COACHING

Coaching, il nuovo approccio per risolvere i problemi di figli e genitori

Di Alice Dutto
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12 Maggio 2017
Un nuovo metodo, da non confondere con l'intervento psicologico, che promette di risolvere in tempi brevi e in modo molto pratico i problemi di adolescenti, madri e padri. Ecco come funziona
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Diventare i migliori alleati di noi stessi e dei nostri figli. È quando promette di fare il coaching, un metodo che agisce sul nostro modo di pensare, da non confondere però con l'intervento di uno psicologo. Una disciplina che può aiutare molto i genitori, ma anche i ragazzi, soprattutto nel momento dell'adolescenza e della post-adolescenza.

 

CHE COS'È IL COACHING

«Il coaching permette di imparare a interpretare le situazioni che capitano nella vita nel modo più utile e strategico possibile, un approccio che noi definiamo “potenziante”. In altre parole, insegna ad adulti e ragazzi imparare da ciò che accade nella loro vita, mettendo da parte il giudizio» spiega Mario Alberto Catarozzo, formatore e coach professionista.
 

Un metodo che si basa, dunque, sull'assenza di giudizio, applicando una mentalità utile e funzionale al raggiungimento degli obiettivi. Un esempio? «Imparare a organizzare al meglio le proprie attività di studio, allentare le tensioni e lo stress, interpretare gli eventi della vita con l'ottica della “centratura”, senza cioè concentrarsi su chi ha torto o ragione, ma su cosa si può fare di diverso per migliorare le proprie esperienze di vita».

COME FUNZIONA IL COACHING


Il coaching lavora chiarendo gli obiettivi di ognuno di noi, individuando gli strumenti per raggiungerli e mettendoli poi in pratica, con una successiva fase di verifica che porta a un lavoro auto-correttivo (se ciò che abbiamo fatto funziona, continueremo a farlo; altrimenti, bisognerà cambiare strategia).

«Il coach è un partner che affianca, non dà soluzioni dirette, ma aiuta attraverso domande di qualità a trovare le risposte e le soluzioni giuste per attuare dei comportamenti che portano a superare un problema in autonomia. Un risultato che si raggiunge iniziando a fare chiarezza sugli obiettivi, sugli strumenti e sulla strategia da applicare. Poi si fissano le priorità e infine si agisce. Dopo, si verificano i risultati per poi correggere il tiro e riprovare».

Insomma, si lavora «sulla responsabilizzazione: invece di trovare sempre scuse per ciò che ci accade, si centra su di sé la responsabilità dei risultati».
 

DIFFERENZA TRA COACHING E PSICOTERAPIA

Attenzione a non scambiare questo approccio per un intervento psicologico, «Il coaching può intervenire nello sviluppo della persona e nel suo modo di pensare – continua l'esperto – ma si deve considerare semplicemente come un allenamento mentale, che lavora sul “come penso” e che serve ai ragazzi per trasformare il “perché” in “come”, cioè in “come posso fare per affrontare meglio ciò che mi succede”».

Dunque, il coaching lavora sul presente per il futuro, in funzione degli obiettivi da perseguire. La psicologia, invece, «ha una funzione curativa e si concentra sul passato per superare un disagio profondo».
 

DIVENTARE COACH DEI PROPRI FIGLI

Questo metodo può essere utile anche per i genitori che spesso hanno difficoltà a relazionarsi con i propri figli, soprattutto durante l'adolescenza. «Comunicare con i ragazzi è spesso molto difficile per madri e padri. Il modo per superare questo blocco è quello di comunicare e superare il conflitto generazionale».

Un passaggio che non può essere compiuto dai ragazzi, ma che deve essere assolto dagli adulti, «che sono più coscienti e capaci di gestire la distanza tra le generazioni». Il modo per venirsi incontro è dunque quello di uscire dal conflitto, «smettendo di irrigidirsi o rimanere delusi, senza lavorare su ragioni o torti, ma concnetrandosi sulla comprensione».

Mettersi nei panni del figlio è dunque il primo passo per poterlo aiutare a raggiungere determinati risultati: «attraverso l'empatia, il genitore costruirà un ponte verso il figlio, attraverso cui potrà raggiungerlo e tenergli la mano in questo momento così critico del suo sviluppo».
 

QUANDO RIVOLGERSI AL COACH


«Se vediamo che nostro figlio non rende a scuola, è dispersivo, non ottiene risultati, o non gestisce bene le tensioni anche con i suoi amici, bisogna cominciare a farsi delle domande. Nel caso in cui si senta che il ragazzo sta male e ha un disagio profondo, è bene portarlo dallo psicologo. Ma, se invece, è solo una questione organizzativa, e non ci sono elementi che ci facciano presupporre a un disturbo patologico, allora ci si può rivolgere al coach».

 

COME SCEGLIERE IL COACH


Al momento, non esiste un percorso professionale unico, né un ordine o un albo professionale dei coach. Ognuno ha esperienze differenti e diverse specializzazioni.

Basta guardare su Google per vedere quelli che offrono percorsi destinati alle famiglie. Un buon modo per selezionarli, se non si può contare sul passaparola, può essere quello di visitare il sito AICT – Associazione italiana coaching da cui si possono filtrare i diversi professionisti con la chiave “Family”


QUANTO COSTA


Il costo dipende dalla città, dal professionista e dalla durata della sessione, che generalmente va da una a due ore, e che si ripete a distanza di circa due settimane. Mediamente, si parla di 100 euro all'ora (quindi circa 150 per un'ora e mezza e 200 euro per una di due ore).


In alternativa, si possono frequentare dei corsi specifici, come ad esempio Diventa il coach di tuo figlio, dedicato ai genitori, o Costruisci il tuo futuro, per i ragazzi.