Attentati

Attentati a Bruxelles: come spiegarli ai bambini?

bruxelles
24 Marzo 2016
Come spiegare l'orrore di un attentato a un bambino? Dopo i fatti di Bruxelles i consigli dal sito del settimanale americano Time per affrontare il tema con i bimbi a seconda della fascia d'età.
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"Mamma, papà, perché tutti parlano di Bruxelles"? "Che cosa è successo in Belgio?" "Che cosa significa Isis?" "Perché fanno del male alla gente?" "E' successo come a Parigi?" Come affrontare con i bambini un tema tanto delicato come la violenza e gli attentati? Dopo i fatti accaduti a Bruxelles, la voglia di proteggere i bimbi dalla realtà è forte, soprattutto da una realtà così dura. Ma tardare ad affrontare il discorso non sempre è la scelta migliore. 

 

Come comportarsi quindi? Dipende dall'età dei bambini. 

Prima di tutto è necessario trovare il tempo per rispondere alle domande e fare chiarezza, per allontanare ansie e timori. Perché spesso succede che vengano a sapere che cosa è accaduto da gente al di fuori della cerchia familiare.

Dal Time arrivano i consigli, divisi per fascia d'età, per affrontare il tema del terrorismo con i bambini. Erano stati scritti in occasione degli attentati di Parigi. E' stato intervistato per rispondere alle domande Harold Koplewicz, Presidente della Child Mind Institute, associazione indipendente e noprofit.

 

Bambini dai sei anni in giù

E' l'unica età nella quale gli esperti raccomandano di evitare l'argomento. Si può infatti fare a meno di esporre i bambini in età prescolare a notizie di questo tipo. I bimbi con meno di cinque anni tendono a confondere i fatti con le paure, quindi sarebbe opportuno limitare l'accesso a news e tv. Rispondi alle domande, ma con attenzione: "Ricordati, non dare più dettagli di quelli che ti chiedono" risponde Koplewicz.

 

Bambini dai sei ai dieci anni

"A questa età conoscere i fatti può aiutare ad alleviare l'ansia" continua Koplewicz. Attenzione però a non dare troppi dettagli, come il numero di morti. E anche all'uso delle parole che possono fare paura.

 

E' anche inutile parlare dell'Isis, della religioni e delle operazioni militari in Siria. Lo sostiene lo psicanalista Paul Coleman.

 

E' importante anche rassicurare i bambini: gli adulti sembrano tristi NON perché hanno paura per una minaccia diretta alla loro famiglia, ma per le vittime. I bimbi devono potersi sentire al sicuro: è importante trasmettere loro questa sicurezza. Questi attacchi sono rari, i feriti guariranno e i cattivi sono stati catturati.

 

Bambini tra dieci e quattordici anni

Anche se i bimbi di questa età potrebbero voler conoscere più dettagli, è meglio non darne troppi. "Rispondete semplicemente alle domande" dice Coleman "e rassicurateli che sono al sicuro e che gli adulti stanno lavorando duro per fare in modo che queste cose non accadano più".

 

E' importante chiedere loro come sei sentono e che cosa hanno saputo. Che possono essere tristi anche se non sentono il bisogno di piangere. E se vogliono passare del tempo da soli o si mostrano indifferenti, può essere utile incoraggiarli a esprimere i loro timori e magari anche parlare di come ci si comporta in caso di emergenza.

 

Adolescenti

Probabilmente i ragazzi di questa età leggono queste informazioni sui social network o ne vengono a conoscenza dagli amici, quindi è molto importante aiutarli a distinguere le notizie false dalle congetture.

"Un adolescente potrebbe cercare di evitare un discorso del genere" dice Koplewicz, "ma provate ad affrontare l'argomento quando state facendo qualcos'altro con loro".

 

Gli esperti dicono anche che è importante sembrare calmi e aiuta anche condividere i propri sentimenti su questo tema. "Probabilmente non vi crederanno se cercate di rassicurarli dicendo che una cosa del genere non accadrà mai a loro o a qualcuno dei loro cari" dice Coleman. "Parlate loro in termini di probabilità". E pensate a un piano di emergenza nel caso dovesse accadere qualcosa: per esempio che cosa fare se non possono tornare a casa da scuola o non riescono a raggiungervi.

 

Leggi anche: come spiegare l'Isis ai bambini

 

Fonte: Time.com