Le emozioni delle sue prime parole

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Lo dicono anche le statistiche: le femmine sono più chiacchierone dei maschi fin da piccole. Ogni bambino poi è un caso a sé nello sviluppo del linguaggio. I consigli ai genitori per stimolare i bambini a parlare.

Le femmine iniziano a parlare prima

 

Giovanni, 18 mesi, sa dire solo tre parole: mamma, papà e luce. Ma capisce tutto

 

Le donne parlano, gli uomini stanno zitti. La regola vale fin dall'infanzia. Secondo le statistiche, le femmine battono i maschi nell'uso della parola e sul piacere nel parlare. E i maschi possono anche avere bisogno di mesi, prima di pronunciare bene le parole.

Ma facciamo un passo indietro: tutto inizia con il primo urletto. E' l'unico modo che il neonato ha per comunicare: "Ehi, c’è nessuno? Ho fame!" Presto capisce: “Se piango (o urlo), mamma e papà arrivano e mi aiutano.”

Ogni giorno la comunicazione diventa più elaborata: un pianto a tutto volume, un urlo pieno di rabbia, un piagnucolio sommesso, una risata. L'acquisizione del linguaggio funziona in modo simile in tutto il mondo, nei primi mesi un bimbo cinese si esprime in modo simile a un bambino italiano. Con l’andare del tempo la lallazione diventa sempre più chiaramente cinese, italiana, francese, ecc.

A partire dal secondo mese inizia la "prima fase della lallazione", cioè il piccolo cerca di scoprire che cosa riesce a fare con la bocca a parte succhiare e sbavare. Per esempio pronuncia suoni come "ghhh". In questa fase il piccolo è preso dalla pura voglia di provare: che suoni vengono fuori se arrotolo la lingua? E cosa succede se soffio sulle labbra in fuori?

 

Che cosa possono fare i genitori per stimolare i bambini?

 

  • Parlare molto. Si può cambiare il pannolino di un bambino stando zitti o gli si può spiegare il mondo mentre è sul fasciatoio: "Guarda un po’, c’è il tuo ombelico!". "Guarda! Il mobile salta se soffiamo!" Naturalmente i piccoli, soprattutto i più piccini, non capiscono ancora il senso delle parole. Ci sono due motivi per cui parlargli un sacco: i bambini trovano bello se la mamma parla. E all’inizio imparano soprattutto ascoltando.

  • Ripetere come un pappagallo. Bu-bu-bu, ga-ga-ga: non appena il piccolo produce dei suoni, è un vero e proprio interlocutore. Gli piace se i grandi imitano i suoi rumori, ma si dà anche da fare con le nuove parole di mamma e papà.

  • Ascoltare. Parlare ha senso solo quando si ha la sensazione che qualcuno ascolta interessato. Non ha importanza se il piccolo di un anno si esercita con la sua nuova parola o se quello di tre anni racconta per la settima volta la storia del camion della spazzatura. Ascoltare significa prendersi tempo e guardare il bambino quando parla. Se a volte non succede, gli si dovrebbe spiegare il perché: “Stendo il bucato, poi ci beviamo la cioccolata e mi racconti ben bene la storia.”

  • Leggere ad alta voce. I libri sono importanti, anche per i più piccoli. Si possono rosicchiare le pagine, tirare forte le pagine e guardare le figure. Più il bimbo è piccolo, più facili dovrebbero essere le immagini: una palla, un bus, un orso.

  • Cantare. La lingua è informazione, ma anche melodia e ritmo. E' molto più semplice imparare una canzoncina o una poesia!

  • Mai correggere direttamente. "Nonno già leggiuto giornale." È perfettamente chiaro quello che il piccolo voleva dire. È giusto apprezzarlo. Invece di correggere il bambino, puoi ripetere la frase ancora una volta nel modo giusto: "Sì, il nonno ha già letto il giornale."

 

 

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16 Settembre 2016
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