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I cambiamenti del corpo in adolescenza: rischi e consigli per i genitori

di Niccolò De Rosa - 29.03.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I cambiamenti del corpo in adolescenza possono portare a vere crisi d'identità. In questi casi l'aiuto di un genitore può fare la differenza

Molto spesso l'origine di una parole può rivelevarci molto del concetto ad essa legata. Prendiamo la parola "adolescente", dal latino adolescens, non solo "colui che cresce" ma anche "colui che si sta nutrendo". E infatti cos'è un adolescente se non un individuo che si sta formando cibandosi di esperienze e cambiamenti per trasformarsi in un adulto fatto e finito?

Certo, non si tratta di un cammino facile, poiché guardarsi allo specchio e non riconoscere più l'immagine che ci si riflette davanti può essere decisamente traumatico, e il supporto del genitore può rivelarsi decisivo neò superare questo cruciale step e quindi permettere al giovane di costruire finalmente la propria identità.

In questo articolo

Durante l'adolescenza - tra i 10 e 11 anni per le ragazze e tra i 12 e i 13 per i ragazzi - il corpo subisce una trasformazione radicale. Gli ormoni infatti iniziano a "pompare", stimolando ogni sorta di cambiamento, dalla voce alla stessa struttura fisica, accentuando soprattutto quelle caratteristiche strettamente legate al sesso del soggetto.

Infatti se tutti gli adolescenti aumentano di statura e cambiano il timbro vocale, la pubertà maschile e quella femminile presentano dei tratti ben distinti.

Nei maschi:

  • Aumentano la dimensione dei propri genitali;
  • S'infoltisce la peluria;
  • Si sviluppa il pomo d'Adamo.

Nelle femmine invece

  • Comincia il ciclo mestruale;
  • Aumentano le dimensioni del seno;
  • Si allargano le anche e si "arrotondano" le forme.

A tutto questo vanno poi aggiunti gli episodici e momentanei mutamenti che possono accompagnare per anni la vita di un teenager. tra questi l'acne è senza dubbio il simbolo di questo periodo di transizione, dove prima di diventare cigni occorre "patire" un po' da brutti anatroccoli!

I rischi psicologici del cambiamento

Simili cambiamenti possono disorientare un adolescente, il quale si trova repentinamente a fare i conti con un corpo che non rispecchia più l'immagine di sé stesso. A ciò si aggiunge poi il rapporto nei confronti del prossimo - genitori, amici, insegnanti ecc... - dove il ragazzo o la ragazza si trova "impantanato" in un metaforico guado a metà tra la volontà di emergere affermando con decisione la propria individualità e la comune tendenza ad omologarsi ad uno standard (anche estetico) per evitare il rischio di rimanere escluso/a dal gruppo. 

Non riuscire a trovare tale equilibrio può portare l'adolescente a non accettarsi, a sentirsi diverso e non a proprio agio con sé stesso/a. Ciò può risolversi col tempo - non tutti maturano allo stesso modo e alla medesima velocità - o, nei casi più complicati, innescare processi psicologici che portano a disturbi come la dismorfofobia, ossia la tendenza a vedersi molto più brutti di quanto in realtà non si sia, o patologici problemi di peso (obesità, anoressia ecc...) che finiscono inevitabilmente per influenzare negativamente anche la sfera sociale e il rapporto con l'altro sesso.

Come aiutare gli adolescenti ad accettare il proprio corpo?

Ragazzi e ragazze devono imparare gradualmente a prendere confidenza con questo nuovo "vestito" che l'adolescenza sta portando loro in dono. Potrebbero verificarsi pianti, scenate, litigate e più di qualche giornata carica di tensione, ma in questo periodo il compito di un genitore deve essere quello di "resistere agli urti" e offrire sempre una sponda sicura alla quale approdare nei momenti più duri.

Dare il giusto peso alle cose

Un errore da non commettere, ad esempio, è quello di minimizzare il problema adolescenziale legato all'accettazione del corpo. Tutti sappiamo quanto sia importante per un teenager apparire desiderabili in una fase dove si sperimentano le prime relazioni con l'altro sesso, dunque non derubriachiamo eventuali difficoltà a semplici capricci da ragazzini, ma cerchiamo di essere il più possibili comprensivi.

D'altro canto non bisogna nemmeno mostrarsi troppo apprensivi o eccessivamente accomodanti nell'assecondare ogni tipo d'intemperanza: i genitori possono solo dare una mano, ma sono i ragazzi stessi i soli protagonisti del loro cambiamento e devono imparare a camminare con le proprie gambe.

Ascoltare

Sempre in quest'ottica è decisamente importante ascoltare non solo ciò che i ragazzi voglioni dirci, ma soprattutto quello che non vogliono condividere. Ciò non significa estorcere informazioni con interrogatori costanti ogni volta che capita un momento di disagio, ma dimostrarsi sempre aperti al dialogo, facendo sentire i ragazzi coccolati e compresi.

Evitare confronti

Tutti siamo in qualche modo influenzati dal giudizio altrui, ma durante l'adolescenza tale aspetto spesso monopolizza le attenzioni dei ragazzi. Per questo è sempre meglio evitare paragoni - anche quelli innocenti o fatti a fin di bene - con altre persone, soprattutto se coetanee. Il rischio di sentirsi sminuiti e non all'altezza è sempre dietro l'angolo.

Se si vuole che un/a ragazzo/a migliori alcuni aspetti di sé (impegno scolastico, rispetto, comportamenti verso l'autorità ecc...) è inutile ricorrere all'odiosa formula «Vedi tizio com'è bravo?»; molto meglio concentrarsi sulle potenzialità inespresse («tu sei meglio di così») dell'adolsecente e spronarlo a cambiare rotta.

Prestare attenzione ai segnali

Che un adolescente si lamenti delle proporie imperfezioni è pacifico e assolutamente naturale. Altro discorso però è quando la situazione scade nell'ossessione, la quale può essere preludio di un problema più serio di natura psicologica. Se il ragazzo o la ragazza passa ore a rimuginare davanti ad uno specchio o comincia a negarsi continuamente ad occasioni sociali per timore che il proprio aspetto possa essere motivo di emarginazione o prese in giro, allora probabilmente è il caso di alzare l'asticella dell'attenzione e, eventualmente, rivolgersi a degli specialisti.

FONTI: Msdmanuals; Santagostino Psiche; NCBI

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