Autostima adolescenza

Adolescenti e preadolescenti: 10 consigli per sviluppare l’autostima

Di Angela Bisceglia
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15 ottobre 2018
È un’età delicata, in cui ragazzi possono apparire fragili, sempre dipendenti dal giudizio degli altri, sempre in cerca di approvazione da parte degli altri. Come sviluppare la loro autostima e renderli più “forti”? I consigli della psicologa e psicoterapeuta Rosanna Schiralli

Rispecchiare i loro sentimenti, come quando erano bambini, ma non trattarli più come bambini; essere sempre presenti, ma rispettare il loro pensiero e le loro scelte; dare consigli, ma chiedere anche a loro dei consigli: ecco alcuni dei punti suggeriti dalla psicologa e psicoterapeuta Rossana Schiralli per sviluppare l’autostima negli adolescenti. Perché quel che si costruisce dentro le mura di casa verrà inevitabilmente esportato fuori casa, nel rapporto con insegnanti, amici, compagni di squadra e, un domani, con colleghi di lavoro, partner e in generale in ogni relazione

 

1. Rispecchiamento

 

E’ la regola di base, sin da quando sono piccolissimi, perché l’autostima è qualcosa che si costruisce tassello dopo tassello durante tutta l’infanzia. “È importante che, già nei primissimi anni di vita, il bambino riceva i giusti rispecchiamenti, che gli danno conferma che quel che lui prova è giusto” spiega la psicologa. "Quando ad esempio il piccolo richiama l’attenzione del genitore per fargli vedere un suo progresso, il genitore, battendogli le manine e congratulandosi con lui, gli restituisce un rispecchiamento emotivo che gli fa capire che sta provando esattamente l’emozione che si deve provare in quel momento e quindi anche il bambino stesso si sente “giusto” e spronato ad andare avanti in quel che sta facendo. Il ragazzo deve essere rispecchiato anche nella preadolescenza e nell’adolescenza. Il che non vuol dire assecondare sempre ogni suo capriccio (e a quell’età ne spuntano così tanti…), ma mostrare di capire i suoi sentimenti, anche quelli che ai nostri occhi sono sbagliati. È arrabbiato? Non sminuiamo il suo sentimento (‘ti preoccupi sempre per delle fesserie!’), ma diciamogli piuttosto ‘lo vedo che sei arrabbiato o preoccupato, lo capisco da come ti comporti, ma perché ti senti così? Secondo te perché è successa questa cosa? Come pensi si possa risolvere?’ In questo modo capisce che ‘vediamo’ il suo sentimento e ci poniamo in ascolto: proprio quello di cui ha bisogno”.

 

 

2. Domandare anziché giudicare

 

Non ci affrettiamo a dare giudizi o esprimere critiche quando pensa o fa qualcosa che per noi non va fatto: piuttosto che bocciare subito la sua iniziativa con un ‘ma come ti viene in mente?’, spingiamolo a raccontarci la procedura del suo ragionamento, mostrando apprezzamento per l’impegno che ha messo e per alcuni spunti validi (ce ne saranno sicuramente), interessandoci a come ha maturato un certo pensiero e cercando di concentrarci non sugli errori ma su come si potrebbe migliorare la sua idea. "In questo modo al ragazzo viene rimandato il messaggio che i genitori hanno fiducia in lui e sarà più propenso ad accettare un consiglio costruttivo" dice la psicologa.

 

 

3. Porre domande, ma soprattutto ascoltare le risposte!

 

Quante volte rivolgiamo domande ai nostri figli e poi, mentre ci rispondono, ci distraiamo, abbiamo lo sguardo rivolto altrove o cerchiamo di ascoltare il tg? "Un figlio se ne accorge benissimo e ci resta malissimo, perché sviluppa la convinzione di non avere un grande valore o idee tanto brillanti da riuscire a catturare l’attenzione del genitore" sottolinea la Schiralli. Se invece restiamo con sguardo, orecchie e testa rivolti a quel che ci sta dicendo, gli comunichiamo che ai nostri occhi è interessante e il suo pensiero ci coinvolge. E quindi che, se suscita il nostro interesse, vale qualcosa. Se proprio in quel momento non abbiamo tempo di ascoltarlo, diciamolo chiaramente, ma poi quel tempo troviamolo!

 

 

 

 

4. Interessarsi a tutto quel che lo riguarda

 

Quando esce da scuola, non gli chiediamo solamente se è stato interrogato; quando lo prendiamo dalla partita di pallavolo, non commentiamo quel che non ha saputo fare o avrebbe potuto fare: maturerebbe la convinzione che ai nostri occhi conta solo il risultato che ottiene. Rivolgiamogli domande più generiche, su come è stato, se si è divertito, se la lezione è stata interessante: mostreremo che per noi lui vale per quel che è, non per il voto o il punteggio che consegue.

 

 

 

 

5. Non trattarlo come se fosse ancora bambino

 

E’ cresciuto, non è più un bambino, per questo non ci poniamo nei suoi confronti come facevamo qualche anno fa. Va bene ogni tanto fargli le coccole (se le accetta!) ma dobbiamo mostrargli, a parole e a fatti, che sta crescendo e dargli con il nostro comportamento l’autorizzazione a crescere. Se continuiamo a piegargli tutti i vestiti, se gli prepariamo lo zaino o gli serviamo sempre il piatto in tavola, non solo rischiamo di straviziarlo come un principino, ma gli rimandiamo l’immagine di un incapace. Affidiamogli le sue piccole responsabilità, lasciamo che scelga da solo come vestirsi, vada a comprarsi il quaderno in cartoleria o a pagarci una bolletta in posta: gli dimostreremo che lo riteniamo capace e abbiamo stima di lui.

 

 

 

 

6. Non mettere etichette legate al carattere

 

Fino a quasi 24 anni il cervello è un cantiere in working progress, che può essere plasmato e modificato. Per questo non possiamo mettere a 13-14 anni addosso a nostro figlio un’etichetta di ragazzo pigro, svogliato, inaffidabile o altri ‘complimenti’ simili: si convincerà che è realmente così e non lo motiveremo certo a cambiare. "L’autostima si costruisce anche ponendo piccole sfide a superare un limite" commenta la psicoterapeuta. "Se crede di non farcela a finire i compiti entro il pomeriggio, anziché lamentarci che è il solito sfaticato, sproniamolo con frasi come ‘dai che ce la fai’ oppure ‘lo so che è difficile ma sono sicuro che puoi riuscirci’."

 

 

7. Ogni tanto un complimento non guasta

 

Non dobbiamo adularlo di continuo o compiacerci con lui qualunque cosa faccia, perché dopo un po’ non ci crederebbe neanche e anzi potrebbe sviluppare un’ansia da prestazione. Ma ogni tanto un bel ‘bravo, sono contento di te!’ va detto, perché restituisce un feed-back positivo che rinforza la sua autostima.

 

 

 

 

8. Chiedergli consigli

 

Siamo sempre prodighi di consigli (talvolta non richiesti) nei confronti dei nostri figli. E invece ogni tanto chiediamo anche a loro un parere su qualcosa che riguarda noi o le nostre cose: che sia una questione di lavoro, un vestito da comprare, un colore da scegliere per la casa nuova, interpelliamoli e aderiamo, almeno in parte, a quel che ci hanno suggerito. Essere coinvolti nelle scelte li fa sentire importanti e utili proprio davanti alle sue figure adulte di riferimento!

 

 

9. Parlare di argomenti da grandi

 

Quando al tg parlano di politica e lui pone domande, non lo tacciamo subito di non poter comprendere ancora certi argomenti, ma rispondiamogli con parole adatte alla sua età. Anche se esprime pareri non proprio competenti, dargli la possibilità di intervenire e confrontarsi è come autorizzarlo a crescere. E sviluppare un po’ per volta pensieri maturi.

 

 

 

 

10. Rispettare la sua privacy

 

Un chiaro segnale che ai nostri occhi il figlio sta crescendo è mostrare rispetto per la sua privacy. "Da una certa età in poi è giusto che si chiuda a chiave in bagno e che noi bussiamo prima di entrare nella sua camera. È come comunicargli che vediamo che sta crescendo, sta diventando altro da noi e lo legittimiamo ad avere i suoi spazi. Dove entrare chiedendo permesso" conclude Rosanna Schiralli.

 

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