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Svezzamento

Svezzamento, 6 cose da sapere

Di Valentina Murelli
cibobimbo

10 Luglio 2017
Svezzamento: non valgono più schemi troppo rigidi. Adesso si può scegliere anche l'autosvezzamento e non serve ritardare l'introduzione di certi alimenti per ridurre il rischio di allergie. Ecco alcuni consigli validi. 

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C'erano una volta le rigide ricette dello svezzamento. Oggi non più: da un lato, chi pensa che i bambini debbano seguire un'alimentazione specifica propone comunque indicazioni più libere e, dall'altro, c'è anche chi invita a proporre ai bambini gli stessi piatti dei grandi, purché sani (autosvezzamento).

 

L'Organizzazione mondiale della sanità suggerisce di aspettare, per i primi assaggi, i sei mesi compiuti, mentre altre realtà scientifiche approvano una finestra tra i quattro e i sei mesi. Meglio non troppo dopo, per evitare la carenza di ferro e zinco.

 

1. Pappe "su misura" ma senza rigidità

 

Le vecchie ricette prevedevano un calendario molto preciso di introduzione degli alimenti, con la preoccupazione che alcuni (uova, pomodori, fragole, frutta secca) potessero favorire l'insorgenza di allergie se introdotti troppo presto. Gli ultimi studi, però, suggeriscono il contrario: ritardare l'introduzione di certi cibi sarebbe addirittura controproducente. La Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica - seguita dal nostro Ministero della salute - consiglia di proporre già all'inizio dello svezzamento tutti gli alimenti possibili. «Ma non significa tutto subito, perché il bambino ha bisogno di tempo per adattarsi a nuovi sapori e consistenze» precisa Silvia Scaglioni, pediatra esperta di nutrizione a Milano. «L'ideale è introdurre un alimento alla volta, riproponendolo per due o tre giorni prima di cambiare». Ecco un pasto-tipo: una pappa fatta con brodo di verdura, crema di cereali, verdura cotta e passata (un solo tipo alla volta) e una fonte proteica (anche qui, una alla volta): carne, legumi, pesce, formaggio o uovo. Oltre alla pappa, sì alla frutta e, dopo qualche settimana, al pane.

 

 

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2. Mai perdere la calma

 

Lo svezzamento prevede anche serenità e pazienza. «I rifiuti all'inizio sono normali» afferma Scaglioni. «Non è il caso di forzare il bambino a mangiare. Meglio rispettare i suoi tempi: poco alla volta si abituerà alla novità».

 

3. Le cinque regole fondamentali

 

Che si segua uno svezzamento tradizionale, con pappe "su misura", oppure l'autosvezzamento, ci sono alcune regole fondamentali da seguire, sostenute da dati scientifici e indicazioni nazionali e internazionali. Ricordiamole.

 

1. Fino all'anno, il latte - materno o artificiale - rimane un alimento molto importante. Iniziare lo svezzamento non significa smettere di berlo.

 

2. Niente latte vaccino per i primi 12 mesi: contiene troppe proteine e troppo poco ferro. Se il bimbo non prende latte di mamma, meglio optare per uno formulato.

 

3. Attenzione all'eccesso di proteine: se sono troppe nella prima infanzia, cresce il rischio obesità. Importante anche garantire un adeguato apporto di grassi, che dovrebbero costituire il 40% della dieta del bambino. Le fonti principali di grassi? Latte, olio d'oliva, pesce e carne.

 

4. Niente sale (o pochissimo): il bambino non ne avverte l'esigenza e più tardi lo si abitua al salato, meglio è. Sì alle erbe aromatiche per insaporire gli alimenti. Salvia, maggiorana, timo ecc. sono anche buone fonti di sali minerali.

 

5. Niente zucchero e bevande zuccherate per i primi due anni. Prima dell'anno meglio evitare anche il miele, che potrebbe contenere spore del batterio botulino, pericolose per la salute dei piccoli.

 

4. Io mangio come i grandi: l'autosvezzamento

 

Caduto il dogma dell'introduzione a tappe degli alimenti per evitare il rischio di allergie, nelle famiglie e tra i pediatri si sta facendo strada la tendenza all'autosvezzamento o alimentazione complementare a richiesta.

 

5. I due principi fondamentali dell'autosvezzamento

Primo: non sono i genitori a "decidere" quando è arrivato il momento di assaggiare qualcosa di nuovo, ma il bambino stesso, che lo comunica con vari segnali, tra i quali un evidente interesse per il cibo, ma anche la capacità di stare seduto sul seggiolone con la testa ben dritta e la capacità di deglutire gli alimenti.

 

 

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Secondo: niente pappe speciali, ma via libera agli stessi piatti di mamma e papà, purché sani. «I bambini imitano i grandi» spiega Lucio Piermarini, pediatra di famiglia a Terni e tra i primi sostenitori dell'autosvezzamento in Italia, autore del libro "Io mi svezzo da solo". «Seguire questa naturale inclinazione permette di introdurre nuovi alimenti nella loro dieta, evitando i traumi dello svezzamento classico».

 

6. Attenzione a un'alimentazione curata

 

Perché l'autosvezzamento non crei problemi, però, bisogna che mamma e papà per primi mangino in modo sano. E proprio perché non è sempre così, alcuni pediatri lo sconsigliano. «Il problema c'è - ammette Piermarini - per questo bisogna vedere l'autosvezzamento come un'opportunità per invitare i genitori a rivedere e migliorare la propria alimentazione». Secondo il pediatra, un buon modello è quello della dieta mediterranea. 

Qual è il momento giusto per introdurre alimenti con glutine (pane, pasta, biscotti) senza aumentare il rischio di celiachia? Secondo gli ultimi studi non c'è un momento preciso: che il glutine sia proposto presto, tra i quattro e i sei mesi, oppure tardi, dopo i dodici mesi, non fa differenza rispetto al rischio di malattia. Al massimo, nei bambini ad alto rischio, l'introduzione tardiva ritarda leggermente la comparsa dei sintomi. Ma se si devono ammalare, lo faranno comunque.

 

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