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Adolescenti e chat dell’orrore: perché succede e cosa possono fare i genitori

di Stefano Padoan - 16.11.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Adolescenti e chat dell'orrore: la Polizia ha intercettato una chat in cui 700 preadolescenti e adolescenti si scambiavano immagini oscene. Il commento di Alberto Pellai

Adolescenti e chat dell’orrore: perché succede e cosa possono fare i genitori

Immagini pedopornografiche, corpi mutilati, video violenti e meme inneggianti a Hitler e Mussolini. Sono i contenuti trovati recentemente dalla Polizia Postale nelle chat dell'orrore cui partecipavano da spettatori circa 700 preadolescenti e giovanissimi. Un inquietante caso di cronaca non isolato che riporta l'attenzione sui nostri figli e sul loro rapporto con smartphone, social network e senso del limite.

Perché accade tutto questo? Dove sono i genitori? Ma soprattutto, come possono arginare e prevenire queste situazioni dai tratti inquietanti?

Il commento e i consigli di Alberto Pellai, psicologo dell'età evolutiva.

In questo articolo

Adolescenti e chat dell'orrore: perché succede

Cosa scatta nel cervello dei ragazzi davanti a queste immagini. Come possono immagini sconvolgenti come abusi su minori attrarre dei giovanissimi? La risposta sta nella spinta trasgressiva tipica dell'età evolutiva: «A 11, 12, 13 anni la trasgressione e la violazione del limite è un modo per sentirsi capaci di diventare grandi. Pensiamo ai film dell'orrore, attraverso i quali si sottopongono a immagini forti per mostrare a se stessi e agli altri di saper "tenere" e resistere di fronte a certi limiti. Certo è che, nei film come online, non si affrontano davvero le conseguenze di ciò che si fruisce e quindi la percezione di sé come di una persona "forte" è solo illusoria».

Preadolescenza e senso del limite

Una prateria senza limiti (e senza adulti). La condivisione di materiali proibiti rientra quindi nel bisogno evolutivo di esplorare e misurarsi con cose "da grandi", con la differenza che i film dell'orrore sono finzione e mentre le immagini che circolano in queste chat sono invece tragicamente autentiche. «In più il territorio dei social non ha un limite: i nostri ragazzi possono imbattersi, anche casualmente, in immagini davvero estreme. E come possono capire la gravità della cosa se nessun adulto ha mai indicato loro qual è il confine tra giusto e sbagliato? Questi episodi rivelano che su temi come corpo, violenza e sessualità c'è una profonda diseducazione».

Sai cosa fa tuo figlio su internet?

Comprendere che gli smartphone sono "ambienti". Settecento preadolescenti coinvolti in queste chat non sono 10 o 30. Vuol dire che la quantità di adulti che non ha la minima idea di cosa facciano online i loro figli è altissima: «Segno che li abbiamo lasciati soli: si mettono in pericolo perché nessuno dice loro che certe cose sono pericolose. Dobbiamo smetterla di pensare che gli smartphone siano solo degli strumenti: sono ambienti veri e propri, governati da logiche che non tengono conto dei bisogni di crescita dei più piccoli e nei quali chi entra - anche un adulto - rischia di perdersi e farsi male. Se nostro figlio ha accesso a internet, il luogo più sicuro per lui come la sua cameretta diventa un posto in cui è in totale balìa del mondo».

Adolescenti e chat: cosa fare

Adolescenti e chat: cosa fare

  1. No allo smartphone personale fino ai 14 anni. È un "no" difficile da perseguire, ma di quelli che fanno crescere: «Il potere d'azione che si ha nella vita online - che allo stesso tempo mette al riparo dalle reali conseguenze - è superiore alle competenze che un preadolescente è in grado di mettere in campo». Lo vediamo ogni giorno anche nel cyberbullismo e nell'hating online, dove le persone si considerano onnipotenti e agiscono molto più d'impulso e senza freni inibitori di quanto non farebbero nella vita reale.

  2. Affianchiamoli. La vita online non può essere messa in mano a un dodicenne. «Se i preadolescenti non hanno ancora le capacità cognitive per gestire gli aspetti di dipendenza e dopaminergici causati dai social e da internet, non ci resta che affiancarli: passiamo ogni giorno mezz'ora insieme a guardare cosa succede nella loro vita online. Educare al corretto uso di uno strumento utile e potente come internet non basta per evitare, soprattutto a questa età, di cadere in dinamiche in cui tuo figlio non avrebbe voluto finire».

  3. Facciamo rete. Come i genitori nei loro discorsi si confrontano sulla vita scolastica dei figli, così dovrebbero parlare anche della loro vita online: «Forse questo fenomeno sarebbe venuto alla luce prima, forse qualche adulto che si fosse accorto che nella vita online di suo figlio c'era qualcosa che non andava non avrebbe minimizzato. I social sono luoghi che accomunano i nostri figli, sia come risorse che nei loro aspetti problematici: è un tema collettivo da affrontare insieme in un'ottica di alleanza educativa».

L'intervistato

Alberto Pellai (www.albertopellailibri.it) è psicoterapeuta dell'età evolutiva e ricercatore presso il dipartimento di Scienze biomediche dell'Università degli Studi di Milano. È autore di molti famosi libri di parenting e psicologia, tra i quali "Tutto troppo presto. L'educazione sessuale dei nostri figli ai tempi di Internet" e "Mentre la tempesta colpiva forte" e, con Barbara Tamborini, "L'età dello tsunami", "Il metodo famiglia felice", "Vietato ai minori di 14 anni" (DeAgostini, 2021) e "Next Level" (De Agostini, 2022)

 

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