Rabbia e aggressività nell'adolescenza

Rabbia e aggressività nell'adolescenza: come possono gestirla i genitori in 3 punti

Di Daniele Brunetti
rabbiaadolescenti
03 Ottobre 2016 | Aggiornato il 03 Dicembre 2018
Spesso il turbamento dovuto ai cambiamenti fisici tipici di questa fase della crescita provoca reazioni sproporzionate nei nostri figli: per capire come aiutarli abbiamo chiesto consiglio alla psicoterapeuta Sofia Bignamini
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Crescere un adolescente non è cosa facile. Probabilmente è lo scoglio più grande da affrontare per un genitore. Per la prima volta, infatti, ci si trova a dover gestire la “fisiologica” ribellione del proprio figlio: entrare in questa delicata fase di vita comporta per tutti noi degli sconvolgimenti.

 

 

Legati alle nuove prospettive dovute alla trasformazione repentina del corpo e a una progressiva scoperta del mondo, molti adolescenti rischiano di non riuscire a gestire al meglio i cambiamenti. Così, in alcuni casi, possono comparire rabbia e aggressività, rivolte principalmente nei confronti degli adulti ma anche dei propri coetanei. Per capire come affrontare al meglio questi comportamenti ci siamo rivolti a Sofia Bignamini, psicoterapeuta dell’età evolutiva presso la Cooperativa sociale Minotauro.

 

È anche una questione biologica

«Ci sono varie ragioni che influiscono nell’incapacità degli adolescenti di controllare le proprie emozioni», spiega la psicoterapeuta: «quando succede i ragazzi sfogano in rabbia i desideri e gli istinti che il loro ‘nuovo’ corpo gli suggerisce e che non vedono esauditi». Secondo la dottoressa Bignamini si tratta di una vera e proprio innesco biologico che mette a dura prova i nervi dei ragazzi, sollecitati in continuazione. Basti pensare che l’ormone sessuale maschile, il testosterone (che proprio in questi anni fa la sua comparsa) sviluppa naturalmente istinti aggressivi: l’importante è non allarmarsi e aiutare i propri figli ad incanalare nel modo giusto questi impulsi.

 

 

Lo scontro con l’autorità

Nell’età della ribellione l’autorità è incarnata dai genitori. «Durante l’adolescenza i ragazzi cominciano il naturale processo di separazione da mamma e papà, che perdono quell’aura idealizzata di super uomini e cominciano a sembrare fallibili, se non addirittura incapaci di capire» chiarisce la psicoterapeuta. In questa fase, anche se non si può parlare di scontro generazionale come qualche decennio fa, i genitori cominciano ad essere apertamente contestati, giudicati, e con i primi “no” possono arrivare reazioni spropositate di rabbia e che qualche volta può sfociare in aggressività. «Il processo di emancipazione e individuazione adolescenziale è davvero un momento delicato: da genitori bisogna far attenzione a toccare i tasti giusti mantenendo l'equilibrio» ricorda la dottoressa Bignamini. Per prima cosa bisogna rispettare il bisogno di privacy che emerge nei ragazzi senza imporre una presenza oppressiva che può provocare reazioni eccessive. «Può succedere che in questi casi gli adolescenti si arrabbino semplicemente per rivendicare i propri spazi».

 

La scuola e il confronto sociale

 

«I nostri ragazzi, più delle generazioni precedenti, sono afflitti da una profonda fragilità narcisistica che è il frutto dei modelli proposti dalla società – spiega la psicoterapeuta -.

Quando si trovano a dover affrontare il palcoscenico sociale si portano dietro un carico di insicurezze che li rende particolarmente permalosi». Per questa ragione, secondo la dottoressa, tendono a vivere con difficoltà gli insuccessi sia relazionali, con il gruppo dei pari (amici e compagni di classe), che scolastici.

 

Questa frustrazione sfoga in una vera e propria “rabbia narcisistica”. La scuola in questa età diventa un vero e proprio campo di battaglia che può diventare causa di conflitto sia con gli insegnanti che di conseguenza con i genitori. «In queste fasi è importante saper valutare bene i richiami che vengono fatti dalle professoresse – chiarisce la dottoressa Bignamini – schierarsi dalla parte dell’adolescente che si dice 'vessato' molto spesso è la scelta sbagliata». Infine scegliere di far cambiare scuola al proprio figlio, sebbene sia una possibilità da non escludere a priori, deve essere l’ultima opzione dopo aver cercato di capire i reali motivi del malessere dell’adolescente.

 

Come comportarsi

  1. Aspettare e ascoltare. Il primo consiglio che la dottoressa Bignamini dà ai genitori è quello di prendere tempo per capire la rabbia dei propri figli. «In questi casi valgono i vecchi adagi di contare fino a cento prima di parlare. L’impulsività è sempre una cattiva consigliera e i silenzi sanno essere molto educativi». Una volta fatte calmare le acque, è necessario instaurare un dialogo franco con i propri figli «che sgombri il campo da ogni possibile condanna preventiva». Ascoltare è la parola d’ordine.
  2. Mettere da parte l'orgoglio. Per la dottoressa, in seconda istanza, «i genitori devono imparare a gestire il loro orgoglio. All’improvviso ci si trova in casa un ragazzo sempre sul piede di guerra, pronto a giudicare negativamente ogni cosa. In questi casi, per evitare il conflitto, bisogna lasciare da parte la permalosità e cercare di esaminare a fondo le questioni». Almeno nelle prime fasi, però, il “come” e il “quando” devono essere carte concesse al ragazzo che altrimenti attua la strategia del ritiro, tagliando i ponti con il genitore. «Bisogna saper rispettare un confine ed essere pazienti, i risultati migliori si ottengono quando si lascia un margine sufficiente tra l’emozione che ha scatenato la rabbia e la reazione educativa del genitore».
  3. Poche regole ma chiare. Tanto quanto la disponibilità a capire le reazioni degli adolescenti è altrettanto importante saper garantire un limite dal punto di vista educativo. Per la psicoterapeuta «non bisogna sempre scendere a patti, le regole devono essere poche ma chiare e inderogabili». Senza, però, cadere nell’errore di dire dei “no” dettati dalla propria emotività. «Gli adolescenti sono già in balia della loro, non c’è bisogno di caricarli ulteriormente».