I CONSIGLI

Il fidanzato di mio figlio non mi piace: che fare?

Di Alice Dutto
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15 Aprile 2019
Il primo passo è chiedersi le cause di quest'antipatia e poi confrontarsi con il partner o con i familiari prima di parlarne con il proprio figlio. Ecco come affrontare la situazione
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I nostri figli stanno crescendo e, a un certo punto, ci presentano il proprio compagno. Che cosa fare se questa persona non ci piace? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Flora Piccinini, psicoterapeuta psicanalista del Centro Milanese di Psicoanalisi, esperta di adolescenza.

 

Perché il fidanzato di nostro figlio non ci piace

«La prima cosa da fare è chiedersi quali sono le cause di quest'antipatia. Due possono essere le motivazioni:

  1. Una questione emotiva: può essere che un fidanzato non piaccia perché rappresenta un elemento estraneo alla relazione che abbiamo con nostro figlio e che ci faccia vedere degli aspetti del suo carattere diversi rispetto a come lo abbiamo sempre conosciuto.

  2. Una questione di sicurezza: diverso è se il fidanzato rappresenta un elemento pericoloso. Se il genitore individua in questa relazione degli elementi che possono mettere a rischio il proprio figlio, come una relazione con un partner molto più grande, che fa uso di sostanze stupefacenti, o che ha atteggiamenti arroganti o violenti».
     


Come intervenire


Prima di agire è sempre bene per il genitore affrontare la questione con il proprio partner o con i suoi familiari in modo da valutare al meglio la situazione.

 

«Nel primo caso, si tratta di una difficoltà di separazione del genitore rispetto a un momento di crescita del proprio figlio, che si esprime attraverso un tentativo di differenziazione dalla famiglia d'origine. È un passaggio fisiologico e inevitabile che i genitori devono affrontare e imparare a tollerare, considerando che il loro compito è proprio quello di aiutarli a diventare autonomi».

 

Inoltre, c'è da considerare che relazioni di questo tipo rappresentano spesso delle sperimentazioni e vanno prese per quello che sono, ossia esperienze formative. «È facile che la scelta di un partner molto diverso da sé sia un tentativo di sperimentare qualcosa che non si è mai provato, ma che poi si torni a ciò che si è sempre conosciuto».
 


Se il rischio è oggettivo

Il secondo caso è sicuramente il più critico ed è normale per un genitore voler intervenire per proteggere il proprio figlio. «Qui è responsabilità di madri e padri segnalare il proprio dissenso alla relazione e per quali motivi si pensa che sia sbagliata».

Tuttavia, a questa età è sicuramente molto difficile per un genitore vietare o impedire al proprio figlio di frequentare qualcuno, «l'unica risposta possibile è attraverso il dialogo, rendendo l'adolescente consapevole del fatto che si vede che qualcosa non va, anche se nell'immediato la reazione può scatenare un conflitto. L'importante è comunicare che si è preoccupati per lui e che si teme che quella relazione lo farà soffrire. Probabilmente non è un messaggio che avrà subito dei risultati positivi, ma si spera che sedimenterà nel ragazzo e che lo farà riflettere».