Adolescenza

La mente degli adolescenti: 10 cose da sapere ASSOLUTAMENTE per capirli meglio

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03 Novembre 2014
Per capire i teenager e guidarli verso un futuro sereno, il primo passo è quello di lasciarsi alle spalle i luoghi comuni. E capire come funziona la loro mente. Daniel J. Siegel (condirettore del Mindful Awareness Research Center presso la UCLA) ne parla nel suo ultimo libro, La mente adolescente. Ecco le 10 cose da sapere.
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Nella nostra cultura (in modo analogo a molte altre), l'adolescenza è percepita come un'età 'delicata' e difficile, ponte 'traballante' tra l'immaturità e la vita adulta.

 

In realtà, secondo Daniel J. Siegel, medico psichiatra, professore all'Università della California, questa immagine risulta riduttiva e non rende onore a un periodo straordinario, ricco di cambiamenti, pur se complesso e disorientante.

 

Intorno a questa fase dell'esistenza (compresa all'incirca tra i 12 e i 24 anni) aleggiano ancora molti miti, ormai sfatati dagli studi scientifici.

 

Per capire i teenager e guidarli verso un futuro sereno, il primo passo è proprio quello di lasciarsi alle spalle i luoghi comuni. Ne è convinto Daniel J. Siegel (condirettore del Mindful Awareness Research Center presso la UCLA) che da anni si occupa di ricerca su bambini, adolescenti e famiglie. E proprio con questa premessa parte il suo ultimo libro, La mente adolescente (Raffaello Cortina Editore), un viaggio alla scoperta di quanto le neuroscienze aiutino a comprendere i ragazzi.

 

Ecco i 10 aspetti da sapere assolutamente su come funziona la mente degli adolescenti.

 

1. Dimentichiamo i falsi miti e luoghi comuni sull'adolescenza: gli ormoni non sono sempre responsabili e bisogna comprendere nel mondo giusto la voglia di indipendenza adolescenziale

 

Al top della classifica dei falsi miti, resiste l'idea che 'gli ormoni impazziti' siano responsabili di 'mandare fuori di testa' i giovani in questa fascia d'età. In realtà non è affatto così. L'aumento del livello ormonale non è la causa di quanto avviene durante l'adolescenza, sono invece i cambiamenti dello sviluppo del cervello a esercitare un forte influsso.

 

Altrettanto scorretta è la convinzione che l'adolescenza sia solo una fase da 'sopportare' con una buona dose di pazienza da parte della famiglia. Si tratta invece di un'età cruciale, fondamentale per esprimere tutte quelle potenzialità, alla base di una vita adulta ricca e piena.

 

Anche la questione legata alla conquista dell'indipendenza non è percepita nel modo più giusto secondo l'autore di questo saggio: ogni teenager si 'stacca' dalla famiglia ma crescere bene non significa 'tagliare i ponti' con gli adulti. Certo, gli amici diventano sempre più importanti e la relazione con i genitori cambia ma si dovrebbe trasformare in una forma di interdipendenza. Con questo termine, l'autore intende il passaggio dalla dipendenza dalle cure altrui, tipica dell'infanzia, al graduale allontanamento dalla famiglia per arrivare a dare e ricevere aiuto dagli altri.

 

2. L'adolescenza: uno 'tsunami' di cambiamenti a livello cerebrale che portano a molti rischi ma anche a opportunità

 

Gli aspetti principali che contraddistinguono l'adolescenza (e mettono in ansia i genitori!) sono legati a cambiamenti naturali e del tutto normali che avvengono a livello cerebrale. Tra i 12 e i 24 anni, come ribadisce più volte Daniel J. Siegel, si manifesta una intensa crescita e maturazione, senza uguali in altre fasi della vita.

 

Nei primi anni dell'adolescenza, i cambiamenti che si verificano a livello cerebrale, predispongono alla comparsa di quattro caratteristiche mentali: la ricerca di novità, il coinvolgimento sociale con i coetanei, una maggiore intensità emotiva e l'esplorazione creativa.

 

Questi elementi di 'svolta' - che accomunano il viaggio di tutti i teenager - comportano, allo stesso tempo, molti rischi e opportunità. Ma dal punto di vista di Daniel J. Siegel, tutto dipende da come si naviga in queste acque e dove si dirige la nave... “D'altro canto, contrastare questi tratti fondamentali dell'adolescenza sarebbe come cercare di frenare il naturale impeto di una cascata”, dice l'autore. Per questo, è fondamentale che gli adulti non blocchino i ragazzi, distruggendo ogni possibilità di comunicazione, essenziale in questa fase dell'esistenza. La via migliore è invece mantenere aperto il dialogo che può prevenire gli epiloghi negativi di alcuni comportamenti adolescenziali pericolosi.

 

3. Valorizziamo la creatività, controllando le tendenze 'distruttive'

 

Secondo il professore americano, capire come funziona il cervello dei ragazzi, è importantissimo per riuscire a “imbrigliarne le potenzialità per compiere scelte positive e attuare cambiamenti costruttivi nella nostra vita”.

 

Di fatto, la fase tra i 12 e i 24 anni è la più pericolosa della vita: i radicali cambiamenti di questo periodo possono creare problemi con conseguenze disastrose. Tuttavia, per lo psichiatra, tale 'propensione rivoluzionaria' ha anche risvolti molto positivi.

 

“Il rifiuto dell'adolescente di ciò che è sicuro e familiare è come una medaglia a due facce. Da una lato la tendenza ad allontanarsi sembra scritta nei geni; è ciò che porta a lanciarsi a tutta velocità lungo una via pubblica (Ndr in auto, o a bere e a cercare l'eccesso, come afferma l'autore tra le pagine). Questo è il lato distruttivo della medaglia che dobbiamo cercare di controllare affinché i ragazzi possano crescere bene e spiccare il volo”, spiega l'esperto. Ma è altrettanto importante valorizzare l'altra faccia della medaglia, il lato costruttivo, perché dalla 'ribellione' verso tradizioni e status quo possono nascere idee originali e soluzioni creative.

 

4. Perché gli adolescenti ricercano il rischio? Colpa del cervello. Alla ricerca di dopamina ed esperienze gratificanti

 

In genere, quando un ragazzo decide di 'divertirsi', secondo modalità molto discutibili per un adulto (per esempio, bevendo come una spugna a una festa), non è estraneo alle possibili conseguenze. Il punto è che ogni teenager tende a dare più valore ai 'pro' di una sua azione pur conoscendo anche i 'contro'. Tutto ciò ha una sua spiegazione, dipende da come funziona il cervello.

 

“Il cervello è un insieme di cellule – i neuroni – che comunicano tra loro, attraverso sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Durante l'adolescenza si intensifica l'attività dei circuiti cerebrali che utilizzano la dopamina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nel creare la spinta a cercare gratificazione”, dice Daniel J. Siegel.

 

Di conseguenza, l'aumento del rilascio di dopamina porta gli adolescenti a essere molto attratti da quelle esperienze che offrono un forte senso di eccitazione ed euforia. Proprio per questo senso di grande 'soddisfazione', un altro effetto derivante dal rilascio di dopamina è anche la maggiore inclinazione allo sviluppo di dipendenze, un fattore 'critico' molto diffuso nel corso dell'adolescenza.

 

5. Gli adolescenti agiscono tipicamente senza riflettere. Ma a un certo punto (per fortuna) subentra il cervello e pian piano frena questi impulsi 

 

La spinta a cercare la gratificazione presente nel cervello durante l'adolescenza si esprime anche attraverso l'impulsività. In sostanza, spesso, il teenager agisce d'impeto senza riflettere a fondo, vive con il piede sempre premuto sull'acceleratore.

 

Aggiungiamo, poi, l'importanza delle relazioni con i coetanei e il desiderio di accettazione, e possiamo capire perché, per esempio, a un ragazzo possa venire in mente di tuffarsi da uno scoglio, insieme agli amici, sotto la pioggia.

 

Per fortuna, a un certo punto, il cervello fa sì che il ragazzo 'rallenti'. Il merito spetta all'intervento di speciali fibre nervose nella sua parte superiore che, sviluppandosi, frenano questi impulsi. E' un po' come se inserissero una 'pausa di riflessione' tra il desiderio e l'azione per soddisfarlo.

 

In sostanza, dunque, queste fibre regolative (che si sviluppano proprio durante l'adolescenza) controbilanciano il sistema di gratificazione della dopamina. E questo si traduce, gradualmente, in una riduzione dell'impulsività. (Leggi anche: adolescenti e prime uscite: 8 consigli ai genitori)

 

6. La 'spinta' a cercare emozioni forti è influenzata dal pensiero "iperrazionale": l'adolescente guarda più i singoli fatti e meno la visione d'insieme

 

I ragazzi sono dominati da un modo di pensare che tende a valutare le cose 'alla lettera', analizzando solo i singoli fatti di un evento, senza visione d'insieme. Questo pensiero letterale si chiama iperrazionale e porta a dare più valore ai vantaggi di un comportamento piuttosto che ai potenziali rischi.

 

Anche se non manca un momento di riflessione (come nell'impulsività), il pensiero iperrazionale è concentrato solo sul risultato positivo minimizzando eventuali problemi di un'azione.

 

In sostanza, le decisioni iperrazionali, l'impulsività, e la spinta alla gratificazione indotta dalla dopamina, dunque, sono tra le cause principali, individuate dalla ricerca scientifica, dei comportamenti a rischio. 

 

7. Il pensiero iperrazionale aiuta a non bloccarsi davanti alle scelte

 

Secondo Daniel J. Siegel, tutti i cambiamenti del cervello dell'adolescente – anche alla base di alcuni comportamenti pericolosi – non vanno considerati solo sotto una luce negativa. Dal suo punto di vista, le scoperte delle neuroscienze hanno proprio il merito di aiutare a trovare una bussola.

 

Il pensiero iperrazionale, per esempio, è anche necessario per affrontare con serenità i rischi connessi al fatto di spiccare il volo.

In fondo, ogni scelta comporta un po' di rischio, no? Decidere cosa studiare e dove, staccarsi dalla famiglia, fare un lavoretto, cambiare amici o tuffarsi in nuove sfide sportive richiede anche la capacità di non 'bloccarsi' in una attenta disamina di pro e contro (come farebbe un adulto).

 

Quindi, per l'autore, è fondamentale avere un atteggiamento di rispetto verso i cambiamenti importanti e necessari che avvengono nella mente e nel cervello durante l'adolescenza.

 

8. Durante l'adolescenza diminuiscono i neuroni e le loro connessioni. E il cervello si focalizza sui punti di forza

 

Nel corso dell'adolescenza si realizza il collegamento tra diverse aree del cervello: è il processo di integrazione. E due cambiamenti importanti lo rendono possibile: la riduzione del numero di cellule del cervello (i neuroni) e la formazione della mielina, una guaina che riveste il prolungamento principale della cellula nervosa (assone).

 

La diminuzione dei neuroni e delle loro connessioni, le sinapsi, chiamata 'potatura', si basa su un principio simile a quando si sfoltiscono le piante in giardino. Durante l'infanzia, si verifica una produzione in eccesso di neuroni che vengono poi eliminati nel corso dell'adolescenza. Come mai? Il cervello, in pratica, scarta le connessioni che si usano meno, di cui sembra non avere bisogno, e 'salva' , invece, quelle a cui fa ricorso in modo frequente.

 

“Il cervello reagisce al modo in cui focalizziamo l'attenzione nelle nostre attività. L'attenzione infatti incanala l'energia e le informazioni in specifici circuiti cerebrali attivandoli. E più si usa un circuito, più si rafforza. Viceversa, meno lo si usa, maggiori saranno le probabilità che venga eliminato durante l'adolescenza”, spiega il professore americano nel suo libro La mente adolescente.

 

Ecco, perché, per esempio, è meglio imparare a suonare uno strumento musicale durante l'infanzia (e, in ogni caso, prima della fine dell'adolescenza): se non si 'allena' mai questa abilità, il cervello finirà per eliminare questo circuito. Nel corso dell'adolescenza, inoltre, man mano che si apprendono nuove abilità, si forma la mielina: un prolungamento delle cellule nervose che si estende verso l'esterno creando connessioni con altri neuroni. Di fatto, questa guaina mielinica migliora la comunicazione tra i neuroni collegati. Questi due importanti cambiamenti (potatura e formazione mielina), dunque, favoriscono, migliorandolo, il collegamento tra parti diverse del cervello (integrazione). Questo, a sua volta, dà origine a un maggiore coordinamento nel cervello stesso.

 

9. Le grandi opportunità dell'adolescenza: gli adolescenti devono sperimentare

 

Il concetto della 'doppia natura' dei cambiamenti cerebrali tipici di questa fase della vita è molto importante per l'autore: da una parte rendono il ragazzo più 'vulnerabile' ma sono anche una grande opportunità. In questi anni di crescita e trasformazione, per esempio, i mutamenti a livello cerebrale danno impulso al pensiero creativo e spingono a esplorare la realtà con occhi nuovi. Se a tutto questo si affianca lo studio, che fornisce le conoscenze necessarie per l'innovazione, il gioco è fatto.

 

Per gli adulti, dal punto di vista di Daniel J. Siegel, quindi, la vera sfida è quella di considerare le capacità e le potenzialità della mente adolescente come punti di forza e non punti deboli. “Rispettare non significa non porre limiti ma riconoscere l'intenzione alla base dell'azione.

 

Sperimentare è nella natura dell'adolescenza. Se gli adulti bloccano questo desiderio di sperimentazione, e impediscono alla passione per le novità di esprimersi, i ragazzi si isolano”, dice lo studioso. (Leggi anche: figli adolescenti, 5 consigli ai genitori)

 

10. Comprensione e dialogo: una ricetta vincente per aiutare il proprio figlio adolescente

 

Nel corso dell'adolescenza riveste un ruolo fondamentale anche la regione prefrontale del cervello (posta dietro la fronte) che collega tutte le parti racchiuse nella scatola cranica. Il migliore coordinamento tra le diverse aree rende possibili funzioni quali l'autoconsapevolezza, la riflessione, la capacità decisionale e l'empatia. Piano piano, la zona prefrontale raggiunge un nuovo livello di 'rimodellamento' e le funzioni citate diventano più affidabili.

 

“Il cervello, il corpo e il mondo sociale vengono intrecciati insieme a formare un tutto unico della corteccia prefrontale”, dice Daniel J. Siegel. Quindi, gli atteggiamenti adolescenziali che appaiono così difficili alla famiglia, come rifiuto e ribellione, sono praticamente inscritti nel DNA. Si tratta, insomma, di comportamenti universali che vanno 'incanalati' attraverso un buon dialogo.

 

Per questo, l'obiettivo minimo di ogni genitore può essere quello di aiutare il figlio a vivere questi anni senza causare danni seri a se stesso e agli altri. Anche le situazioni più impegnative diventano gestibili con una collaborazione tra generazioni.

 

Certo, per l'autore, essere genitore di un adolescente non è semplice: bisogna capire quando è meglio parlare o stare in silenzio, porre limiti o essere permissivi, stare vicini in momenti di incertezza e dare conforto quando le cose vanno male. E anche se nessun genitore è perfetto, lo psichiatra spiega che “la ricerca scientifica dimostra come la riflessione su di sé e la comprensione della propria storia possa modificare schemi di interazione non ottimali”.

 

Guardarsi 'dentro', anche come adulti, aiuta, quindi, a entrare in sintonia con i figli. Inoltre, una visione corretta di come funziona il cervello degli adolescenti rappresenta una risorsa preziosa per affrontare, insieme, le sfide di ogni giorno.

 

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