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La lingua degli adolescenti, istruzioni per l'uso: le nuove parole dei ragazzi spiegate ai boomer

di Giorgio Crico - 11.01.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La lingua degli adolescenti viene capita poco dagli adulti (o boomer, come direbbero loro). Per capirne di più anche noi, ci siamo rivolti a due esperti.

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La lingua degli adolescenti, istruzioni per l'uso

Come per tanti tratti che li caratterizzano, anche la lingua che gli adolescenti usano può risultare misteriosa per gli adulti. Strapiena di riferimenti ai meme di internet più in voga o ai manga, alle serie tv e ai videogiochi che vanno per la maggiore, densa di anglismi e prestiti da varie lingue o da ambiti specifici, ricolma di parole che un adulto difficilmente userebbe, la lingua dei giovani non è solo un gergo con cui gli adolescenti si riconoscono ma è anche estremamente dinamica, in continuo cambiamento e molto influenzata dalle dinamiche dei social. Per saperne di più, abbiamo consultato due esperti: il dottor Alberto Rossetti, psicoterapeuta, che affronta la questione dal lato psicologico, e la dottoressa Beatrice Cristalli, linguista, saggista e divulgatrice, che invece ci ha aiutati a calarci nel parlato dei giovani dal punto di vista linguistico.

La lingua degli adolescenti: tra gergo e identificazione

Dottor Rossetti, la lingua degli adolescenti è più una sorta di linguaggio iniziatico che serve a distinguere tra "noi" e "loro" o ha a che fare anche con altre dinamiche sociali e personali più complesse?

"Il linguaggio è senza dubbio una forma di riconoscimento e quindi una forma di identificazione che, inevitabilmente, crea una contrapposizione:"noi e voi". Poi, bisogna andare a vedere anche le differenze che ci sono all'interno del mondo adolescenziale, sia di età, sia di luoghi e di gruppi differenti: non è solo noi/voi tra ragazzi e adulti, anche se la cultura attuale sembrerebbe voler omologare i ragazzi e renderli tutti uguali (per cui viene facile dire noi/voi). In realtà, ci sono tante sottoculture giovanili differenti che hanno diversi modi di esprimersi. Tutto questo sicuramente identifica la comunità dei gamer, per esempio, o i graffitari, o ancora quelli che invece che frequentano il centro della città e quindi usano un altro linguaggio… Il linguaggio quindi identifica i vari sottogruppi e di sicuro serve per identificarsi e differenziarsi".

La lingua degli adolescenti: quando viene meno

Secondo lei, perché questa inclinazione a usare un linguaggio con una fortissima componente gergale poi viene meno con la crescita?

"Questo accade perché c'è l'ingresso nel mondo adulto, nel quale sono presenti regole sociali differenti e viene meno la dimensione gruppale in favore della dimensione individuale all'interno della società. Ne deriva, quindi, che ci sono delle norme sociali a cui il singolo aderisce in maniera differente. L'adulto rimane però dentro ai suoi gruppi di interesse, i quali hanno le loro dinamiche interne, anche di linguaggio. Per questo, se prendiamo la comunità dei corridori, hanno tutto un gergo che comprendono solo loro, così come quelli che vanno in montagna… Quindi negli adulti rimane questa tendenza ad un linguaggio diverso ma in maniera più circoscritta, in quanto il gruppo è meno centrale nella vita dell'adulto".

La lingua degli adolescenti: boomer e dintorni

Sul distacco comunicativo che si crea tra i giovani e quelli che oggi vengono definiti boomer (e una volta erano matusa) ha origine più nel fatto che a agli adulti mancano del tutto i riferimenti per capire il linguaggio dei giovani o c'è anche una sorta di rifiuto di sforzarsi per capire?

"Che tra adulti e giovani ci siano incomprensioni è normale e, in parte, è anche giusto che sia così, che i giovani e gli adulti non si capiscano del tutto. Dal punto di vista dell'adulto, il gergo adolescenziale però viene vissuto un po' come un corpo estraneo e gli stessi tentativi dell'adulto di entrare in quel gergo sono tentativi goffi, buffi e anche un po' ridicoli; quando c'è un adulto che usa un linguaggio troppo giovanile dà un effetto sbagliato perché è quasi un ostentare un giovanilismo che, magari, nella nostra società è anche diffuso ma è per alcuni versi fuori luogo.

Per un ragazzo quei termini hanno un altro valore e non è tanto una questione di identificazione giovanile ma piuttosto il fatto che in quelle parole mi riconosco, perché le usano i miei amici. E allora l'adulto che le usa mi sembra un po' ridicolo perché, probabilmente, avrebbe altri termini da impiegare. Sicuramente segna una distanza. Io credo che l'adulto debba essere curioso nei confronti del linguaggio giovanile ma mantenendo comunque una giusta distanza".

La lingua degli adolescenti: come vengono scelte le parole

Dottoressa Cristalli, cosa può decretare o meno l'ingresso in uso nel gergo giovanile di una determinata parola?

"All'interno delle varietà dell'italiano, dove ha sicuramente una posizione di rilievo il gergo giovanile per apertura, flessibilità e dinamismo, i termini e le espressioni prendono vita se hanno una loro funzione. All'interno della tribù linguistica di una generazione, il sistema lingua funge proprio da oggetto attraverso cui sentirsi parte integrante di un gruppo e, dall'altra parte, attraverso cui distaccarsi dalla tribù "dei grandi", cioè degli adulti. Quando parlo di funzione mi riferisco anche a espressioni legate a piattaforme, social per esempio, che sono particolarmente utilizzate dalle nuove adolescenze. Non è casuale dunque rintracciare neologismi e soprattutto anglismi legati al mondo digitale".

I calchi dall'inglese sono infatti una componente rilevante dell'attuale gergo giovanile e, probabilmente, i giovani italiani attuali sono quelli che, per costruire il loro linguaggio, hanno usato più prestiti dall'inglese di tutte le generazioni che li hanno preceduti. Sarà sempre più così?

"L'uso massiccio della lingua inglese, idioma digital per eccellenza, riflette l'attuale iperdigitalizzazione di queste nuove adolescenze (ma non la conseguente alfabetizzazione digitale). Noto però in altri sistemi di linguaggi, per esempio quelli musicali, che c'è una maggiore apertura anche verso altri idiomi. Nei testi sono presenti ibridazioni, tendenze al code-mixing (penso ai testi di Ghali, per esempio).

Il gergo giovanile è terreno fertile per tutto ciò che ha a che fare con la contaminazione".

La lingua degli adolescenti: nascita e mode

A che età i ragazzi iniziano a sviluppare una forma gergale nel loro parlato? Quando, cioè, abbandonano il modo di esprimersi imparato in famiglia e nella scuola per abbracciare una forma che non si insegna ma si "vive"?

"Nella mia esperienza, ho notato che l'approccio allo slang si manifesta nella preadolescenza, che ovviamente ha età diverse quando si parla di generazioni diverse. Per la generazione Millennial, ovvero la mia, lo slang è approdato sui diari di scuola a partire dai primi due anni di liceo, mentre oggi, guardando alla Generazione Z, ovvero le persone nate tra il 1995/1996 e il 2010, vedo che l'attenzione al gergo inizia molto prima, già a partire dai dieci anni. Complici le piattaforme social e i trend linguistici che su TikTok, per esempio, viaggiano sull'onda della viralità".

Il trend di parlare "in corsivo" sui social ha contagiato tutti. Ma perché ha preso piede? È un vero fenomeno linguistico o un semplice meme di internet a bassissima longevità?

"Il corsivo, qui a Milano, esiste da almeno dieci anni. A me ha fatto sorridere perché i giovanissimi hanno colto questo "tratto" e lo hanno trasformato in una parodia, arricchendolo di spiegazioni pseudo-linguistiche, come accade spesso per una lingua inventata. Il corsivo è un gioco. Ma capisco che per chi ha paura dello slang rappresenti una minaccia... Ha preso piede perché le imitazioni video sono diventate virali su TikTok. Secondo me non dobbiamo chiederci se durerà o non durerà. Fa parte dei trend linguistici, che oggi, con la digitalizzazione costruiscono la storia di un oggetto generazionale, come lo slang. Per chi non lo sapesse, esiste anche l'espressione "parlare maiuscolo" o "parlare in maiuscolo", che si fonda sullo stesso tipo di figura, una sorta di sinestesia, ovvero indica il "parlare ad alta voce", anche con toni aggressivi".

La lingua degli adolescenti: videogiochi e longevità

Nella lingua giovanile attuale, alcuni termini sono presi direttamente dal mondo dei videogiochi e da quel tipo di gergo. Sono esistiti, nelle generazioni precedenti, meccanismi analoghi per cui sono diventati patrimonio comune di tutta una generazione termini o specifici del gergo di una piccola nicchia?

"Pensiamo per esempio al gergo dei paninari anni '80 che, in verità, fu estremizzato dai media e finì inevitabilmente per influenzare lo slang vero e proprio. Il linguaggio dei paninari si rifaceva anche alle influenze internazionali e pop, ad esempio, cosa che avviene anche nel linguaggio della Generazione Z".

È possibile che, man mano che si procede con un uso sempre più informale della lingua, più tratti dei gerghi giovanili delle varie generazioni si insedino stabilmente anche nell'italiano di tutti i giorni?

"Secondo me no. Ci sono due motivi che mi spingono a dare questa risposta.

  1. La prima: il gergo generazionale è un codice che serve alla generazione per costruire la propria identità, e non ha intenzione di entrare nel sistema lingua "normato", che percepiscono come relegato al mondo degli adulti, da cui vogliono letteralmente prendere le distanze. E non a caso per gli adulti, il loro slang risulta alieno e incomprensibile. Missione compiuta, direbbero le nuove adolescenze.
  2. Il secondo motivo riguarda il processo attraverso cui una parola o un'espressione entra nell'italiano, che è lungo: si parla infatti di specifici "corpora" per analizzare l'uso delle parole, criteri che permettono di escludere tormentoni, localismi e anche gergalismi. Sono: la stabilità nell'uso, l'ampiezza del numero di parlanti e la presenza in contesti differenti di un termine specifico. Questi sono alcuni dei criteri utilizzati anche dai professionisti che studiano i lemmi nuovi e che poi entreranno nei dizionari".

La lingua degli adolescenti vista dall’interno

Alcune parole si sentono moltissimo, di recente. Da "followare", che significa seguire qualcuno via social con un'attitudine da fan, a "flexare", che – banalizzando – sta spesso per "vantarsi di" o "droppare", che si usa quando non si porta a termine qualcosa che viene iniziato, così come "blastare" significa mettere a tacere qualcuno su internet.

Ci elencherebbe i cinque termini che i genitori devono assolutamente sapere?

"Recentemente ho avuto modo di curare un intervento in un liceo e molte studentesse e studenti mi hanno confermato che gran parte di questi termini sono già obsoleti. I primi articoli dove approfondivo queste parole risalgono infatti al periodo pandemico, quindi 2020. In questi anni, mentre hanno esaurito la loro carica nella tribù generazionale, sono state riconosciute dal mondo degli adulti, che solo ora si interrogano sui significati. Capite quanto il tempo sia un fattore determinante per il dialogo intergenerazionale, oggi? Per questo cerco di parlare tanto con loro. A volte non sono obsoleti i termini ma i loro significati, che mutano molto velocemente. Mi soffermerei su due termini che secondo me raccontano bene la Generazione Z: cringe e crush.

CRINGE

In un post su Facebook della pagina di Treccani, pubblicato a luglio 2020, la parola cringe veniva descritta attraverso il concetto di "vergogna vicaria" del filosofo Tonino Griffero nel suo saggio Quasi-cose. La realtà dei sentimenti: di fatto, secondo lui, siamo "cringiati" quando proviamo vergogna per chi non la prova affatto. Se ci pensate, è qualcosa di molto simile a ciò che in italiano esprimiamo con la locuzione "mi vergogno per qualcuno". Ma c'è di più. Avete presente quando l'imbarazzo è così insostenibile da voler fuggire o, meglio ancora, da desiderare il mantello invisibile di Harry Potter? Cringe, per l'Oxford Dictionary, sembra derivare da cringan, un verbo dell'inglese antico che nel lessico bellico indicava "arrendersi", "piegarsi" e "rannicchiarsi", che può essere associato anche al tedesco krank "malato". Insomma, con cringe ci si riferisce a una situazione difficile da gestire. Letteralmente, oggi significa "indietreggiare per il disgusto", e ancora "strisciare". Per le nuove adolescenze, gli adulti che utilizzano i social sono cringe perché non si rendono conto dei vari livelli di humor (black humor, direi), per esempio, di cui sono costituiti i meme.

E per questo anche considerati "boomer". Per questo termine, mi sento di dover specificare che non vale solo l'aspetto anagrafico ma pure l'uso improprio degli oggetti che le nuove adolescenze utilizzano con significati particolari".

CRUSH

"Riguarda un'espressione con cui le nuove generazioni indicano la propria cotta, che può essere una persona o un oggetto, per cui si prova affetto e spesso per cui scatta l'idealizzazione. Se da un lato, possiamo ricondurre crush, negli esempi di "crush mi ha invitato a uscire" (persona reale) oppure "ho un crush per il mio vicino di casa" (sentimento di attrazione, infatuazione) alla semantica positiva dell'essere innamorati di qualcuno, dall'altro, se ci atteniamo alla traduzione letterale del verbo inglese to crush, 'schiacciare', 'frantumare', emerge che l'altra faccia della medaglia – un amore intenso vissuto completamente oppure non corrisposto, o ancora un'azione da parte dell'amato/dell'amata che delude – sia rappresentata nell'immagine di un macigno presto si scaglierà su di noi. L'amore fa soffrire, ci schiaccia. Nota linguistica da non sottovalutare: crush è usato molto spesso come un termine neutro, senza l'articolo che marca il genere, forse volto a sottolineare un'ottica più inclusiva di genere, di orientamento e anche di espressione di genere".

Gli intervistati

Alberto Rossetti, psicoterapeuta, si occupa di adolescenti e adulti, e cura progetti rivolti ai ragazzi. Ha scritto "I giovani non sono una minaccia. Anche se fanno di tutto per sembrarlo" (Città Nuova, 2019) ed è coautore di "Cyberbullismo" (2018) e di "Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?" (2017). Dopo "Tutti a casa. Amici, scuola, famiglia: cosa ci ha insegnato il lockdown" (2020) il suo ultimo libro è "Le persone non nascono tutte uguali. Perché manga e serie tv contribuiscono a definire l'identità dell'adolescente" (Città Nuova, 2022).

Beatrice Cristalli è consulente in editoria scolastica, formatrice, linguista e scrittrice di saggi e di poesie. Collabora con varie realtà divulgative di primo piano, tra le quali spiccano Focus Scuola e Treccani.it, per le quali si occupa prevalentemente di temi legati all'evoluzione dei linguaggi e all'italiano contemporaneo. È autrice del podcast Di cosa parliamo e, dal 2017, è referente regionale della Lombardia per il Premio Leopardi del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati (CNSL).Il suo ultimo libro è "Parla bene pensa bene. Piccolo dizionario delle identità" (Bompiani, 2022).

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