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Guida al babywearing: i vantaggi e i consigli dell’esperta

Di Zelia Pastore
lasciatiabbracciare

14 Giugno 2016
Esiste un'abitudine, semplice e antica, di prendersi cura dei propri bambini: tenerli il più possibile vicino alla mamma. Lo spiega bene il volume “Lasciati abbracciare!” di Licia Negri, pubblicato dalla casa editrice Luigi Trevisini. Vediamo nel pratico che cosa si intende con "Babywearing".

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Promuove l’attaccamento e la fiducia tra genitori e figli; incrementa le stimolazioni in totale sicurezza; lascia alla mamma le mani libere per occuparsi di tante faccende; può essere un valido aiuto in caso di depressione post partum ed è utile nello sviluppo psicomotorio del bebè. Sono solo alcuni dei benefici del babywearing, spiegati nel volume “Lasciati abbracciare!” di Licia Negri, pubblicato dalla casa editrice Luigi Trevisini.
Per capire meglio il mondo di questa antica pratica, ci siamo affidati ad un’esperta: Ilaria Cinefra, presidente e formatrice di Babywearing Italia.

 

Che cosa si intende per babywearing?

«Letteralmente vuol dire “indossare il bambino”: quello che noi intendiamo è portare il bambino con una fascia o altri supporti che seguono la fisiologia del piccolo. Si può fare da zero a tre anni, ma è possibile anche iniziare dopo e finire prima, dipende dalle esigenze del bambino e del genitore. Il babywearing è una vera e propria pratica di accudimento del bambino basata sull'ascolto e sul contatto».

 

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Perché lo consiglierebbe ad una mamma?

«Innanzitutto perché la pratica del babywearing comporta enormi benefici per il bambino, perché rispetta la sua fisiologia fin dalla nascita. Ricordiamo che un neonato esce dalla pancia della mamma attorno alle 42 settimane, ma a differenza di altri mammiferi non è autosufficiente sin da subito, ha bisogno di un periodo di maturazione fisica e neurologica chiamato “esogestazione”: il “cucciolo umano”, a contatto con la mamma ha soddisfatto il proprio bisogno primario del contatto».

 

«Il contatto con la mamma è fondamentale per la termoregolazione: i figli che stanno a contatto con la pelle della propria mamma si termoregolano, grazie a quel processo chiamato “sincronia termica”. Stessa cosa succede con il battito cardiaco e il respiro. Studi scientifici hanno potuto constatare che i bambini portati sono più tranquilli, piangono di meno e quindi mediamente più soddisfatti».

 

E se a portarlo è il padre?

«Con il papà è diverso: inizialmente, come è naturale che sia, è la mamma che il bimbo vuole e cerca, ma essere portato dal papà non può che fargli bene. Un papà presente durante la gravidanza sarà infatti riconosciuto dal neonato che avrà enorme piacere a rimanere a contatto con lui. Per il papà, portare dalla nascita, può essere quindi un modo per entrare in contatto più facilmente con il piccolo ed imparare a conoscersi prima».

 

Ci sono altri benefici del babywearing?

«Il contatto con la mamma - e quindi il babywearing - aiuta ad aumentare la produzione di latte e quindi favorisce l'allattamento: il contatto pelle a pelle fa produrre alla mamma ossitocina, di conseguenza aumenta la produzione di prolattina e le donne quindi producono più latte. È importante però che la mamma portatrice ascolti il suo bambino e soprattutto ad allattamento ancora non bene avviato, solleciti il neonato a poppare almeno ogni due ore e mezza, tre».

 

PER APPROFONDIRE: Portabebé da pancia o schiena, i pro e i contro

 

«Un altro beneficio è che la mamma, avendo il bambino sempre “a contatto” riesce immediatamente a comprendere i suoi bisogni: ci si “conosce” prima, e questo aumenta la competenza e l'autostima dei genitori che riescono ad essere reattivi ai segnali del proprio piccolo soddisfacendone subito i bisogni».

 

«Non da ultimo, non dimentichiamo la praticità: la mamma può ritornare a fare tutte le cose che faceva quotidianamente con più semplicità rispetto ad una madre che deve accudire un bambino non portato. Si riescono ad abbattere con più facilità le barriere architettoniche, si esce di casa con più facilità e si evita che le neomamme si isolino».

 

ilaria cinefra
Ilaria Cinefra, presidente e formatrice di Babywearing Italia | Babywearing Italia

 

Che tipi di fasce ci sono e quali sono le differenze?

Prima di prendere in rassegna i diversi supporti utilizzati da noi occidentali è importante ricordare alcune cose importanti che accomunano tutti i supporti. Qualsiasi sia il supporto scelto è importante che la seduta vada da piega del ginocchio a piega del ginocchio, il cosiddetto “cavo popliteo”. In questo modo il bambino è adeguatamente sostenuto e sosterrà una posizione a “M”, ovvero avrà il sederino più in basso delle ginocchia. Il tessuto dovrebbe consentire che la colonna vertebrale non venga schiacciata ma conservi la sua naturale curvatura a "c" che si modificherà in maniera del tutto naturale con lo sviluppo e la crescita del bambino.

 

In italia abbiamo fatto nostri alcuni supporti:

 

  • Fascia elastica. è il supporto migliore per la fisiologia del bambino, fermo restando che vanno sempre considerate le esigenze specifiche di ognuno. È una fascia in jersey di cotone, lunga 50 cm e alta 70. La fascia elastica sostiene in maniera ottimale fino 8 kg, poi tende a cedere, non consentendo più la posizione fisiologica del bambino e provocando talvolta qualche dolore alla schiena al genitore. Consente di trasportare solo “pancia a pancia” e con legature a 3 strati.
  • Fascia di tessuto. Si tratta di un telo sui 4 metri e 60 cm per 70 cm di altezza (le misure sono variabili in base alla corporatura ed alle esigenze del portatore) . Queste fasce di tessuto  (che può essere cotone al 100% oppure cotone misto lino, canapa, seta, bamboo, lana, a seconda delle esigenze della mamma e del bambino) sono i supporti più duraturi, che vanno bene dalla nascita e per tutto il percorso del babywearing. Quella più versatile in assoluto è 100% cotone con grammatura media (la bassa è circa dai 170 ai 215 grammi per metro quadro, la media 120 -135 e l’alta va dai 135 e oltre).
  • Mei tai. Si tratta di una via di mezzo tra un marsupio strutturato e una fascia, ha origini asiatiche e può essere utilizzato da quando il bambino sostiene la testa (3-4 mesi circa). Il suo utilizzo è per il pancia a pancia e per la schiena. I pro è che ha un utilizzo molto intuitivo, i contro sono che non è contenitivo come la fascia e non permette tante variazioni (non si può portare sul fianco).
  • Marsupio strutturato. Si tratta di quei marsupi che rispettano la fisiologia del bambino e sono dotati di fibbie e cinturoni. Vanno bene per i bimbi che sostengono la seduta (6-7 mesi) e possono essere trasportati davanti o sulla schiena.
  • Fascia ad anelli. La fascia “Ring sling” (consigliata quando il piccolo sostiene la testa) si può portare solamente sul fianco ed è un supporto che scarica il peso in maniera non ottimale. Non consente di fare lunghe passeggiate in quanto la posizione laterale fa in modo che il peso non sia adeguatamente distribuito ed il baricentro del portatore non sia in asse, ma facilita il saliscendi quando il bambino vuole scendere e salire spesso.

Quali suggerimenti possono essere utili a una mamma che vuole approcciare al babywearing?

"Non esiste il supporto ideale e giusto per tutti, ma ogni mamma, ogni papà ed ogni bambino hanno le proprie esigenze. È importante ascoltarle e rispettarle. Se ci si trova in difficoltà sulla scelta dei supporti può essere di grande aiuto rivolgersi a persone competenti come le consulenti Babywearing Italia, in formazione continua, che svolgono attività di sostegno e supporto tramite consulenze individuali o di gruppo ma anche incontri informativi gratuiti. Babywearing Italia si occupa proprio di divulgare il babywearing come pratica di accudimento e di sostenere i genitori offrendo loro servizi come incontri gratuiti, prestito gratuito di supporti e numerose attività e progetti sociali per grandi e piccini".

 

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