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Adolescenza e autostima: come aiutare i ragazzi a credere in se stessi

di Nicoletta Vuodi - 17.04.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Come aiutare i ragazzi a credere in se stessi e avere autostima? Lo abbiamo chiesto a Stefano Rossi, psicopedagogista, esperto di didattica scolastica e educazione emotiva

In questo articolo

Come aiutare i ragazzi a credere in se stessi

L'adolescenza è un periodo critico in cui la fiducia in se stessi può essere messa alla prova. Spesso, durante questi anni di crescita e scoperta, ci troviamo ad affrontare un nemico potente: il "bullo interiore". Questo è quel dialogo interno negativo che mina la nostra autostima e ci convince di non essere all'altezza. È importante riconoscere e affrontare questo bullo interiore per sviluppare una fiducia autentica.

Stefano Rossi, esperto di didattica cooperativa e educazione emotiva, nel suo ultimo libro "Se non credi in te, chi lo farà?" Feltrinelli Editore, esplora proprio questo tema, offrendo preziose strategie per costruire una fiducia solida in se stessi. Questo libro è una risorsa preziosa per i ragazzi per superare le ansie e accendere la felicità.

In questa intervista abbiamo chiesto al psicopedagogista che sussurra al cuore dei giovani, come riconoscere la voce del bullo interiore, per trasformarla nella voce empatica di un buon amico interiore.

Bassa autostima: come riconoscerla

Quali sono i segnali che indicano che un adolescente ha un deficit di autostima?

Possiamo parlare di due scenari apparentemente contrapposti. Il primo è un quello di un adolescente che si mostra apatico, remissivo, che non investe nella scuola, nello sport. La lettura interessante da fare è capirne intanto la ragione.

In questo caso il bullo interiore soffia pensieri maligni nella mente dell'adolescente dicendogli che se non si impegna, se non mette la sua passione in una determinata cosa può proteggersi dal fallimento, cioè fallisce ma può autogiustificarsi dicendosi che non si è impegnato davvero.

Di contro possiamo avere il caso invece letteralmente opposto dei cosiddetti "figli medaglia d'oro", quelli che fanno conquiste di una medaglia dopo l'altra. Sono ragazzi spesso anche performanti, nello scuola, nello sport, nei vari campi della vita, ma di fronte alla prima caduta, al primo minimo fallimento vanno in mille pezzi.

Dobbiamo capire una prima cosa importante dell'autostima, una lezione d'amore da condividere è che fondare la propria autostima sulle metriche del risultato della prestazione è pericolosissimo, perché le metriche sono per loro natura liquide, imprevedibili, volatili e invece noi dobbiamo fondare la nostra autostima sulla grinta che è una virtù da recuperare.

Qualcuno ha detto che la grinta è l'unico talento che fa emergere tutti gli altri e allora per mettere in scacco questa trappola del bullo interiore è spiegare ai nostri figli che devono dare tutto, devono avere il fuoco negli occhi. Se poi il risultato non è quello atteso, ecco lo scacco al bullo interiore, lì devono imparare a volersi bene, a trattarsi con rispetto e devono trasformare la voce del bullo nella voce di un buon amico interiore che direbbe loro che se hanno dato tutto, se hanno messo in quello che hanno fatto il fuoco, allora va bene così, non c'è da automortificarsi. 

Adolescenti e ansia

Per molti aspetti, questa è la "generazione ansia". Sono rimasto colpito durante un incontro che ho fatto in una scuola quando chiedendo quale fosse l'emozione più diffusa tra i miei giovani ascoltatori, non solo è venuta fuori l'ansia, ma addirittura una ragazzina alzando la mano ha detto io ho l'ansia di avere l'ansia. Una sorta di fobofobia, la paura di avere paura.

E allora riguardo all'ansia, l'educazione emotiva diventa importantissima, perché noi dobbiamo spiegare i significati delle emozioni ai ragazzi. Se non se ne coglie il significato, c'è il rischio di auto-angosciarsi anche quando non ce n'è bisogno.

Che cosa possiamo spiegare sull'ansia?

Bisogna spiegare ai ragazzi che ci sono due tipi di ansia: l'ansia amica e l'ansia nemica. La prima è una forza che tende il nostro arco, per scoccare al meglio la nostra freccia.

Quindi bisogna spiegare ai ragazzi che è assolutamente normale provare ansia prima di una partita importante, di un'interrogazione, di una verifica, di un'esibizione musicale, perché l'ansia è il dono che la natura ci ha dato per dare il meglio di noi, per concentrare tutte le nostre energie fisiche e mentali nella prova in cui ci stiamo sfidando.

Ecco, diversa invece è l'ansia nemica. Quando l'ansia da amica diventa nemica?

Quando per certi aspetti eccede a livello quantitativo, quindi quando diventa spropositata e allora, rompe il nostro arco, anziché tenderlo. Ma soprattutto quando è alimentata dai pensieri catastrofici, ovvero dei pensieri irrazionali che fondamentalmente noi dobbiamo imparare a scovare e a smontare. Questi pensieri irrazionali sono i pensieri del bullo interiore, che magari ci dice che se non riusciamo in questa cosa è la fine del mondo, che nessuno ci vorrà mai bene, che siamo un disastro e lo saremo per sempre.

Ai ragazzi io suggerisco la strategia della bilancia della saggezza, cioè di mettere per iscritto questi pensieri su un lato di una piccola bilancia disegnata su un foglio.  Mettendoli per iscritto si può pensare con più lucidità. Sull'altro lato della bilancia, ancora una volta, l'amico interiore può fare, (non l'avvocato del diavolo) l'avvocato della saggezza, cioè può metterle in discussione e dire -Ma è veramente la fine del mondo? Veramente nessuno ti vorrà bene?

In questo modo bisogna spiegare ai nostri ragazzi che loro non sono i loro pensieri. Loro possono ripensarli, ribilanciarli e ritrovare il giusto equilibrio.

Come aumentare l'autostima

Come possono genitori ed educatori aiutare un adolescente a sviluppare una maggiore autostima?

Io credo che dobbiamo capire la differenza tra amore e ammirazione.

L'ammirazione rispetto all'amore è un sentimento freddo, condizionato, è il sentimento di quel genitore che apprezza il figlio solo se (se vinci la medaglia, se sei il numero uno).

E allora qual è il risultato? Che il figlio sente che ad essere amato non è il suo cuore, non è l'unicità della sua anima, ma è l'immagine idealizzata, proiettata sopra di lui.

Si sviluppa così una falsa autostima, quella dei figli medaglia d'oro di cui parlavamo prima, che sono terrorizzati dall'idea di cadere, perché cadere per loro equivale a morire, equivale ad uscire dallo sguardo del genitore.

L'amore che cos'è?

L'amore, provo a dare questa definizione, non solo è amare incondizionatamente, ma è avere fede nella bellezza del figlio anche quando la bellezza del figlio come dire si esprime in modo intermittente.

Noi potremmo dire che ogni figlio è una Torre di Pisa, ogni figlio è un pochino storto, non è perpendicolare alle nostre aspettative, è normale che sia così.

Un genitore empatico, amorevole, ama il figlio nella sua unicità, gli fa sentire che l'amore precede i risultati che ottiene e da questo punto di vista amare per me significa essere il vento sotto le ali di un figlio, incoraggiarlo, cioè mettere il nostro cuore dentro il suo.

Il coraggio del passo indietro

Quale consiglio daresti a genitori e ragazzi?

Un consiglio finale importante che dobbiamo tenere presente è che oggi questa generazione di adolescenti è un "Icaro capovolto".

Mentre l'Icaro di ieri paradossalmente voleva volare troppo in alto, oggi molti ragazzi hanno delle ali che tremano, hanno paura di spiccare il volo. Su questo, come genitori, noi dobbiamo imparare il coraggio del passo indietro, che cosa vuol dire?

Vuol dire che molti genitori oggi in buona fede portano sulle spalle i pesi dei figli. Il risultato è che le ali di questi ragazzi crescono fragili, crescono tremanti e non sono in grado di sostenere poi le piccole grandi sfide della vita. Allora invece del "genitore sherpa" che porta sulle spalle i pesi del figlio, noi dobbiamo avere la saggezza del passo indietro.

Cioè capire che le salite, le fatiche, anche le esperienze negative in realtà hanno un valore positivo perché aiutano i nostri ragazzi a trovare la forma della loro forza e la forza della loro forma. Questo significa comprendere che per ciascuno di noi l'autostima si fonda sullo sguardo del genitore ma anche sul fare. Allora se noi come degli sherpa facciamo al posto del figli, senza rendercene conto, li derubiamo della loro autostima, perché diciamo loro nel modo più potente possibile "io non credo che tu ce la possa fare".

Quando i nostri figli sfidano le salite, fanno fatica, hanno voglia di mollare, ma se riescono a insistere, a un certo punto si rendono conto che possono fare. E lì la paura di volare si trasforma nella gioia di spiccare il volo.

L'intervistato

Stefano Rossi (www.centrodidatticacooperativa.it) è uno psicopedagogista scolastico tra i massimi esperti di didattica cooperativa ed educazione emotiva di bambini difficili e ragazzi a rischio. Ha ideato il progetto di contrasto alla dispersione scolastica chiamato Metodo Rossi della Didattica Cooperativa®. È autore di una trentina di testi, tra cui "Mio figlio è un casino" (Feltrinelli, 2022) e "Lezioni d'amore per un figlio" ((Feltrinelli, 2023 - disponibile da agosto nelle librerie e online). È attivo su Facebook con la sua pagina "Stefano Rossi Didattica Cooperativa".

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