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Come smettere di allattare, 10 consigli antistress (e senza medicinali)

Di Valentina Murelli
smetterediallattare

04 Aprile 2012 | Aggiornato il 22 Settembre 2016
Quando si decide di smettere di allattare - possibilmente non prima dei sei mesi di vita del bambino, ma sarebbe meglio arrivare almeno fino a un anno - non bisogna avere troppa fretta. Ecco 10 consigli per riuscirci senza stress. E senza medicinali

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Prima o poi, tutti i bambini allattati al seno smettono spontaneamente di poppare. A volte succede presto, ma in genere i bimbi lasciati liberi di scegliere tendono a "svezzarsi da soli" tra i due e i 5-6 anni: una condizione che non ha nessuna controindicazione ma che può risultare pesante per alcune mamme. Che per varie ragioni possono desiderare di forzare i tempi e smettere prima di allattare.

 

Abbiamo chiesto ad Antonella Sagone, consulente IBCLC, e ad Alessandra Bortolotti, presidente del Movimento Allattamento Materno Italiano, entrambe psicologhe perinatali, come fare per smettere di allattare senza troppo stress. Ecco i loro consigli.

 

Un'importante premessa
"Tutte le mamme hanno il diritto di smettere di allattare" dichiara Alessandra Bortolotti. "Quindi nessuna colpevolizzazione per le donne che decidono di farlo e che potranno essere comunque  mamme in gambissima, perché l'allattamento non è l'unico strumento possibile di una sana relazione". L'importante, però, è che questa decisione venga dalle mamme stesse e non sia condizionata da influenze esterne, per esempio da pressioni sociali. E una volta presa la decisione, la parola chiave è gradualità.

 

1. Analizza bene la tua motivazione
Diciamocelo chiaramente: allattare è molto gratificante, ma può essere anche faticoso, sia quando il bimbo è piccolo, sia quando è più grandicello. È normale che anche le mamme più motivate a volte abbiano voglia di smettere. In questi casi, è bene provare a tenere duro per qualche giorno, chiedendo una mano al partner, ai familiari, agli amici per gestire le incombenze della vita quotidiana. Magari è solo una crisi passeggera.

 

Se la stanchezza è cronica, può darsi che il problema siano le condizioni generali di vita della mamma e non l'allattamento di per sé. "Se la mamma non riceve alcun tipo di sostegno e deve far tutto da sola, la situazione non migliorerà una volta abbandonato l'allattamento" afferma Sagone.  

 

Se la scelta di interrompere l'allattamento dipende dal lavoro considera che prima del rientro puoi tirare del latte, da congelare e lasciare a chi si occuperà del piccolo. Se, dopo la giornata di lavoro, ti risulta troppo faticoso allattare il bebé durante la notte, puoi decidere di eliminare le poppate notturne, lasciando per esempio quelle del mattino e della sera.

 

Se tuo figlio si avvicina ai due anni o più e vuoi smettere di allattarlo perché tanti ti dicono che sarebbe meglio così - "ormai è solo un vizio", "il latte è solo acqua", "poi non riesci più a staccarlo" - sappi che non c'è alcuna controindicazione all'allattamento prolungato.

L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di proseguire l'allattamento al seno fino a due anni e oltre, a patto che vada bene a mamma e bambino.

 

Allattamento prolungato: la posizione ufficiale del Ministero
Anche il Ministero della salute si è espresso sull'allattamento prolungato, con un documento del Tavolo tecnico per la promozione dell'allattamento al seno rilasciato nel 2014. Queste le principali conclusioni: "L’allattamento al seno di lunga durata non interferisce negativamente sulla progressione dell’autonomia del bambino e sul benessere psicologico e/o psichiatrico della madre. Risulta al contrario ben provato che l’allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino".

 

2. Informati sulle possibili conseguenze
Molte mamme pensano che, togliendo il seno al bambino, la sua gestione risulterà più facile: dormirà tutta la notte, non cercherà sempre la mamma ma starà più volentieri anche con altri, non cercherà di continuo il contatto fisico: oltre che poppare, infatti, spesso i bambini allattati al seno amano trastullarsi con il seno stesso, toccandolo, accarezzandolo o giocandoci.

 

Ebbene, non è detto che, svezzando completamente il bambino, tutto questo passi. Anzi: molti bimbi continueranno a svegliarsi di notte, a cercare con insistenza la compagnia della mamma, a voler mettere le mani sul seno, e a quel punto la mamma avrà uno strumento in meno per riaddormentarli, calmarli, consolarli.

 

"Smettere di allattare sulla base di aspettative non realistiche non è giusto né per la mamma né per il bambino" sottolinea Antonella Sagone. "Per questo è importante informarsi per bene prima di decidere di farlo".

Se il bambino ha meno di un anno, al posto del latte materno dovrà ricevere del latte di crescita. In questo caso, considera che soprattutto all'inizio potrebbe soffrire di stitichezza, un effetto "collaterale" piuttosto diffuso del latte artificiale.

 

A chi chiedere consiglio
Se hai bisogno di aiuto, esistono varie realtà e varie figure di esperti alle quali puoi rivolgerti: esperte in allattamento presso i consultori territoriali (anche se non sempre sono presenti), consulenti professionali in allattamento materno IBCLC, che sono le uniche a possedere un diploma professionale internazionale in materia. Esistono anche varie associazioni che possono offrire aiuto, come la Leche League o il Mami, Movimento allattamento materno italiano.

 

3. Una volta presa la decisione, procedi con gradualità
Qualunque sia la ragione, hai deciso di smettere di allattare al seno. Benissimo: l'importante, ora, è farlo gradualmente e non di botto, per due ragioni principali:

  •  evitare la formazione di ingorghi mammari, che potrebbero evolvere in mastiti. In questo senso può essere utile imparare a spremersi manualmente il seno: se, diradando le poppate, il seno si riempie troppo tra una poppata e l'altra, la spremitura può dare sollievo e prevenire la formazione di ingorghi.
  • evitare una sofferenza eccessiva al bambino. Inutile girarci intorno: per il bebé, abbandonare completamente il seno è un piccolo trauma, che però può essere vissuto in modo più o meno stressante e "doloroso" a seconda di come viene gestito il passaggio.

4. Elimina per prime le poppate meno importanti
Procedere con gradualità significa eliminare poco alla volta alcune poppate della giornata, fino ad arrivare a eliminarle del tutto. Già, ma da quali poppate cominciare? Soprattutto se si parla di un bimbo grandicello, va considerato che a volte la richiesta del seno viene fatta per noia o per fame. Cerca di prevenire queste richieste: puoi anticipare l'ora dei pasti o offrire qualche spuntino in più. E se capisci che il piccolo si sta annoiando puoi coinvolgerlo in qualche attività divertente.

 

Spesso le poppate più difficili da eliminare sono quelle della sera e della notte e qui può essere utile coinvolgere il papà: è molto difficile per un bimbo abituato ad attaccarsi al seno durante i risvegli notturni accettare che di punto in bianco la mamma non sia più disposta a darglielo. Un po' più facile, all'inizio, riaddormentarsi con l'aiuto del papà.

 

5. Non offrire il seno, se non c'è richiesta
Siccome il seno è un ottimo calmante, può succedere che la mamma lo offra di sua iniziativa, magari per tenere buono il bambino che pure in quel momento non sarebbe interessato. Se stai cercando di smettere di allattare questo non va fatto, anche perché ti impedisce di capire quali sono le poppate davvero importanti per tuo figlio.

 

6. Sii flessibile e ascolta il tuo bambino
In genere, con un po' di fatica, tanta attenzione e tanta pazienza, si riesce a smettere di allattare in poche settimane. All'inizio ci saranno proteste - il bambino potrebbe essere un po' più appiccicoso o nervoso, o piangere di più - ma di solito il piccolo riesce ad adattarsi abbastanza in fretta alla nuova condizione. Ovviamente, però, la transizione sarà tanto più difficile quanto meno il bambino sarà pronto al passaggio.

 

A volte il piccolo potrebbe non essere per niente pronto, manifestandolo con pianti inconsolabili o con alterazioni vistose del comportamento: magari prima dormiva bene e invece comincia a svegliarsi ogni ora, oppure aveva abbandonato il pannolino e ora invece non controlla più la pipì. In questi casi è bene fermarsi a valutare la situazione, provare a cambiare strategia o, se possibile, fare un passo indietro e rimandare di qualche tempo l'interruzione dell'allattamento.

 

7. Non usare trucchi o bugie
La tradizione popolare consigliava di applicare sul seno sostanze amare o acide per convincere il bambino a non attaccarsi più. Altri ancora oggi suggeriscono di mettere dei cerotti e raccontare al piccolo che il seno "ha la bua". Per Antonella Sagone sono tutte strategie poco rispettose nei confronti del bambino, che per di più rischiano di lasciare un ricordo amaro di un'esperienza bellissima o di indurre un precoce senso di colpa: se si dice che il seno "ha male", il bimbo potrebbe pensare di essere stato lui a provocarlo.

 

Si può dire "adesso no"
Anche chi decide di continuare ad allattare ha le sue giornate "no". Allattamento non deve significare sacrificio continuo: i momenti in cui proprio non si ha voglia esistono e sono legittimi e, nel contesto di una relazione improntata al rispetto, la mamma ha tutto il diritto di negare il seno. "Se il bambino già parla e cammina, la mamma può serenamente spiegargli che in quel momento è stanca, e davvero preferirebbe che lui non si attaccasse" spiega Antonella Sagone. Certo, anche se il bambino comprende, questo non vuol dire che accetti la situazione. "A volte il piccolo accetta di fare altro, magari concordando l'alternativa con la mamma. Altre volte non lo accetta: piange, è contrariato. La mamma deve accogliere i sentimenti del bambino ed essere pronta a consolarlo in altro modo, anche quando gli sta dicendo di no".

 

8. No ai farmaci
Esistono pastiglie in grado di "mandare via il latte". Ma attenzione, sono a base di un farmaco che agisce inibendo la secrezione della prolattina, ormone coinvolto nella produzione di latte soprattutto nelle prime otto settimane di vita del bambino. Per questo, sono efficaci soprattutto se assunte prima dell'arrivo della montata lattea, mentre non lo sono nei mesi successivi. Inoltre possono avere effetti collaterali come vertigini, mal di testa e dolori all'addome.

 

9. No alle fasciature del seno
Era un vecchio consiglio della nonna: fasciare il seno per ridurre la produzione di latte. Ebbene, è un consiglio da evitare accuratamente: fasciare il seno è pericoloso, perché la compressione comporta il rischio di ingorghi e mastiti.

 

10. Valuta la possibilità di "allentare" l'allattamento, senza interromperlo del tutto
A volte non è necessario smettere del tutto di allattare: per accontentare mamma e bambino potrebbe essere sufficiente diradare le poppate, eliminandole alcune. Esempio: se alla mamma pesa troppo la poppata serale, oppure la prima del mattino, può pensare di eliminare quella, senza toccare le altre.

 

Mano a mano che il bambino cresce, si può provare a "contrattare" un po' sul numero e la durata delle poppate, per alleggerire il carico. Per esempio si può provare a ritardare il momento della poppata :"Ora non posso perché sto cucinando. Che ne dici di una bella poppata appena abbiamo finito di cenare?" (ovviamente la promessa va poi mantenuta). Oppure si può tentare di ridurre i tempi: "Per questa poppata contiamo fino a 10", o "puoi stare attaccato il tempo di una canzoncina".

 

A chi manca, a chi no
Che succede alle mamme, dopo che hanno smesso di allattare? Dipende molto da donna a donna: "La maggior parte delle mamme con cui entro in contatto mi dice che ne sentono la mancanza, ma non per tutte è così" sottolinea Alessandra Bortolotti. "Per alcune smettere di allattare è un vero dolore, per altre una grandissima liberazione".

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