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Alcol e giovani: che fare per prevenire il binge drinking

Di Simona Regina
bingedrinking

06 Dicembre 2018
La legge vieta la vendita e la somministrazione di alcolici ai minorenni. Ma di fatto anche gli adolescenti alzano il gomito. Più che su punizioni e divieti, secondo Emanuele Scafato presidente della Società Italiana di Alcologia, bisogna puntare sul dialogo e l'educazione alla salute, ma fin dall'infanzia..

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I giovani bevono troppo, perché non dovrebbero bere affatto.

 

Non usa mezzi termini Emanuele Scafato, presidente della Società Italiana di Alcologia, nel condannare la diffusa accettazione sociale del consumo di alcol e la pericolosa abitudine di alzare il gomito anche in adolescenza, quando il consumo di bevande alcoliche dovrebbe essere bandito per non nuocere al sano sviluppo psicofisico.

 

Gli ultimi dati dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore della Sanità sul consumo di alcol in Italia indicano per esempio che tra gli 11-17enni circa il 19% ha almeno un comportamento a rischio:

 

-          Il 4% ha le abitudini più rischiose: consumo giornaliero di bevande alcoliche e/o abitudine al binge drinking e/o consumo fuori pasto almeno settimanale

-          Il 15% ha un consumo più occasionale: beve cioè almeno una bevanda alcolica nell’anno o ha un consumo fuori pasto occasionale.

 

Tuttavia, ricorda Scafato, in questa fascia di età anche il consumo di una sola bevanda alcolica durante l'anno viene considerato rischioso per la salute.

“Di fatto – spiega – anche se ormai è chiaro che l’alcol è una sostanza tossica, cancerogena, potenzialmente fatale se consumata in eccesso, è ancora molto bassa la percezione del rischio sociale, oltre che di quello sanitario, legato al consumo rischioso di alcol e tra i giovanissimi assistiamo al consolidarsi del cosiddetto binge drinking, ovvero del bere per ubriacarsi”. Con questa espressione ci si riferisce convenzionalmente alle grandi abbuffate alcoliche: al consumo di sei o più bicchieri nell’arco di pochissimo tempo

Sebbene il consumo di un bicchiere di vino a tavola, contestualmente ai pasti, sia nel nostro Paese generalmente considerato parte integrante dell’alimentazione e della vita sociale, negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento delle abitudini di consumo alcolico che ha portato alla diffusione di comportamenti a rischio come il bere lontano dai pasti o l’assunzione di grandi quantità di alcol in un arco di tempo ristretto (binge drinking).

 

Alcol e giovani

 

“L’alcol è usato per sentirsi più sicuri, più loquaci, per facilitare le relazioni interpersonali, per apparire più emancipati e più trendy, per essere più facilmente accettati dal gruppo o, in alcuni casi, per conquistare un ruolo di (presunta) leadership tra i pari. L’alcol, insomma, soprattutto tra i giovanissimi, viene percepito come un lubrificante sociale” osserva Scafato.

 

Per questo viene consumato prevalentemente in situazioni di  socializzazione e lontano dai pasti. Ma a caro prezzo.

 

 

Perché l’alcol abbassa le barriere dell’inibizione e la percezione del rischio, rallenta i riflessi e la capacità di attenzione con il risultato, per esempio, che mettersi alla guida del motorino o dell’auto può essere molto pericoloso, "tanto da rappresentare la prima causa di morte tra i giovani in Italia, in Europa, e nel mondo".

 

Alcol: cosa si rischia
Il consumo, per non parlare dell’abuso di alcol – “in una fascia di età in cui sarebbe opportuna la totale astensione dalle bevande alcoliche per proteggere lo sviluppo dell’individuo” ribadisce Scafato – fa male alla salute, al benessere psicofisico e impatta negativamente sulle relazioni sociali.

Bere e sperimentare episodi ricorrenti di ubriachezza fin dall’adolescenza:

      > danneggia le cellule di molti organi tra cui i più vulnerabili sono il fegato e il sistema nervoso centrale: il cervello in particolare subisce danni irreversibili tra i 12 e i 25 anni per l’incapacità dei giovani di metabolizzare l’alcol 
      > è un fattore di rischio per incidenti stradali, predispone a comportamenti violenti (verso gli altri e autolesionisti verso se stessi), è associato al rischio di gravidanze non desiderate e di malattie a trasmissione sessuale, è correlato a scarso rendimento scolastico e a disturbi dell’apprendimento
     > nel lungo termine, ha un grosso impatto sulla mortalità prematura e la disabilità: l’alcol è implicato infatti nell’insorgenza di diverse malattie croniche come cancro, diabete, malattie cardiovascolari (oltre a quanto detto sopra in merito agli incidenti) e disturbi psichici.
      > rende più inclini a un consumo dannoso di alcol anche in età adulta, insomma è un fattore di rischio per lo sviluppo di alcol-dipendenza (Fonte Epicentro)

 

“Dei 47mila accessi al pronto soccorso imputabili nell’ultimo anno all’alcol, il 15% è a carico di minorenni nonostante, tra l’altro, la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche sia vietata fino ai 18 anni”.

Ai genitori che si chiedono “che fare?”, Scafato suggerisce di puntare sul dialogo e sull’educazione alla salute, fin da quando sono piccolissimi, e di non abbassare la guardia di fronte a comportamenti a rischio. Un campanello di allarme? L’odore. L’olfatto in questo caso non mente perché l’alcol è volatile, per cui chi beve viene tradito dall’alito.

In altre parole, invita i genitori a essere presenti nella vita dei figli adolescenti e attenti. Attenti alle compagnie e ai luoghi che frequentano, “perché in molti contesti di aggregazione giovanile tutto ruota intono all’alcol, proposto anche in alte gradazioni in modo subdolo (mi riferisco alle bottigliette colorate di alcol pop che sembrano succhi di frutta ma non lo sono affatto: sono alcolici anche di alto tenore) e a prezzi addirittura più convenienti delle bibite analcoliche”.

Parlarne

Secondo Scafato è fondamentale consolidare il pilastro della prevenzione e della comunicazione per prevenire l’abuso di alcol e i danni correlati.

"È importante confrontarsi e illustrare ai propri figli gli effetti nocivi del consumo di alcol, affinché si rendano conto dei rischi che si nascondono in un bicchiere, il più delle volte considerato invece dai giovanissimi un mezzo innocuo per facilitare le relazioni sociali, per essere disinvolti anche oltre lo schermo di uno smartphone" sottolinea Scafato.

 

“Le evidenze scientifiche ci mettono in guardia sul fatto che l’alcol sia una sostanza tossica per i più giovani perché l’immaturità epatica e cerebrale non consente loro di metabolizzarlo, di digerirlo, di smaltirlo con effetti nocivi sullo sviluppo”.

 

Parlare è importante per prevenire l’abuso di alcol, ma si consideri che per i minorenni consumo responsabile significa non bere. Perché da giovanissimi l’organismo non è in grado di digerire l’alcol.

“Molti ragazzi e molte ragazze – continua l’esperto – canalizzano problemi affettivi, scolastici, adolescenziali nel bere, ma i problemi sanno nuotare bene nel bicchiere….E illudersi di trovare una soluzione o almeno un po’ di sollievo bevendo è rischioso, perché l’alcol crea dipendenza e tolleranza, il che significa che l’organismo si abitua per cui via via ci si ritrova a bere quantità maggiori alla ricerca di quella subdola sensazione di piacere”.

 

Anziché dunque dover far leva poi su divieti e punizioni – “che a ben poco servono” –, meglio giocare d’anticipo e cominciare fin dall’infanzia con attività di formazione, sensibilizzazione e informazione. “Determinante – secondo Scafato – anche il coinvolgimento della scuola che dovrebbe giocare un ruolo di primo piano nella promozione della salute, e in quanto tale non dovrebbe ospitare eventi promossi dal mondo della produzione di alcolici per evitare confusione dei ruoli. La prevenzione la fanno gli operatori sanitari”.

 

Dare il buon esempio

 

I genitori rappresentano un modello fondamentale per i propri figli. Quindi, banalmente, è importante dare il buon esempio.

 

Non a caso infatti l’Istat rileva che il 30,5% dei giovani che vivono in famiglie dove almeno un genitore ha un consumo a rischio di alcol ha (a sua volta) un consumo di alcolici non moderato, quota che scende al 16,2% tra coloro che invece vivono con genitori che non bevono o non eccedono.

La famiglia riveste in pratica un ruolo molto importante nel trasmettere modelli di comportamento e promuovere stili di vita salutari. Questo vuol dire anche essere di esempio nel non associare il divertimento alla cultura dello sballo, quindi nello slegare la convivialità dal consumo di alcol: “l’alcol – in altre parole – non è e non deve essere percepito quale l’ingrediente indispensabile per divertirsi e stare bene insieme”.

 

Smontare le immagini di successo legate al consumo di alcolici

 

Secondo Scafato analizzare e commentare insieme ai propri figli le immagini legate al consumo di alcolici veicolate dai media - i vari spot pubblicitari che associano all’alcol successo, prestigio e fama - può essere utile per coltivare  il loro spirito critico e la capacità di decodificare ciò che la pubblicità promette e che poi, di fatto, non trova riscontro nella realtà quotidiana.

“Se nella pubblicità, violando le direttive europee, l’alcol si presenta quale vettore del successo personale, sessuale, sociale, l’evidenza scientifica dimostra invece il contrario: l’alcol fa male. Per cui favoriamo scelte informate e puntiamo anche sul rispetto della legalità. La legge vieta la vendita e la somministrazione di alcol ai minorenni, ma a dirla tutta per salvaguardare un sano sviluppo bisognerebbe stare alla larga dall’alcol fino ai 21-25 anni perché fino a questa età, oltre a causare danni a livello epatico, l’alcol interferisce negativamente sul cervello alterando il rimodellamento delle sinapsi”.

Non esiste una bevanda alcolica - vino, birra o superalcolico, breezer, cocktail o amaro che sia - meno rischiosa: è la quantità di alcol nel sangue che nuoce. E parlando di adolescenti la quantità di alcol tollerata è pari a 0
Un decalogo per i genitori
Questi sono 10 suggerimenti per favorire una scelta responsabile nei vostri figli, tratti dall’opuscolo I giovani e l’alcol: istruzioni per l’uso realizzato da Emanuele Scafato e Rosaria Russo.

1 I giovani per natura sono poco inclini al conformismo. È bene allora sfruttare questa naturale predisposizione per osservare, ascoltare e “smontare” con loro le pubblicità sugli alcolici trasmesse dai media. Può  essere un ottimo esempio per incrementare la capacità critica su ciò che la pubblicità promette e che poi, di fatto, non può mantenere e non trova riscontro nella realtà quotidiana. 

2 I ragazzi e le ragazze sempre più frequentemente bevono per superare difficoltà di relazione e assumere un ruolo all’interno del gruppo. Quando l’alcol acquista un valore di uso, comportamentale, e non di consumo ai genitori spetta un ruolo chiave: dare il buon esempio, creando un ambiente familiare in cui la presenza dell’alcol è visibile, ma discreta e il consumo è sempre moderato.

3 Parlare ai giovani, fin da quando sono bambini, dei danni e dei rischi legati all’alcol è basilare. Esordire con questo tipo di discorsi in età adolescenziale, quando tutto è soggetto a critica e identificato dai giovani come frutto dell’“esagerazione” dei genitori, può ottenere l’effetto opposto a quello desiderato. 

4 Insegnare ai giovani che prima dei 15 anni l’apparato digerente non è ancora in grado di “smontare” l’alcol, perché il sistema enzimatico non è completamente sviluppato. Le ragazze inoltre, e in generale tutte le donne, sono in grado di eliminare solo la metà di una dose d’alcol che riesce a metabolizzare un uomo.

5 Sia le adolescenti che le donne adulte devono sapere che l’alcol nuoce al feto. Il nascituro non è dotato di sistemi enzimatici capaci di smaltire l’alcol. Sono sufficienti due bicchieri di bevanda alcolica al giorno per pregiudicare la salute del bambino e distruggere i neuroni di un cervello ancora in formazione.

6 Un preciso limite separa il consumo dall’abuso. È bene, dunque, “preparare” i giovani, informandoli su come lo stato psicofisico individuale peggiori sotto l’influenza di un abuso alcolico. Anche una banale serata in pizzeria può trasformarsi in una situazione a rischio quando si deve tornare a casa in motorino.

7 Insegnare ai ragazzi e alle ragazze a leggere le etichette, discutere e analizzare con loro le bottiglie e le lattine da cui sono attirati per la forma, il colore e il sapore emancipa e responsabilizza i giovani. Serve anche a far sentire “più complici” genitori e figli e, al contempo, è un’occasione per evidenziare particolari importanti, spesso trascurati, come, per esempio, la gradazione alcolica.

8 Spiegare ai giovani che il nostro organismo richiede nel tempo quantità  sempre maggiori di alcol per provare le stesse esperienze di piacere. L’obiettivo di sentirsi più disinvolti, loquaci ed euforici e “super” richiede quantità progressivamente crescenti. I bicchieri aumentano, si perde il controllo e si diventa inevitabilmente dipendenti dall’alcol.

9 Coinvolgere i figli nell’organizzazione di una festa o di un semplice incontro può essere l’occasione per dimostrare che ci si può divertire anche con le sole bevande analcoliche.

10 I genitori dovrebbero attuare un approccio educativo e informativo lungo tutto il percorso di vita dei figli, orientandoli anche al consumo alternativo di bevande analcoliche (non solo a casa, ma anche al ristorante o in pizzeria), non favorendo un consumo precoce e dando sempre un esempio di moderazione.

 

Fonti e approfondimenti

Binge drinking in adolescenza

Piano d’azione europeo per ridurre il consumo dannoso di alcol

Il consumo di alcol in Italia

Se guidi non bere

Alcol sai cosa bevi

Decalogo per i genitori