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Ius soli

Ius soli: che cos'è e perché se ne discute in questi giorni

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19 Giugno 2017
Approvata alla Camera nel 2015, approda ora in Senato la proposta di legge dello ius soli temperato che significa dare la cittadinanza italiana a bambini nati in Italia da genitori stranieri ma in possesso del permesso di soggiorno e residenti nel nostro Paese da almeno cinque anni. Ecco le novità della legge e come procede il dibattito politico. 

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Hermeala è nata sette anni fa a Milano da genitori Etiopi. Quest'anno ha terminato il primo anno di scuola con ottimi risultati, ha imparato a leggere e a scrivere in maiuscolo, minuscolo e corsivo. Ovviamente in italiano. Perché il tigrino (la lingua parlata dalla sua famiglia) lei non lo conosce, così come non consce il Paese dove vivono i suoi nonni.

Eppure Hermeala non è italiana, anche se lei forse non lo sa, non ancora.

Già perché ora in Italia esiste solo lo ius sanguinis ( “diritto di sangue”): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano.

 

Altrimenti si può richiedere la cittadinanza dopo aver compiuto i 18 anni dimostrando di aver vissuto in Italia fino a quel momento “legalmente e ininterrottamente”. Una procedura che non sempre è agevole né immediata. 

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Per rendere quindi più semplice il riconoscimento della cittadinanza a bambini che di fatto italiani lo sono, nel 2015 è stata approvata alla Camera una legge che prevede l'introduzione dello ius soli temperato. Legge arrivata oggi in Senato dove però la maggioranza ha numeri più risicati e lo scontro politico è ai massimi livelli.

 

Cos'è lo ius soli temperato

Con ius soli temperato si intende che può far richiesta di cittadinanza chi è nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno lungo e residente nel nostro Paese legalmente e in via continuativa da almeno cinque anni.

Si differenzia dallo ius soli puro che prevede la cittadinanza automatica a chi nasce in un certo territorio. E' così ad esempio negli Stati Uniti .

 

Ius culturae

Con la nuova legge si introdurrebbe anche il cosiddetto Ius culturae: cioè potrà acquisire la cittadinanza il minore nato da genitori stranieri oppure arrivato in Italia prima dei 12 anni a condizione che abbia frequentato un percorso formativo per almeno 5 anni.

Potrà anche chiederla chi non ancora maggiorenne sia entrato in Italia, vi risieda da almeno 6 anni e abbia frequento un ciclo scolastico  o un percorso di istruzione professionale, ottenendo un titolo di studio.

 

In ogni caso è necessaria una dichiarazione di volontà di un genitore o di chi esercita la responsabilità genitoriale, da presentare al Comune di residenza entro il compimento della maggiore età.

 

 

Lo scontro tra i partiti

A sostenere la necessità di questa legge è il Partito Democratico e la maggioranza.

"È arrivato il tempo di considerare a tutti gli effetti questi bambini come cittadini italiani, glielo dobbiamo, è un atto doveroso di civiltà, e mi auguro che il Parlamento lo faccia molto presto, nelle prossime settimane. C'è una parte dell'opinione pubblica che guarda con diffidenza a questo provvedimento. A loro voglio dire che diventando cittadini italiani si acquisiscono dei diritti ma anche dei doveri legati alla cittadinanza. Stiamo parlando della possibilità di consentire a questi bambini non solo di sentirsi italiani ma di esserlo a tutti gli effetti, di imparare la nostra lingua, condividere le nostre leggi. Questo non significa sottovalutare l'importanza della nostra cultura e della nostra identità. Di fronte a chi agita lo spettro di minacce alla nostra sicurezza dico che la sola chiave per contenere tali minacce e ridurne i pericoli non è l'esclusione, ma il dialogo e l'inclusione. Per questo dobbiamo procedere e concedere questo diritto a chi se lo merita in modo così evidente" ha dichiarato il premier Gentiloni ospite a Bologna al festival "Repubblica delle idee". 

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Tra i più acerrimi oppositori Matteo Salvini della Lega Nord che parla di legge folle e si dichiara pronto a raccogliere le firme per un referendum abrogativo.

 

Anche Forza Italia tra chi vota no: «Rendere l’acquisizione della cittadinanza un automatismo, un diritto acquisito senza alcun o minimo dovere è inaccettabile ed offensivo nei confronti della nostra storia, della nostra cultura e dei nostri valori» spiega Paolo Romani, capogruppo di FI al Senato.

 

Il Movimento 5 Stelle anche se ha dichiarato l'astensione al voto, di fatto si è schierato contro (al Senato non basta che i senatori favorevoli superino i contrari, ma occorre che superino la somma dei contrari e di quelli che dichiarano la propria astensione).  

 

La strategia dei grillini ha suscitato non poche polemiche anche nella Chiesa.

"Siamo preoccupati per come si sta affrontando questo problema, persino con gazzarre ignobili in Aula. Sono temi molto importanti. Ci sta che qualcuno sia contrario. Ma vedo che c'è chi ha cambiato idea. E ora fa politica unicamente per rincorrere il proprio successo, perché vuol fare solo il proprio interesse. E' antipolitica, e il Papa certamente non sta aiutando l'antipolitica"  ha dichiarato monsignor Nunzio Galantino, vescovo segretario generale della Cei.