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Fai la nanna senza lacrime: come far addormentare il bambino senza farlo piangere

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29 Luglio 2014 | Aggiornato il 22 Dicembre 2016
Già dalle prime settimane di vita (e spesso per tutto il primo e, a volte, il secondo anno), il neonato sembra 'allergico' a dormire tranquillo per più di 30 minuti di seguito. Specialmente di notte! Ecco come farlo addormentare senza lacrime secondo la consulente famigliare Elizabeth Pantley, che ha scritto il libro “Fai la nanna senza lacrime”.
 

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E' un'esperienza molto diffusa che accomuna la vita di tanti neo-genitori (con l'aria da zombie) alle prese con il pupo che non chiude (quasi mai) occhio.

 

Insomma, la mancanza di sonno è tra le principali difficoltà causate dall'arrivo del bebè e c'è chi pagherebbe oro per trovare una soluzione dopo averle tentate tutte.

 

Tra infinite strategie e trucchi, un approccio dolce e flessibile è quello della consulente familiare Elizabeth Pantley descritto nel suo libro Fai la nanna senza lacrime (Piemme), un successo internazionale.

 

Basato sull'osservazione del pargolo e sul rispetto delle sue esigenze, il metodo dell'autrice (mamma di 4 figli) propone una serie di accorgimenti e idee per abituarlo, gradualmente, al momento del sonno.

 

Contraria alle tecniche che lasciano il piccolo piangere ad oltranza fino a quando si addormenta sfinito, Elizabeth Pantley sottolinea, invece, l'importanza dell'amorevolezza, della calma e della pazienza.

 
(Leggi anche le 20 idee di Elizabeth Pantley per abituare il bambino alla nanna, suddivise per fascia d'età:

 

Il neonato non dorme di notte? Nel primo anno è una questione fisiologica

 

Prima di disperarsi per i risvegli notturni pensando che le notti in bianco non finiranno mai, secondo l'autrice, è indispensabile avere ben chiari un paio di principi chiave sul sonno dei bambini.

 

La 'speranza', per esempio, che un bebè dorma tutta la notte è poco realistica perché il suo orologio biologico funziona in modo diverso rispetto a quello di un adulto.

 

"Un bambino non nasce con il ritmo circadiano di un adulto. Inizialmente i ritmi di veglia e sonno di un neonato si protraggono lungo il giorno e la notte senza distinzione, per poi organizzarsi in una serie di pisolini diurni e un sonno notturno più lungo – spiega Elizabeth Pantley.

 

Man mano che il bimbo cresce, si sviluppa anche la sua alternanza di sonno e veglia: raggiungere la maturità anche nel sonno è un processo biologico”.

 

Nel primo anno di vita, dunque, è normale che un bimbo si svegli spesso di notte: per l'autrice, è fondamentale avere ben presente che non si tratta di un disturbo (o capriccio!) ma di un fatto del tutto fisiologico.

Hai un rituale per addormentarlo?

Il primo passo: tieni uno schema del sonno del bambino

 

Per favorire il sonno del pupo, condizione indispensabile è farsi un'idea precisa di come dorme: l'autrice invita a osservarlo per un giorno e una notte tenendo tre registri accurati della situazione.

 

Una volta individuato una sorta di 'schema' nelle abitudini (diurne e notturne) del pupo, è possibile scegliere le idee migliori, quelle più adatte a lui, e metterle in pratica.

 

Secondo l'autrice, “dal momento che il tempo trascorso a dormire durante il giorno influenza profondamente il sonno notturno, questi dati saranno fondamentali per capire come migliorare le sue abitudini”.

 

Il primo step è il registro dei pisolini, secondo il modello seguente.

 

Registro dei pisolini di XXX

XX mesi

Orario in cui si è addormentato

 

Come si è addormentato

 

Dove si è addormentato

 

Dove ha dormito

 

Per quanto tempo 

 

 

(Da Fai la nanna senza lacrime)

 

Nel corso dello stesso giorno in cui si compila il registro dei pisolini (vedi sopra), la consulente consiglia di annotare anche le informazioni su cosa succede prima della nanna serale. Questo aiuta a capire se le azioni che precedono il sonno aiutano il pargolo a predisporsi a quel momento o no.

 

Occorre segnare quello che fa il pupo circa 2 ore prima di andare a letto.

 

Vedere tutto nero su bianco, aiuta a diventare più consapevoli di cosa potrebbe non essere ideale per rassicurare e tranquillizzare il pupo in vista della nanna. Se, per esempio, alle 21.00, il bimbo ha giocato all'aeroplano con il papà (attività super intensa!), eccitandosi moltissimo, certo sarà più complicato convincerlo a dormire nel giro di 15 minuti!

 

Ecco il modello (da compilare) proposto dall'autrice per annotare le abitudini serali (o la routine se i genitori ne seguono una).

 

Orario

Attività

Livello attività 

Livello del rumore

Livello della luce

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Legenda Attività: azione intensa, moderata, o calma

Rumore: forte, moderato o silenzio

Luce: luminosità forte, tenue, o buio

 

L'ultimo registro riguarda i risvegli notturni: Elizabeth Pantley suggerisce di tenere foglio e matita, insieme a un orologio a portata di mano per prendere nota delle informazioni più salienti copiando, poi, tutto il giorno dopo sul registro.

 

 

Orario

Come il bimbo mi ha svegliato

Quanto tempo è rimasto sveglio; attività

Orario in cui si è riaddormentato

Come si è riaddormentato

Quanto tempo ha dormito senza interruzioni 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Da Fai la nanna senza lacrime)

 

Le premesse per stilare un 'programma personale' per abituare il bimbo al sonno

 

L'autrice suggerisce una serie di idee (suddivise per la fascia 0-4 mesi e 4 mesi ai 2 anni. Quelle per i più grandicelli, è possibile adattarle anche alle esigenze di un neonato) raccomandando di scegliere quelle che sembrano più idonee al bimbo e alla famiglia.

 

“Ogni bambino è unico, ogni madre è diversa dalle altre, e ogni famiglia è un caso a sé”, dice la consulente americana. Dal suo punto di vista, solo il genitore è in grado di decidere davvero quale sia la risposta giusta per la situazione.

 

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Una volta scelti una rosa di suggerimenti preferiti tra quelli proposti nel libro, occorre organizzare un programma (e magari appenderlo allo specchio del bagno o sul frigorifero) e seguirlo alla lettera per almeno 2-3 settimane prima di vedere qualche cambiamento.

 

Inoltre, è essenziale mettere il sonno del bambino al primo posto tra le priorità familiari per un mese o due affinché i nuovi ritmi si consolidino. Dopo 10 giorni, (soprattutto con i bimbi che hanno più di 4 mesi) è importante analizzare i risultati aggiustando il tiro con eventuali modifiche, se occorre.

 

“L'obiettivo non è un percorso rettilineo e semplice neanche se il programma viene attuato alla perfezione. Al contrario, assomiglia piuttosto a un balletto: due passi avanti, uno indietro e perfino, di tanto in tanto, qualche passo laterale”, spiega Elizabeth Pantley.

 

Leggi ora le 20 idee di Elizabeth Pantley per abituare il bambino alla nanna, suddivise per fascia d'età:

 

 

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