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Cyberbullismo e Covid: conoscere il fenomeno per proteggere i nostri figli

di Stefano Padoan - 31.12.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Con la pandemia crescono esponenzialmente gli episodi di cyberbullismo. Le osservazioni e i consigli della psicologa per i genitori

Cyberbullismo e Covid

Per via delle limitazioni della vita in presenza e per l'aumento delle ore in videolezione e sui social, gli episodi di cyberbullismo sono in forte crescita. Lo diceva Fondazione Carolina già durante la prima ondata - quando aveva registrato quasi 300 casi a marzo e 121 ad aprile - e il fenomeno rischia di ripresentarsi in questo secondo lockdown. Ma come mai il fenomeno è in aumento e come gestire questa situazione? Lo abbiamo chiesto alla psicologa Alessandra Portaluppi.

In questo articolo

Cos’è il cyberbullismo

Il cyberbullismo è una forma di bullismo, la più recente poiché nata a seguito della diffusione delle nuove tecnologie. «In questo caso il bullo adopera chat e social network per aggredire la vittima, violando la sua privacy, divulgando foto o video imbarazzanti, minacciandolo, offendendolo» spiega l'esperta. «Il termine, coniato da Bill Belsey nel 2002, indica una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta nel tempo, attuata mediante uno strumento elettronico, perpetrata da un gruppo o da un singolo contro un gruppo o un singolo con l'obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima, che non riesce a difendersi».

Cyberbullismo e bullismo: analogie

Le caratteristiche principali del cyberbullismo sono dunque le stesse riferibili al bullismo, come definite da Dan Olweus nel 1986:

  1. Intenzionalità dell'azione. Il bullo agisce secondo la propria volontà e infliggendo intenzionalmente danni e disagi alla vittima.

  2. Ripetitività. Le azioni moleste sono ripetute nel tempo. È infatti importante distinguere tra dispetti o prese in giro episodiche e azioni moleste che sistematicamente si ripercuotono sulla vittima.

  3. Relazione asimmetrica. Tra bullo e vittima non c'è un rapporto alla pari, perché i ruoli tra chi subisce e chi arreca le prepotenze non si invertono mai. La vittima ha difficoltà a difendersi e si trova in una situazione di impotenza di fronte a colui o coloro che lo molestano.

Differenze tra cyberbullismo e bullismo

Il cyberbullismo è contraddistinto da alcune peculiarità:

  1. Anonimato. Il persecutore può essere un perfetto sconosciuto per la vittima o celare la propria identità, sentendosi così al riparo da sanzioni e libero di agire. L'anonimato favorisce la deresponsabilizzazione del bullo, che si fa meno scrupoli prima di un atto prevaricatore e spesso alza il livello di aggressività.

  2. Assenza di relazione tra bullo e vittima. L'aggressione non avviene di persona e questo diminuisce ancora di più la già scarsa empatia del bullo: a causa infatti dell'assenza del contatto con la vittima, l'azione molesta - che sicuramente sortisce effetti sul ricevente - non produce feedback negativi percepibili dal bullo. Egli tende così a minimizzare le proprie azioni e a decolpevolizzarsi. «Alcuni studi internazionali hanno dimostrato come i cyberbulli spesso non sono capaci di comprendere l'effetto delle proprie azioni e le conseguenze sulla vittima. Questo "disimpegno morale", accompagnato dall'anonimato delle azioni online, amplifica l'aggressività del bullo e nello stesso tempo causa un processo di dissociazione tra la vita online e offline».

  3. Assenza dei limiti spazio temporali. Mentre il bullismo tradizionale è circoscritto in alcuni momenti della giornata (come per esempio durante gli orari scolastici), con il cyberbullismo la vittima è sempre raggiungibile dalle prepotenze, non ha tregua. Senza luoghi e tempi in cui sentirsi al riparo, aumenta la paura. Se poi si verifica anche la condivisione di materiale offensivo in rete, il pubblico potenzialmente illimitato che assiste alle umiliazioni rende la vittima ancora più impotente e umiliata.

Le forme del cyberbullismo in lockdown

«I numeri segnalati da Fondazione Carolina evidenziano che con la didattica a distanza e il lockdown i ragazzi sono perennemente connessi e pertanto sono più esposti a questo fenomeno. Nel mio lavoro in questi mesi ne ho viste di tutti i colori: gruppi WhatsApp di classe dove si prende di mira il compagno più debole con insulti e foto personali; insulti ai professori durante le videolezioni; fino allo "Zoombombing", ovvero le intrusioni di disturbo da parte estranei nelle aule virtuali, possibili tramite forzature del sistema o perché i bulli si scambiano i link di accesso». In rete però c'è anche di peggio, ovvero gruppi social che inneggiano a stupro, femminicidio, omolesbotransfobia e razzismo, dove l'unico scopo è postare foto di amici o sconosciuti contro cui scagliarsi senza pietà e minacciando gli atti di violenza più atroci. «E su internet è estremamente facile passare da scherzi "infantili" a questi orrori, perché tutto è accessibile allo stesso modo».

Perché il cyberbullismo aumenta in lockdown

«Il cyberbullismo è sicuramente ingigantito per via dell'iperconnessione di questi mesi - prosegue la psicologa - ma è soprattutto l'espressione di un disagio crescente da parte di molti ragazzi e ragazze». I motivi dell'aumento del cyberbullismo sono:

  • La spersonalizzazione delle relazioni. Il prolungato distanziamento ha fatto sì che, per lungo tempo, le relazioni siano continuate solo dietro uno smartphone. «Le persone sono così diventate entità virtuali e si è persa la percezione del proprio e dell'altrui corpo. Dobbiamo chiederci quanto quello che sta succedendo avrà un impatto anche sul modo di relazionarsi futuro di questi ragazzi, per molti mesi privati del contatto fisico e ormai abituati a nascondersi dietro ad uno schermo. Ad esempio, saranno ancora in grado di interagire in modo sano con l'altro sesso?».

  • Connessi ma soli. Le indagini ci dicono che i ragazzi e le ragazze in lockdown percepiscono maggiormente un senso di solitudine nonostante gli strumenti tecnologici: «I social non si traducono in socializzazione e anzi fanno sentire più la distanza che la vicinanza tra me e l'altro. Per questo favoriscono un'interazione antisociale tra pari. Gli specialisti stanno registrando anche l'aumento di stati di ansia e attacchi di panico tra gli adolescenti, nonché di malattie psicosomatiche della pelle, quasi come se si fossero ormai abituati a non avere alcun contatto fisico con altri esseri umani».

  • La noia. «Aspetto che pare banale ma che invece è molto importante è quello della noia, che i ragazzi affrontano provando a fare "accadere" qualcosa spesso in modo violento. Il cyberbullismo diventa così un passatempo di facile accesso in una giornata priva di stimoli e distrazioni, dove i leader negativi trovano terreno fertile per trascinarsi dietro il gruppo».

  • Nessuna valvola di sfogo. Gli adolescenti a casa rischiano un effetto "pentola a pressione", poiché vengono loro sottratti tutte le occasioni per scaricare la tensione: «Fare sport o uscire la sera sono momenti vitali per un adolescente che, privato di queste cose, rischia di esprimere ansie, frustrazioni e impulsi con trasgressione, ribellione e violenza. Pensiamo poi a quanto sono in aumento i problemi all'interno delle famiglie: il Covid-19 ha fatto venire al pettine tensioni latenti, oppure ne ha causate di nuove per la convivenza forzata prolungata o le difficoltà economiche».

  • Cala il controllo dei genitori. In questo secondo lockdown il fenomeno rischia anche di aggravarsi, afferma Portaluppi: «Se in primavera tutta la famiglia era a casa o in smart working a parte rare eccezioni, adesso i ragazzi restano da soli a casa mentre i genitori sono al lavoro».

5 consigli per proteggere i vostri figli dal cyberbullismo

Cosa possono fare i genitori che hanno figli che frequentano le scuole medie e superiori? «È importante per prima cosa aiutare i ragazzi a capire il problema, secondo vigilare per evitare di ritrovarvi in casa sia una potenziale vittima che un cyberbullo».

  1. La casa non è un luogo sicuro. Il fatto che i ragazzi non possano uscire e non vadano a scuola dà ai genitori la falsa illusione di averli più protetti e sotto controllo: «Attenzione, perché rischiate di abbassare la guardia proprio in un momento in cui sarebbe invece da rafforzare. Con uno smartphone in mano o al pc chiusi in cameretta i vostri figli non sono "al sicuro", ma di fronte al mondo intero».

  2. Siate presenti. Non basta essere fisicamente nello stesso luogo per essere realmente presenti: «Con vostro figlio, anche in un'età in cui mette tutto in discussione, coltivate un rapporto di fiducia e ascolto. Condividete la giornata e chiedetegli come sta andando, ma senza forzarlo; se non altro, quando sentirà di averne bisogno, saprà che voi ci siete».

  3. Regole e controllo. Essere presenti non vuole dire solo essere disponibili e aperti al dialogo, ma anche assumersi la responsabilità educativa che vi spetta: «Va bene spiegare loro come si usa un social o una nuova piattaforma, ma mettete subito in chiaro che su quel canale ci sono regole ben precise da rispettare. E siete autorizzatissimi a sapere il codice di sblocco del loro telefono, a controllare l'utilizzo di TikTok o vedere la cronologia del pc. Anche monitorare di tanto in tanto il loro comportamento in didattica a distanza aiuta: l'osservazione è importante per capire problemi che i ragazzi a volte rischiano di denunciare (o confessare) quando ormai sono diventati cose molto gravi».

  4. Mettete una regola sull'uso della tecnologia. Tante volte la tentazione dei genitori, in giornate particolarmente faticose, è quella di usare tablet e smartphone un po' come babysitter: i ragazzi si immergono nel loro mondo e non disturbano: «È sbagliato non mettere dei limiti di tempo e di forme di utilizzo, a maggior ragione in questo momento in cui inevitabilmente la tecnologia si prende già di per sé una fetta più consistente delle nostre vite».

  5. La noia si sconfigge insieme. Contro la noia e la solitudine di vostro figlio ci siete anche voi genitori: «Con un po' di creatività animate un momento di svago in casa, teneteli "allenati" e abituati a relazioni concrete in presenza, fateli sfogare, divertire, ridere».

L'intervistata

Alessandra Portaluppi è psicologa e psicoterapeuta in formazione presso l'Istituto Italiano di Psicoanalisi di gruppo.

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