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10 modi infallibili per aumentare la produzione del latte materno

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04 Ottobre 2014 | Aggiornato il 12 Giugno 2017
Aumentare la frequenza e la durata delle poppate. Non saltare le poppate pensando che così si arriva a sera con più latte. Se il segno è sgonfio, non è un cattivo segno ma si è raggiunto un punto di equilibrio. Alla sera asseconda il bambino ... anche se è faticoso. Questi alcuni dei 10 modi più efficaci per non avere problemi di produzione di latte materno

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Esistono dieci modi per aumentare la produzione del latte, o meglio, per non far diminuire la produzione del latte. Il principale è aumentare il numero di poppate giornaliere e non saltarle nell’illusione di creare delle scorte; importante anche conoscere la fisiologia della produzione del latte, per stare rilassate e non farsi assillare dal pensiero di non averne.

Perché, tranne pochi casi, tutte le donne possono soddisfare la richiesta di latte del proprio bambino fino allo svezzamento. Ecco le dieci cose da sapere.

1. Aumenta il numero delle poppate

È il metodo più scientifico ed efficace, sottolineato anche nell’ottavo dei 10 passi indicati dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nell’ambito del Progetto Ospedale Amico del Bambino, che raccomanda appunto di “incoraggiare l'allattamento al seno a richiesta tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento”.

Il seno è strutturato secondo un meccanismo perfetto per cui produce tanto latte quanto ne viene richiesto attraverso la suzione, per questo più il bambino succhia e svuota il seno, più latte si produce.

“Quando il bambino succhia al seno, si verificano degli stimoli tattili a livello di capezzoli, areola e tessuti mammari che vengono trasmessi al cervello e determinano la sintesi due ormoni, la prolattina e l’ossitocina: il primo agisce sulle cellule dell’alveolo mammario attivando la produzione del latte, il secondo spreme gli alveoli conducendo il latte attraverso i dotti fino al capezzolo.

La produzione del latte dunque si adegua sempre alla richiesta del bambino. E per soddisfare la sua richiesta, basta attaccarlo tutte le volte che lo desidera, soprattutto nei primi tempi, lasciandolo attaccato fino a quando non si stacca da sé, senza orologio alla mano," spiega Lorenzo Colombo, neonatologo presso la Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico.

2. Non saltare poppate

E’ uno dei metodi comunemente utilizzati nella convinzione di arrivare a sera con buone ‘scorte’. Ma è sbagliato per due motivi. Primo perché la maggior produzione del latte avviene proprio durante la suzione e secondo perché, man mano che il latte si accumula, si accumula anche una sostanza denominata FIL, cioè Fattore di Inibizione della Lattazione, che invia al cervello il segnale ‘il serbatoio è pieno’ ed è necessario rallentare la velocità di sintesi del latte.

Quando invece il seno viene svuotato, viene rimosso anche il FIL ed ecco che al cervello arriva il segnale di produrre altro nutrimento.

"Ancora una volta, quindi, per far produrre il latte è sufficiente allattare il bambino quando lo richiede," dice Martina Carabetta, Consulente Professionale in Allattamento Materno, fondatrice del primo ambulatorio IBCLC in Italia centrale, Latte & Coccole. “.

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3. Seno sgonfio? Buon segno!

Molte mamme vanno in crisi perché notano che, dopo le prime settimane, in cui il seno appariva bello gonfio e turgido, col trascorrere del tempo diventa sempre più morbido, fino a sembrare, in alcuni momenti, svuotato. E così si lasciano prendere dallo sconforto di non avere abbastanza latte.

Nelle prime settimane di vita, in particolare nei primi 40 giorni, vi è la cosiddetta fase della calibrazione," fase in cui mamma e bambino si conoscono e creano una loro sintonia” dice il neonatologo Colombo “una fase in cui il bambino impara a richiedere un bene che per lui è essenziale e l’organismo materno impara a rispondere alle sue richieste. Trascorse le prime settimane, si crea un equilibrio tra domanda ed offerta, il senso di tensione scompare ed il seno diventa più morbido”.

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4. Alla sera asseconda le richieste del bambino

Nella maggior parte dei casi, la ‘crisi’ delle mamme arriva la sera, quando vedono il bambino più lamentoso e il seno più sgonfio ed è facile arrivare alla conclusione: “piange perché non ho latte, quindi sarà necessaria l’aggiunta”.

“Il bambino la sera generalmente ha una modalità diversa di attaccarsi al seno” spiega Martina Carabetta: “se la mattina tende a fare poppate a distanza più prolungata, la sera fa le cosiddette ‘poppate a grappolo’, cioè richiede il seno poco e spesso, vuoi perché la composizione del latte la sera è diversa, vuoi perché cerca consolazione prima della nanna, vuoi perché potrebbe essere più stanco o avere qualche colichetta ed il seno materno lo tranquillizza”.

Ma questo non significa che di sera non c’è latte, perché la ghiandola mammaria, come qualunque organo, funziona 24 ore su 24, quindi se il bambino succhia, il latte esce sempre.

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5. Non contare il numero di poppate

Assai spesso la produzione del latte diminuisce perché si tende ad equiparare l’allattamento naturale con l’allattamento artificiale, che prevede una riduzione progressiva del numero di poppate giornaliere man mano che il bambino cresce. Ecco che se a 4-5 mesi il bambino cerca il seno tante volte al giorno, si attribuisce questo ad una infondata scarsità di latte, così come si tende a ridurre volutamente il numero di poppate convinte che sia giusto così, con l’unico risultato di far diminuire fisiologicamente la produzione del latte. “I motivi per cui un bambino cerca il seno materno sono davvero tanti e non si limitano solo all’esigenza di nutrimento” aggiunge Martina Carabetta.

“Quando fa caldo, ad esempio, può chiedere poppate più brevi e ravvicinate, perché vuole più acqua per dissetarsi; quando lui o la sua mamma sono ammalati, può cercare il seno più spesso non solo per consolarsi dei fastidi che ha, ma anche per prendere dalla mamma gli anticorpi che il sistema immunitario materno ha preparato. Così come quando ha bisogno di certe sostanze, attraverso la suzione invia input che stimolano il seno a produrle. L’allattamento è un meccanismo talmente complesso che non si può ridurre al conteggio delle poppate nelle 24 ore”.

6. Bimbo irrequieto? Sono gli 'scatti' di crescita

Un importante aspetto che deve essere considerato è che durante il loro sviluppo, i bambini attraversano dei momenti particolarmente delicati durante i quali compiono dei veri e propri ‘scatti’ dal punto di vista motorio, cognitivo ed emotivo, definiti touchpoint.

“Queste fasi, molto impegnative per il loro organismo, sono precedute da prevedibili fasi di irrequietezza del bambino e conseguente destabilizzazione dei suoi genitori” spiega Colombo.

“E come ogni individuo, che nei momenti di incertezza e disorientamento si attacca alle sue figure di riferimento per trarne rassicurazione e sostegno, così anche il bambino potrebbe richiedere il seno materno più spesso, per placarsi, sentirsi protetto, accudito, coccolato, soprattutto nelle ore serali”.

7. Verifica posizione, attacco e suzione

Posizionamento del bambino, attacco al seno e modalità di suzione sono fondamentali, perché, se sono corretti, il bambino dà la giusta stimolazione alla ghiandola mammaria, svuota bene il seno ed invia l’impulso a produrre più latte. La giusta posizione è stare sedute su una sedia o una poltrona comoda, con dei cuscini che sostengono schiena, braccio e bambino, le gambe rilassate e ben poggiate a terra o su un rialzo; va bene anche la posizione da sdraiata (molto comoda soprattutto la notte) con un cuscino dietro la schiena del bambino in modo che non si giri e tenga la testa in asse con schiena e sederino.

Reggendo la mammella con una mano ‘a cucchiaio’, si avvicina il bambino al seno in modo che il suo corpo sia ben allineato, la testa sia rivolta verso il capezzolo e il naso appoggiato (ma non schiacciato) sul seno; le labbra devono essere ben aperte, così da afferrare non solo il capezzolo ma anche una porzione di seno. Se succhia correttamente, la mandibola si muove, si sente deglutire ritmicamente e non si avvertono schiocchi (che sarebbero segno che il bambino sta ingurgitando aria).

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8. Non dargli acqua quando l'allattamento è esclusivo

Il latte materno assolve a tutte le esigenze del bambino, compresa la sete, perché è costituito in prevalenza di acqua. Per questo durante l’allattamento esclusivo non bisogna somministrare alcun altro liquido, neanche in giornate molto calde. Offrire il biberon potrebbe dare al bambino una finta parvenza di sazietà e allungare i tempi tra una poppata e l’altra, con l’unico risultato di far diminuire la produzione del latte.

Senza considerare che tra capezzolo e biberon il neonato potrebbe confondersi e finire col preferire la modalità di suzione meno faticosa, costituita dal biberon. Per lo stesso motivo si consiglia di non dare al bambino il ciuccio almeno per tutto il primo mese- mese e mezzo di vita, in modo da non confondere le due tecniche di suzione.

9. Più calma e meno stress aiutano l’uscita del latte

Lo stress può interferire con l’allattamento. "Se la mamma è agitata, il bambino lo percepisce e si sente più insicuro, piange di più e tende ad attaccarsi ancor di più a lei, proprio allo scopo di tranquillizzarsi, col rischio di creare ulteriore stress alla sua mamma, che può attribuire il pianto alla carenza di latte," dice il neonatologo.

"Alla base della produzione del latte c’è un equilibrio ormonale molto sottile, che viene temporaneamente alterato quando la mamma si sente stressata, stanca o insicura - aggiunge la consulente in allattamento Carabetta -. In particolare viene inibita la produzione di ossitocina e di conseguenza il latte può far più fatica ad uscire. Ma, così come velocemente si inibisce, altrettanto velocemente l’ossitocina riparte quando la mamma si mette tranquilla e rilassata ad allattare il suo bambino," .

10. Verifica se il latte è davvero poco con l’aiuto di una persona competente

Se ad un certo punto ti sembra che il latte sia diminuito, non arrivare a conclusioni affrettate, ma verifica insieme al pediatra o a una consulente esperta in allattamento materno se il latte è diminuito davvero. I principali segnali che fanno capire se il bimbo sta bene ed è adeguatamente nutrito, dice il neonatologo, sono: "la pelle appare ben idratata, il bambino bagna ogni giorno almeno sei pannolini di urine chiare, le feci sono liquide e di color giallo oro".

E aggiunge: "Inutile invece fare la doppia pesata per sapere quanto ha mangiato per poppata, perché la quantità di latte ingerito può essere molto diversa da una poppata all’altra".

Così come è necessaria la valutazione di un esperto per interpretare uno scarso aumento di peso: di norma un bambino ha un incremento ponderale di almeno 130 grammi a settimana nei primi due mesi, dopodiché segue la sua curva di crescita.

Conclude il neonatologo: "Ma non c’è da allarmarsi se una settimana l’incremento è inferiore, basta continuare ad allattare serenamente e valutare nelle settimane successive quel che succede".

 

A chi rivolgersi per consigli competenti sull’allattamento:

 

 

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