Droghe leggere

Cosa fare se tuo figlio assume droghe leggere

Di Rosy Maderloni
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07 Settembre 2017
Come intervenire quando si scopre che il proprio figlio sta facendo uso di droghe leggere? Il dialogo onesto, prima di tutto. Ne abbiamo parlato con Chiara Tomain, psicologa, e Flavio Zanello, operatore in un centro d'ascolto sulle tossicodipendenze
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L'uso della cannabis è piuttosto comune tra i ragazzi italiani: uno studente su quattro ne ha fatto uso nel 2016 stando ai dati della Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, curata dal Dipartimento per le politiche antidroga e presentata lo scorso agosto.

 

Sostanza psicoattive "nuove", le cosiddette sintetiche, destano maggiore curiosità, utilizzate dal 15% della popolazione tra i 15 e i 19 anni sono anche le meno conosciute e temute dai genitori sul chi va là. Ma cosa fare se il proprio figlio assume droghe leggere? Innanzitutto occorre "entrare" nel suo mondo e conoscere la sua realtà.
 

 

Le cause e le reazioni

Ci sono momenti di passaggio significativi e forieri di diverse abitudini. «In prima superiore si cambiano compagni di classe, si vedono quotidianamente studenti anche molto più grandi e si fa di tutto per essere accettati in nuovi gruppi - spiega Flavio Zanello, della Fondazione Don Chino Pezzoli e operatore allo Sportello di ascolto della Caritas Ambrosiana a Sesto San Giovanni -. A questa età alcune dinamiche "di branco" spingono a fare di tutto pur di non sentirsi esclusi. Anche la bassa autostima o l'insicurezza possono spingere un ragazzo a "provare" nuove sostanze per vincere le proprie paure. Questi tratti della personalità e l'ambiente che frequentano non devono mai essere presi sotto gamba dalle famiglie perché sono indizi e rivelano già le cause su cui si può lavorare per aiutarli. Anche un trauma, un lutto o la ribellione possono spingere alla ricerca di evasione».

 

Come capire se un figlio si droga

Sonnolenza e stanchezza a tutte le ore, il rendimento più scarso a scuola, le occasioni di dialogo in casa che diminuiscono e magari la richiesta pressante di denaro: un adolescente che assume questi atteggiamenti potrebbe essere alle prese con il consumo abituale di qualche droga.


«Questi ragazzi sentono di avere qualcosa da nascondere e allora si chiudono più frequentemente in camera, alternano questa grande spossatezza a momenti di euforia e agitazione - chiarisce Zanello -. L'adolescenza, è vero, è un periodo particolare e molti comportamenti possono sembrare legati a una loro trasformazione. Però è altrettanto vero che l'ansia e l'instabilità sono sempre il segnale di un disagio e mai di "sviluppo". Devo anche riconoscere che negli ultimi anni sono sempre più i nonni i primi ad accorgersi quando qualcosa non va in famiglia: questo dovrebbe fare riflettere i genitori e il loro modo di guardare i figli».
 


Come intervenire se un figlio si droga

1. Non minimizzare

«Solitamente - prosegue Zanello - quando in famiglia ci si accorge che l'adolescente si è fatto uno spinello, significa che il ragazzo o la ragazza lo avrà già fatto altre volte. Per questo occorre intervenire tempestivamente e non lasciare spazio a meccanismi di copertura o di minimizzazione del problema. Il padre "amico" che racconta di aver assunto anche lui qualche droga in gioventù fa un gesto pericoloso e controproducente».

 

2. Prendere coscienza

«Qualsiasi percorso per uscire da una dipendenza parte dalla presa di coscienza che si sta vivendo un disagio e che la situazione riguarda l'intera famiglia», spiega Chiara Tomain, psicologa per la cooperativa Icaro, attiva in diverse scuole, che ci dà alcune indicazioni su come comportarsi quando siamo di fronte alla certezza che nostro figlio abbia bisogno di aiuto.

 

3. Ascoltare le proprie reazioni


Le reazioni sono diverse e da saper gestire. «Sensi di colpa, rabbia, ma anche puntare il dito contro la società e gli altri sono reazioni comuni - sottolinea Tomain -. I primi a dover prendere coscienza della situazione sono proprio i genitori che devono trovare gli strumenti e le risorse per accompagnare i ragazzi verso la via d'uscita. Queste reazioni possono dire molto sulle aspettative che gli adulti hanno verso i figli».

 

4. Instaurare un dialogo diretto


Le preoccupazioni e i dubbi dei nostri figli hanno bisogno di qualcuno che voglia ascoltare. «Occorre cercare un dialogo diretto basato sull'ascolto e sulla attenta comprensione di cosa sta accadendo alla vita dei nostri ragazzi - puntualizza Tomain - perché genitori e figli sono alleati in questa esperienza».

 

5. Affidarsi a un esperto


«Una figura terza può aiutare a fare ordine e fornire strumenti per avviare un percorso di recupero - continua la psicologa -. Entrambi i genitori dovrebbero sentirsi coinvolti: non basta che sia una figura sola (di solito la madre) a sentirsi delegata ad accompagnare il figlio».

A seconda della situazione, inoltre, le famiglie possono anche essere indirizzate da un professionista a centri dedicati dove il lavoro insieme è ancora più strutturato.
 

6. Non avere fretta

Infine, mai avere fretta di "guarire". «Ogni percorso - conclude Tomain - richiede tempi personali e non si dovrebbero mai fare previsioni».