Videogame

Giocare ai videogame migliora la pagella! I social la peggiorano...

Di Niccolò De Rosa
videogame
09 Agosto 2016
Per il rendimento scolastico meglio la Playstation di Facebook. Secondo uno studio australiano chi si cimenta in giochi interattivi ha voti migliori, mentre chi passa molto tempo su social e chat, peggiora il proprio profitto.
Facebook Twitter Google Plus More

Con i dovuti limiti di tempo, i videogame non sono poi quella piaga neuronale che molti genitori pensano, ma anzi possono stimolare l'apprendimento e i processi cognitivi di problem solving. (Leggi anche: come stimolare l'apprendimento dei bambini)

 

A dirlo è una ricerca del RMIT University of Melbourne condotta dal Dottor Alberto Posso, il quale ha voluto osservare l'impatto approntato da videogame e social network sul rendimento scolastico di oltre 12.000 studenti.

 

VIDEOGAME SI, FACEBOOK NO

 

Ebbene è risultato che i ragazzi che giocano a videogame online quasi ogni giorno hanno ottenuto punteggi in matematica in media di 15 punti superiori rispetto a coetanei non molto versati nell'utilizzo di console. Anche in scienze i videogiocatori sono andati forte, conseguendo anche 17 punti in più rispetto al resto dei soggetti dell'esperimento.

 

Al contrario si è appurato che l'uso dei social non va molto d'accordo con il profitto scolastico: gli adolescenti che hanno confermato un largo uso di chat e Facebook infatti, sono risultati i peggiori nelle prove di matematica, con punteggi mediamente di 20 punti inferiori rispetto a ragazzi che non hanno mai usato i social.

 

«Quando giochi a videogame online - spiega il professor Posso - stai risolvendo problemi per passare al livello successivo e ciò comporta l'uso di molta della conoscenza generale e delle abilità matematiche, di lettura e scientifiche che hai affrontato durante il giorno». Da qui il successo nelle materie scientifiche.

Stare per molte ore sui social invece, non offre nessun beneficio intellettivo ma anzi, secondo i risultati dello studio, riduce la concentrazione.

 

FONTE: RMIT, International Journal of Communication

 

Leggi tutto sul mondo degli adolescenti