Psicologia preadolescenza

Educazione sentimentale dei figli preadolescenti: perché e come parlarne

amoreadolescenza
25 Marzo 2019
I nostri figli sono sempre più informati sul sesso e sempre più precocemente. Le principali fonti di informazione? Internet e i media in generale. Ma quel che apprendono da certe fonti non è sempre adeguato alla loro età. Per questo è bene che a parlargliene siano innanzitutto i genitori, nel modo appropriato alla loro fase di crescita. Come spiegano Alberto Pellai e Barbara Tamborini nel libro “Il primo bacio”
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È uno degli argomenti di cui ci riesce più difficile parlare con i nostri figli. Ma che non possiamo tralasciare. Perché i nostri vuoti possono essere riempiti da informazioni distorte, che i preadolescenti apprendono tutti i giorni da quel che li circonda, a cominciare da internet. Lo psicoterapeuta Pellai e la psicopedagogista Barbara Tamborini, nel libro  “Il primo bacio” (ed. De Agostini), spiegano come affrontare nel modo giusto l’argomento, come costruire un dialogo senza essere invadenti ma nemmeno assenti. Ecco alcune “dritte” tratte dal libro.   

 

5 motivi per cui è bene parlare di educazione sentimentale e sessuale con i nostri figli


1. Perché internet e i media danno informazioni senza filtri
I media ci bombardano di immagini e messaggi sulla sessualità intesa come puro piacere del momento, impoverito delle tante implicazioni emotive, affettive e psicologiche che dovrebbe avere. Sin da bambini, quindi, i nostri figli assorbono il concetto che la sessualità è legata alla soddisfazione di un piacere momentaneo, che non coinvolge mente e cuore.
La principale fonte di informazione per un ragazzino in crescita è Internet. Il problema è che le informazioni che si possono trovare sul web non vengono filtrate in base all’età o al livello di sviluppo del fruitore, per cui capita che gli stessi contenuti, immagini o video possano essere visti da un ragazzino alle prime armi così come da uno studioso di sessuologia. O che i ragazzini, nella loro ansia di conoscenza su un mondo che li incuriosisce, incappino in siti dove la sessualità è fatta di violenza e perversione, che vengono presentate come normalità. E in un cervello ancora immaturo questo crea confusione, perché rischia di essere percepito come normalità quel che è invece frutto di una concezione perversa e malata della sessualità.  

 

2. Perché dobbiamo insegnare che l’amore è un percorso da vivere tappa dopo tappa
Insegnare educazione sentimentale significa far capire al ragazzo che la sessualità non si può ridurre al mero incontro tra corpi, ma è un’esperienza meravigliosa che coinvolge a 360°, nel corpo, nel cuore e nella mente. E proprio per questo va lasciata crescere tappa dopo tappa, man mano che la relazione si arricchisce di tenerezza, protezione, sintonia, complicità. Scegliendo e vivendo accuratamente ogni “prima volta”, a cominciare dal primo bacio, che è come una pietra miliare della crescita affettiva di un ragazzo e proprio per questo non deve essere sprecato. Perché ogni singola tappa deve essere vissuta con emozione, ma anche con ragione.

3. Perché lo sviluppo fisico è sempre più precoce
Lo sviluppo puberale arriva sempre più precocemente rispetto a pochi decenni fa, in un'età in cui non si è ancora sviluppata la capacità di pensiero critico tipica di una mente adulta. Gli adolescenti, dice Pellai, hanno un corpo che va come una Ferrari quando la mente va ancora a pedali. Una discrepanza fisiologica, dovuta al fatto che durante la preadolescenza si sviluppano molto velocemente le aree cerebrali legate all’emotività (il sistema limbico), mentre è ancora immatura la parte cognitiva, deputata al pensiero critico. Questo significa che i ragazzi sono spesso in balia delle loro pulsioni e del loro stato di eccitazione,  senza essere in grado di pensare alle conseguenze delle proprie azioni. Sta a noi adulti aiutare i ragazzi ad allenare la capacità di riflettere, cominciando già prima che arrivi la tempesta ormonale della pubertà e siano travolti da un’energia potente come quella sessuale. Anche perché più passano gli anni ed aumenta l’interazione con i coetanei, più diminuiscono gli spazi che i ragazzi ci concedono per parlare di certi argomenti.

 

4. Perché gli stereotipi di genere sono ancora duri a morire  
Si potrebbe credere che certa mentalità sui ruoli maschili e femminili sia roba del passato, ma il marketing - e la pornografia – sono pervasi dagli stereotipi di uomini che non devono chiedere mai e donne che cedono di fronte a tanta (pre)potenza. I ragazzini allora ricevono come modelli di comportamento quelli di maschi predatori che usano le femmine come oggetti nelle loro mani, che pretendono tutto come se tutto fosse loro dovuto, senza rispetto né negoziazione.
Le ragazzine al contrario ricevono il messaggio che per valere ed acquisire popolarità debbano essere belle, sensuali e magari anche disponibili, e che sono  degne di ammirazione solo e in quanto ammirate dagli altri e non per il valore che riconoscono di avere in sé. Una cultura che può insinuarsi pericolosamente nelle relazioni affettive, generando la convinzione che per essere amate occorra adeguarsi a copioni imposti dal partner.

5. Perché con l’uso sempre più precoce dei cellulari si vivono più relazioni virtuali e meno relazioni reali .


I nostri figli sono sempre superconnessi e verrebbe da pensare che, proprio grazie a questa vita ‘social’, abbiano tante relazioni in più. In realtà, da recenti ricerche, emerge che gli adolescenti vivono meno relazioni sentimentali e più tardi rispetto al passato, inoltre sono più soli, depressi e insicuri. Questo perché l’uso prolungato di dispositivi tecnologici offre meno occasioni per confrontarsi con la realtà e sperimentare relazioni vere.
 

5 consigli su come affrontare l’educazione sentimentale e sessuale

  • 1. Preparare un percorso sin da piccolissimi

Non bisogna aspettare che il figlio sia adolescente per fare educazione sentimentale o sessuale. Una buona educazione può cominciare da quando i bambini sono piccolissimi, con i gesti della quotidianità: durante il bagnetto o il cambio del pannolino, ad esempio, si può favorire la conoscenza del corpo, presentando le varie parti, genitali compresi, come belle e importanti; il massaggio infantile, invece, può essere occasione per far scoprire le sensazioni di benessere e piacevolezza che coccole e contatti fisici possono regalare. Ovviamente sempre nel rispetto delle emozioni del bambino e mai includendo azioni che possano risultare di natura sessuale.

  • 2. Fornire le prime informazioni durante la scuola primaria

Dai 6 anni in poi, si possono trasmettere in modo graduale informazioni teoriche sulla sessualità, che dovrebbero essere affiancate di pari passo da attività formali organizzate dalla scuola. È in questa fase che si può iniziare a spiegare come funzionano gli organi genitali, come l’ovulo viene fecondato dallo spermatozoo e come si sviluppa l’embrione, in modo affascinante e coinvolgente. Ed è a quest’età che si può introdurre il concetto che certi aspetti della sessualità si possono vivere solo quando si è più grandi, senza bruciare le tappe. Anzi, è bene dare al bambino piccole regole di autoprotezione, avvertendolo, senza allarmismo, che nessuno può chiedergli di fare, toccare o vedere qualcosa che lo mette a disagio. E, se succede, deve subito avvertire mamma e papà. A maggior ragione se gli viene chiesto di tenere il segreto.

  • 3. Non sfuggire alle domande.

Man mano che il bambino comincia ad avere conoscenze sulla sessualità, potranno nascere tanti dubbi e curiosità. Ed è facile che ci ponga domande. Non glissiamo e non ci mostriamo imbarazzati, altrimenti capirebbe che preferiamo non parlarne. Cerchiamo piuttosto di capire qual è la sua curiosità in quel preciso momento, con domande tipo: ”Perché me lo stai chiedendo? Dove ne hai sentito parlare?” Servirà per prendere tempo, capire quale curiosità reale abbia e decidere che cosa rispondere senza aggiungere di più di quel che ci sta chiedendo e senza anticipare informazioni per le quali potrebbe non essere pronto. Se ad esempio, mentre vediamo insieme un film, ci capita una scena di sesso e amore e ci chiede se anche noi facciamo certe cose, basta rispondere con semplicità che è una cosa bella che fanno tutte le coppie che si amano. Il più delle volte la risposta è sufficiente per soddisfare la curiosità del momento.  

  • 4. Stimolare il dialogo senza essere invadenti durante la preadolescenza

Con la preadolescenza, si può insegnare ai ragazzi che cosa significa fare l’amore, come capire quando si è pronti, quanta importanza rivestano elementi come rispetto, empatia e responsabilità, ma anche quali implicazioni può avere, come una gravidanza indesiderata o una malattia a trasmissione sessuale. Può darsi che a quest’età abbiano meno voglia di parlare con noi, ma è bene trovare delle occasioni per affrontare il tema, partendo da un libro, un video, una canzone. L’importante è non essere invadenti, saper ascoltare quando ci parlano, senza aver fretta di dare i nostri consigli, accogliere le loro confidenze rispettandole e mai prendendo in giro: il messaggio che devono recepire è che in famiglia non c’è niente di cui non si possa parlare, anche se si commette un errore. 

  • 5. Parlare di sessualità come di una cosa bella

Quando parliamo di sentimenti e sessualità, è importante far recepire a nostro figlio il messaggio che vivere una relazione amorosa è qualcosa di bello. Nel libro, gli autori forniscono molti esempi pratici di come trattare l'argomento, ad esempio ricordando l’emozione che abbiamo provato noi quando abbiamo vissuto certe esperienze, mettendo in evidenza come l’amore porti a cercare un contatto più stretto e intimo e come è dall’amore di due adulti che possono nascere nuove vite. Un’esperienza talmente bella e preziosa che non si può fare col primo che capita, che avviene solo con il consenso di entrambi, quando entrambi si rispettano e sono responsabili delle proprie azioni. Affinché anche  loro abbiano una vita sentimentale e sessuale meravigliosa. Come è giusto che sia.