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I giovani e la comunicazione digitale: come insegnare ai nostri figli a rispondere ai commenti su internet

di Stefano Padoan - 19.05.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I giovani spesso sui social si trovano di fronte a messaggi d'odio: l'esperto di comunicazione digitale spiega come rispondere ai commenti su internet

Come rispondere ai commenti su Internet

Cosa scrivere in calce ad un commento negativo sotto a un video di TikTok? Cosa fare se ci offendono sui social? Sarà cyberbullismo? Sono domande che i figli fanno ai genitori, ma alle quali anche gli adulti fanno fatica a rispondere: nella vita digitale di ciascuno non è facile capire come comportarsi e comunicare correttamente. Bruno Mastroianni, docente di Comunicazione politica e globalizzazione e autore del libro 'Litigando si impara. Disinnescare l'odio online con la disputa felice' (Franco Cesati Ed., 2020) ci dà qualche consiglio su come insegnare agli adolescenti (ma anche ai genitori) a comunicare su internet.

In questo articolo

I giovani e la comunicazione digitale: cosa si intende per hate speech online

Per hate speech (in italiano "discorsi d'odio") si intendono atti di comunicazione che puntano a svalutare e disconoscere l'altro: «L'odio - spiega Mastroianni - è proprio la volontà o l'istinto di negare l'altro come essere con le proprie caratteristiche, non volere che l'altro esista così com'è. Questo è molto visibile mediante un'aggressione fisica, ma la violenza simbolica dell'hate speech non è meno grave». Ecco perché è diverso dalla critica o dalla polemica, che invece scinde le idee e i pensieri dell'interlocutore da ciò che lui è: l'odiatore non sopporta ciò che tu sei. L'hate speech ha due caratteristiche cui prestare attenzione:

  1. Possiamo essere tutti odiatori. «L'hate speech riguarda tutti, perché ognuno di noi può essere vittima ma anche fautore di un commento d'odio».

  2. Non sono solo insulti. «L'hate speech non è solo quello esplicito fatto di parolacce e insulti, ma vi è un modo implicito di odiare: per esempio appellare gli altri in maniera svalutante e offensiva anche usando parole eleganti».

Insulti sui social: reato o no?

Dobbiamo toglierci dalla testa la distinzione tra virtuale e reale: online si verificano atti reali. «Un "like" a un certo contenuto è atto pubblico di sostegno, così come scrivere un post o un commento». Anzi, online ci sono due aggravanti:

  • Diffusione illimitata. La diffusione di tali atti è ancora più estesa: «Non è come dire qualcosa in una stanza con 30 persone, è come dirlo al mondo intero. I commenti online sono atti pubblici di comunicazione con i quali non potremo mai sapere chi raggiungeremo».

  • Permanenza nel tempo. Un insulto verbale è estemporaneo ed effimero, potrebbe non essere né registrato né ricordato da nessuno. «Diverso è online, dove ogni contenuto rimane scritto, registrato, rintracciabile per sempre. Parlare online è come incidere sulla pietra».

Se, insomma, fino a prima di internet si diceva "Verba volant, scripta manent" «ora dovremmo dire "Scripta volant et manent", perché non sappiamo dove possono arrivare e nello stesso tempo sappiamo che rimarranno per sempre».

Come litigare “bene” su Internet

Sperimentare e gestire il conflitto, però, fa parte della vita e fa crescere: «Io definisco "litigio" il fallimento di una discussione, quando si smette di parlare nel merito e si attacca sul personale. Chiamo invece "disputa" il litigio buono, quello che tiene legate le persone anche a partire da un dissenso nei confronti dell'opinione diversa dell'interlocutore». Una discussione che insomma continua ad articolarsi e alimenta la relazione, nella consapevolezza che siamo differenti e le differenze, che spaventano perché ci costringono a mettere alla prova la nostra identità, in realtà sono l'occasione per conoscersi meglio e conoscere gli altri. «Il conflitto è diverso dalla guerra, che invece è la sua degenerazione verso la violenza. Un conflitto può anche rimanere in stallo, perché capiamo che su un certo tema non saremo mai d'accordo e dovremo limitarci a contemplare la differenza». È un modo sano per convivere, ma soprattutto per recuperare nelle discussioni la prospettiva della felicità: «Chiediamoci se una certa disputa ci sta migliorando la vita: se deve dare soddisfazione a me e al mio interlocutore, mi devo adattare alla persona che ho davanti. Se invece rimango sul piano ideale e di principio, non ascolto il mio bisogno di felicità ma piuttosto quello di avere ragione, difendere me stesso ad ogni costo, alimentare il mio orgoglio. Per questo, tante volte, nelle discussioni ci autoprocuriamo infelicità».

Giovani e social network: come si risponde ad un commento negativo sui social

Cosa fare però di fronte a un commento negativo sui social?

  1. Pensate prima di premere invio. Il web ha un grande vantaggio rispetto a un'interlocuzione parlata: è possibile non reagire di pancia, perché si può leggere più volte il commento per capire bene cosa intende l'altro e poi formulare la propria risposta con calma.

  2. Imparate a ignorare. Ci sono alcune situazioni in cui rispondere è inutile o controproducente: «Ricordiamoci che l'oggetto delle discussioni sono le argomentazioni. Come prima cosa dunque chiedetevi se quel commento, al di là di ogni possibile parte provocatoria, ha un elemento o una ragione di critica. Se l'interlocutore non sta minimamente spiegando il suo punto di vista, lasciate perdere».

  3. Rimanete sul piano delle argomentazioni. Se nel commento trovate un'osservazione sensata, per quanto magari espressa in modo scomposto, prendetela in considerazione. «Pensiamo ad esempio a un giudizio sprezzante come "Questo video non mi piace per niente". Rispondere "No, invece è bello" oppure "Se non ti piace fatti tuoi" alzerebbe solo il livello dello scontro. Scrivete invece "Perché non ti piace?": è un modo per invitare l'altro a tirare fuori le sue ragioni, che magari possono offrire un punto di vista interessante. Se invece la risposta è ancora sprezzante e sul piano personale (ad esempio "perché mi stai antipatico"), chiudete la discussione».

  4. Non partite confutando l'altro. Quasi mai la ragione sta tutta da una parte: ecco perché, di fronte a un brutto commento, il primo esercizio è provare ad accettare la critica, a trovare nel commento tutto ciò su cui si può convenire: «A partire da questo, dopo aver riconosciuto all'altro il suo punto di vista e averlo capito, si può segnalare tutto ciò su cui invece dissentite».

Gianni Morandi: un buon esempio di come rispondere ai commenti su Internet

La buona comunicazione dunque è dare spazio all'altro, non un atto di conquista. «Ricordiamoci che una discussione non è uno scambio di idee, ma la costruzione o distruzione di una relazione. Bisogna saper cedere tutto ciò che è possibile, per rimanere vicino all'altro e in dialogo con lui». In questa umiltà, Gianni Morandi è un personaggio dei social che ha tanto da insegnare: «Di fronte a qualsiasi tipo di critica ha la capacità di non resistervi, non porsi sulla difensiva o sul contrattacco. Piuttosto indossa il limite che gli è stato imputato e ammette che questo aspetto in parte lo caratterizza. Esercitando umiltà e autoironia dimostra grande serenità, perché sa che questi commenti non lo distruggono ma anzi, lo rendono amabile. Sono invece gli scontrosi a risultare detestabili».

L'intervistato

Bruno Mastroianni è presidente del comitato scientifico di #InspiringPR, il Festival delle relazioni pubbliche, sul suo blog www.brunomastro.it si occupa di discussioni online e comunicazione di crisi, temi cui ha dedicato anche i libri 'La disputa felice. Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico' (Franco Cesati Ed., 2017) e 'Litigando si impara. Disinnescare l'odio online con la disputa felice' (Franco Cesati Ed., 2020). Giornalista, si occupa di comunicazione digitale sia per RaiPlay come social media strategist che come docente presso l'Università di Firenze e l'Università di Padova.

 

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