PSICOLOGIA

Adolescenza: come combattere il disagio giovanile dei ragazzi moderni

Di Alice Dutto
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22 Luglio 2016
C'è chi si ritira dal mondo e chi invece fa abuso di sostanze stupefacenti. Due tendenze che hanno un punto in comune: l'incapacità di gestire le emozioni e l'assenza dei genitori. Ed è proprio da questi ultimi che deve partire il cambiamento alla ricerca di un nuovo equilibrio più sano
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Oggi due sono le tendenze psicopatologiche emergenti: i casi di ritiro sociale, dove i ragazzi rinunciano addirittura ad andare a scuola; e dall'altra l'abuso di sostanze stupefacenti, intese però come “perdite programmate di controllo”. «Il presupposto è che qualsiasi ragazzo (ma anche un adulto) che sviluppa una fase di abuso non lo fa per stare peggio, per perdere un equilibrio, ma per mantenere l'unico equilibrio per lui possibile» spiega Federico Tonioni, psichiatra e fondatore dell'ambulatorio per l'ascolto e la cura del cyberbullismo dell'ospedale Gemelli di Roma, che di recente ha condotto l'incontro “Nuove dipendenze o nuovi adolescenti” al Festival dell'Educazione di Viterbo.

 

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IL RITIRO SOCIALE dei ragazzi di oggi

 

Una risposta al disagio moderno dei ragazzi è il ritiro sociale. I giovani cominciano dall'abbandonare lo sport che praticano e finiscono con lo smettere di andare a scuola, passando anche 20 ore attaccati a un computer per giocare. «Spesso si tratta di giochi online molto violenti, che utilizzano per esternare la loro aggressività» sottolinea l'esperto. In genere, infatti, si tratta di ragazzi repressi che non hanno la possibilità di esprimere la loro aggressività e che non riescono a gestire la rabbia. Così preferiscono allontanarsi dal mondo, per evitare di esplodere.


«Ci siamo accorti che hanno tutti un punto in comune: non è possibile incrociare il loro sguardo. E non è timidezza, è come se fossero senza pelle. In questo senso, la chat è uno strumento estremamente funzionale, perché con una webcam possono affrontare anche argomenti sensibili, ma senza arrossire. Il rossore è infatti un effetto dell'emozione che passa attraverso il corpo, che fa parte della conversazione non verbale. Il nodo centrale in questi ragazzi è dunque proprio la difficoltà a gestire le emozioni».

 

Adolescente
| Alamy.com

IL POLIABUSO

 

La stessa cosa, ma con modalità differenti, accade ai ragazzi che fanno abuso di sostanze stupefacenti. «La moda è quella di mischiare diverse droghe, ma non per una ricerca del piacere, come accadeva in passato con la cocaina: oggi ci si droga in sequenza e in combinazione, unendo musiche, circostanze, compagnie e luoghi ad hoc per “programmare” come stare» evidenzia Tonioni.


Questi ragazzi, al pari dei “ritirati sociali”, sono caratterizzati da un'incapacità di tollerare gli stati emotivi e quindi li pianificano per evitare di doverli gestire all'improvviso. Il difetto delle emozioni, infatti, è che sono spontanee: non si può sapere quando si balbetterà o ci verrà la tachicardia. «E in questo il corpo ci tradisce, perché dice sempre la verità anche quando noi non vogliamo o non siamo pronti».
 

CAUSE E RIMEDI DI QUESTI COMPORTAMENTI


Ma qual è il motivo di questi comportamenti? «Soprattutto l'assenza dei genitori – sintetizza l'esperto – che con gli strumenti moderni hanno trovato nuove forme per stare lontani dai loro figli. Pensiamoci: guardiamo lo schermo del cellulare ogni 3 minuti senza un motivo preciso, ma perché è diminuita la nostra capacità di stare da soli e di attendere. I nuovi mezzi ci hanno reso tutti più compulsivi».


In queste nuove forme di assenza, la presenza per i ragazzi è garantita sempre più dalla tecnologia: «Pensiamo a che baby-sitter meravigliosa è un'app o la console dei giochi. Una delle frasi tipiche delle mamme e papà moderni è: “davanti al computer mio figlio non si vede e non si sente”. Peccato che i piccoli abbiano proprio bisogno di essere visti e pensati. Quando li lasciamo da soli con questi strumenti si dissociano, uno stato che è anche normale, ma la cui pericolosità dipende dalla durata. Una situazione che per fortuna è reversibile: non c'è nessun bambino, infatti, che preferisca giocare con il computer piuttosto che stare con i genitori. Tutto sta alla disponibilità di questi ultimi».

 

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Diverso è l'adolescente che, pur avendo bisogno degli adulti, ha la necessità di sperimentare anche se stesso, allontanandosi dai genitori: «La distanza sana da avere nei confronti di un adolescente è data dalla fiducia. Quando capiamo che non riusciamo a fidarci dei nostri figli lo dobbiamo presentare come un nostro limite. Con loro il muro contro muro non serve a niente, meglio imparare a chiedere scusa quando ci rendiamo conto di aver sbagliato. E solo se le scuse sono autentiche e sincere, li ritroveremo. 

Trovare insieme limiti e regole

 

Una strategia per essere presenti è trovare insieme limiti e regole, crescendo nel confronto e facendo tutti uno sforzo comune per venirsi incontro. Un modo per evitare di vedere i nostri figli allontanarsi e soffrire, sentendoci in colpa. Anche perché la distanza più ampia da loro sono proprio i nostri sensi di colpa» conclude Tonioni.


La possibilità di migliorare le cose parte dunque proprio dai genitori, con la loro presenza, l'ascolto e l'impegno a venirsi incontro.

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