personale. Tutto ciò chiama in causa la sua esperienza e storia di vita in quanto essere umano.

“Quando il bimbo è irrequieto, per alcune mamme è istintivo attaccarlo al seno, non lo vivono come uno stress - spiega Conti Nibali.

E se è così, in genere, l'atteggiamento è condiviso in famiglia, dal marito, da chi le circonda... Probabilmente non hanno una suocera che ripete, ogni volta che il bimbo si attacca al seno, 'ma che fai?'”.

In questo caso, la mamma non si pone problemi: attacca il bimbo ogniqualvolta lo ritiene necessario senza neanche domandarlo al pediatra.

Le mamme oggi sono sole e stanche. Basterebbe un po' di sostegno

In genere, oggi, è piuttosto raro che una donna possa contare su una famiglia allargata o su una solida rete di amici e parenti disponibili a sostenerla, e aiutarla all'occorrenza, con il bimbo piccolo.

Per la psicologa Sagone, il fatto che una mamma (magari 24 ore su 24 con suo figlio), si possa sentire sola è un aspetto sottovalutato.

“L'esperienza con il bimbo è davvero avvolgente, e la mamma che si sente usata come ciuccio è stanca, sola, ha sonno... In più, non si aspettava che la ricerca del seno andasse avanti dopo i primi mesi.

Questa mamma avrebbe bisogno di essere rassicurata, di avere dalla sua l'approvazione sociale e qualche consiglio utile per conciliare allattamento e riposo,” spiega Sagone.

In un caso del genere, per esempio, se le hanno detto di allattare in poltrona lasciando il bimbo nella sua cameretta di notte, tutto è più difficile. Basterebbe, invece, sistemare il piccolo in un lettino vicino per alleviare la 'fatica' dei risvegli notturni.

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L'alternativa al seno come conforto: coccole, carezze e piccoli riti consolatori

Alla fine, quello che più importa è il fatto che ogni mamma dovrebbe capire bene cosa vuole fare davvero, senza sensi di colpa o ansie.

“Chi non se la sente più di attaccare il bimbo al seno quando cerca contatto, può consolarlo in altri modi, con strategie diverse e personali”, dice il medico.

Una soluzione, per esempio, potrebbe essere quella di coccolarlo cantando una canzoncina speciale ogni volta che qualcosa non va.

Ma anche un libro con belle illustrazione può rivelarsi un prezioso alleato per superare, insieme, momenti di difficoltà.

“È possibile creare nuovi rituali e offrire al bimbo opzioni diverse per trovare conforto e consolazione rispetto alla ricerca del seno. Se ogni volta che il bimbo si spaventa, piange o è agitato, viene tranquillizzato allo stesso modo, e si calma, con il tempo, chiederà lui stesso questo tipo di coccole.

In ogni caso, le figure professionali dovrebbero dare fiducia a tutte le mamme e offrire informazioni corrette e oggettive su tutti gli aspetti dell'allattamento, dalla nascita in poi, in ogni sua diversa fase”, conclude il pediatra.