IL RAPPORTO CON IL CORPO

Adolescenti e la paura di essere brutti: cosa possono fare i genitori

Di Daniele Brunetti
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27 Luglio 2016 | Aggiornato il 26 Aprile 2017
L'aspetto fisico può essere vissuto come un problema, addirittura diventare un'ossessione, soprattutto nel periodo adolescenziale. Per capire come aiutare i nostri figli toccando i tasti giusti abbiamo chiesto consiglio alla psicologa e psicoterapeuta Simona Rivolta
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La paura di essere brutti non è un fenomeno nuovo, è una fobia che più o meno ha colpito ognuno di noi. Durante l’adolescenza abbiamo avuto tutti la sensazione che ci fossero delle parti del nostro corpo che non ci piacevano. “Il problema di oggi è che il metro di paragone si è fatto più incalzante – spiega Simona Rivolta, psicoterapeuta e psicologa della Cooperativa sociale Minotauro –. La cultura occidentale è diventata estremamente narcisistica e i nostri figli, più di quanto succedeva alla nostra generazione, soffrono i modelli di bellezza imposti dalla società”.

 

Quando i ragazzi prendono coscienza della trasformazione dell’adolescenza, nella maggior parte dei casi si fanno giudici implacabili di loro stessi. Così, secondo la dottoressa Rivolta “accanto a dei malumori per alcuni aspetti oggettivi di disarmonia, che nella maggioranza dei casi vengono corretti dalla crescita, prendono corpo delle insoddisfazioni soggettive che spesso sono basate su degli aspetti marginali del proprio aspetto”. 

 

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Questa cultura dell’immagine costringe i ragazzi a inseguire le tendenze o acconciare i capelli in un certo modo per costruire “un’identità che accomuni al gruppo ma che allo stesso tempo dia un carattere di unicità”. Qualche volta questo tentativo di manipolazione del proprio corpo, che può passare anche attraverso un tatuaggio o un piercing, può portare a dei risultati pericolosi come i disturbi del comportamento alimentare (anoressia o bulimia). “Ultimamente si sta diffondendo tra i ragazzi che provano disagio per il proprio corpo la tendenza a costruirsi una vita parallela attraverso i social – spiega la dottoressa Rivolta – in questo modo la vergogna diventa un rito sociale che non prevede la condivisione del corpo”. Si tratta di relazioni che possono essere anche molto profonde e intense ma che alla lunga risultano essere monche di un aspetto sociale importante. Secondo la psicoterapeuta “in questa età per i ragazzi è difficile mantenere un equilibrio e la paura può prendere piede piuttosto facilmente”. Per cercare di essere utili in questo processo di accettazione, ci siamo fatti dare qualche consiglio dalla dottoressa Rivolta per affrontare al meglio una delle maggiori paure dei nostri figli. 

 

  1. VALORIZZARE


    Per prima cosa bisogna imparare a valorizzare un pre adolescente o un adolescente nel modo giusto. Fondamentale è la capacità di farlo in maniera autentica utilizzando degli espedienti come ad esempio: sostenere che un naso grande è un tratto tipico di famiglia di cui, sotto sotto, si deve andare fieri. Il fine ultimo deve essere l’accettazione del difetto che rimane tale ma che non può costituire un dramma. Anche perché quel tratto, sebbene non piaccia, è un elemento d’identità che rende unici. 
     
  2. ATTENZIONE ALL'ALIMENTAZIONE


    L’alimentazione
    è uno dei temi cruciali. Da genitori bisogna far passare l’idea che non bisogna mangiare troppo e male perché ne risente la salute e non perché fa ingrassare, che poi non è altro che una conseguenza della cattiva alimentazione. La linea non deve essere un’ossessione ma un percorso graduale e in questo processo assumono un ruolo fondamentale i genitori.
     
  3. TRUCCHI E VESTITI


    Da genitori bisogna imparare a distinguere ciò che non ci piace perché non risponde al nostro gusto, che può e deve essere tollerato, e ciò che invece può esporre nostra figlio a inadeguatezza o ancor peggio a rischi. A scuola, ad esempio, i figli devono essere invitati a una generale sobrietà senza esagerazioni eccessive.
     
  4. PIERCING E TATUAGGI


    Come dicevamo in precedenza spesso possono incarnare la volontà di un adolescente di prendere possesso del proprio corpo. Quel che può fare un genitore è invitare a far riflettere il figlio, soprattutto quando non è ancora abbastanza maturo, sul fatto che si tratta di una decisione irreversibile, che in quel momento potrebbe aiutare a piacersi di più ma di cui un giorno ci si potrebbe pentire.