Psicologia ed educazione

Adolescenti a casa, consigli per aiutarli a gestire il tempo

Di Sara De Giorgi
adolescente
17 marzo 2020
Le scuole italiane sono chiuse e gli adolescenti sono a casa. Come è possibile aiutarli a gestire queste lunghe giornate "destrutturate"? Abbiamo intervistato Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, che ci ha raccontato come i genitori possono aiutare i figli adolescenti a gestire nel modo migliore il tempo a casa.

Le scuole in questi giorni sono chiuse a causa dell'emergenza epidemiologica che riguarda tutta l'Italia. Tutti gli adolescenti sono, dunque, a casa. Come aiutarli a gestire queste giornate che, probabilmente, ad alcuni di loro appaiono lunghissime?

 

Abbiamo intervistato Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, che ci ha spiegato come i genitori possono aiutare i figli adolescenti a gestire nel modo migliore il tempo trascorso a casa.

 

Figli adolescenti in casa, come comportarsi?

 

«Sicuramente, da un lato, per i ragazzi adolescenti, rispetto ai bambini più piccoli, c'è un vantaggio: loro già si autogestiscono e sono più autonomi. D'altra parte, in molti casi ci viene in supporto la scuola, che, in molti casi, ha riprodotto la mattina scolastica con le stesse caratteristiche che aveva l'aula in presenza. Sono state generate aule virtuali. I ragazzi sono concentrati in aule digitali e sono fondamentalmente tutti connessi. Nel corso della mattina hanno le videolezioni e il mandato di studio che la scuola gli offre.

 

Importante è però fare attenzione affinché non si perdano troppo nella vita digitale e nella dipendenza dai videogiochi, rischio concreto in questo periodo».

 

Attività da proporre ai ragazzi

 

  • guardare un film
  • ascoltare musica insieme
  • giochi in scatola
  • giochi di strategia

«Potrebbe essere molto utile che i genitori chiedano ai ragazzi di guardare un film: si può andare in una piattaforma on demand e far scegliere a loro pellicole da guardare, creando così il "cinema di famiglia". Potrebbe essere utile anche ascoltare musica insieme: trovare, per esempio, mezzora nella quale loro ci fanno ascoltare con Spotify o YouTube la loro musica e noi gli facciamo ascoltare la nostra. 

Inoltre, si possono fare insieme vari giochi in scatola, ma è possibile anche giocare a dama, a carte, a scacchi, ecc. Queste sono esperienze davvero importanti: giocare con loro aiuta a mantenere la relazione genitori-figli e aggiunge anche molto divertimento».

 

Far evitare agli adolescenti una “deriva digitale”. In che senso?

 

«In questo momento siamo tutti iperconnessi. Se l'iperconnessione è finalizzata a un obiettivo alto, come sta facendo la scuola con le classi virtuali, di sicuro ci mostra l'aspetto positivo e costituisce anche un modo per tenere alte funzioni evolute. Ma, in effetti, c'è una regia degli adulti che permette di fare un uso virtuoso di tutta questa iperconnettività. E, in qualche modo, l'uso è vicariante, cioè si tratta di un utilizzo che sostituisce funzioni che non possiamo fare nel reale (anche perché se solo potessimo cominceremmo subito a rivolerle nella vita reale).

 

L'uso di Internet in autogestione da parte degli adolescenti, da un parte, risponde e corrisponde ai loro livelli di socializzazione, cioè effettivamente loro ora sono isolati e per loro videochiamarsi e usare i social è un modo per rimanere connessi: dunque questo aspetto è salvifico. 

 

D'altro lato, l'aspetto per cui "entrano nello schermo" e lì restano "parcheggiati" perché fanno lunghissime navigazioni deve essere monitorato: occorre dare un limite orario massimo all'uso dei videogiochi, alla navigazione on line, ecc., cercando di aiutarli a tenere la mente coivolti in funzioni "nutrienti" che però non passano dallo schermo.

 

Il cervello, infatti, ha bisogno anche di altro: ascoltare musica, suonare, leggere libri, guardare un film. Quest'ultima attività passa dallo schermo, è vero, ma il film ha il vantaggio di essere una storia lunga e di consentire dunque l'immersione in una narrazione e il conseguente sviluppo di processi mentali come la costruzione di significati, l'emozionalità, ecc.».

 

Consigli pratici

 

  1. «Questo sarà un tempo in cui anche i genitori che dicevano: "Mio figlio non mi dice niente", scopriranno il valore del dialogo. Si comincerà davvero a parlare. Per esempio, come padri, potremmo provare a scrivere una lettera ai nostri figli, in occasione della festa del papà. Sono sempre stati i figli a scrivere lettere quando erano piccoli. Ora che abbiamo tempo, lo possiamo fare. E questo è un tempo particolare, in cui le relazioni intime e familiari sono al centro della nostra attenzione. Questa per noi genitori può essere un occasione per dire le parole che non abbiamo mai detto, per stupire i nostri figli.
  2. Curiamo anche i momenti dei pasti: avere cura del cibo può essere un modo con cui testimoniare che ci si prende cura della relazione. Questa attenzione sarà gradita dai ragazzi.
  3. Proviamo a dirci quali sono le cose che se fatte insieme possono divertire e rafforzare la relazione. In generale, i genitori possono capire come "diventare" proprio ora che il ragazzo non ha accanto i suoi amici. Il genitore può chiedersi: "Come posso diventare, ora che non puoi avere i tuoi amici vicino? Quali cose "amichevoli" possiamo fare assieme?"».

Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, è ricercatore presso il dipartimento di Scienze biomediche dell'Università degli Studi di Milano, dove si occupa di prevenzione in età evolutiva. 

Recentemente è uscito il suo libro Coccole di papà (Mondadori), che riguarda la relazione emotiva dei padri con i bambini più piccoli. Inoltre, ha da poco pubblicato, con Barbara Tamborini, anche il libro Family Party. Il gioco della famiglia felice (Erickson), testo legato a una visione multidimensionale delle relazioni in famiglia, trasformata in un gioco in scatola.