LA NOVITÀ

Liceo "breve", al via la sperimentazione. I pro e i contro

Di Alice Dutto
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25 Agosto 2017
Dall'anno scolastico 2018-2019 cento classi italiane sperimenteranno un percorso di quattro anni prima di accedere alla maturità. Ecco come funzionerà il liceo breve e quali sono i vantaggi e gli svantaggi
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La ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto che stabilisce le regole per partecipare alla sperimentazione, riservata a licei e istituti tecnici sia statali sia paritari, relativa al liceo “breve”, di soli quattro anni.

 

Una decisione che, assicura la ministra, non è stata fatta «per risparmiare un po'» (il Sole 24 Ore ha comunque calcolato che, se il percorso di quattro anni fosse adottato da tutte le scuole superiori, nelle casse dello Stato rientrerebbero circa 1,38 miliardi di euro).
 


Sarebbe infatti vero il contrario: «Siamo di fronte a un investimento e a una innovazione che può aiutare le nuove generazioni ad affrontare con successo le sfide di oggi e di domani». 
 

CHE COSA PREVEDE IL DECRETO


Così, l'anno scolastico 2018-2019 saranno 100 le classi che permetteranno agli studenti di prendere la maturità a 18 anni, un anno prima rispetto a quanto previsto oggi. Le domande potranno essere inoltrate dalle scuole, a esclusione degli istituti professionali, al Miur per tutto il mese di settembre.

I quesiti verranno poi valutati da un'apposita Commissione tecnica. In particolare, verranno prese in considerazione le proposte più innovative che si distingueranno per l'articolazione e rimodulazione dei piani di studio, l'utilizzo di tecnologie e attività di laboratorio nella didattica e l'uso della metodologia Clil, cioè lo studio di una disciplina in una lingua straniera. Altri parametri che verranno presi in considerazione saranno: gli strumenti di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado; il mondo del lavoro; gli ordini professionali; l'università; e i percorsi terziari non accademici.

La sperimentazione sarà poi seguita da un Comitato scientifico nazionale che valuterà l'andamento del Piano di innovazione e produrrà una relazione annuale che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Parallelamente, verranno istituiti dei Comitati scientifici regionali che avranno la responsabilità di valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.

DA DOVE NASCE LA SPERIMENTAZIONE


«Questa sperimentazione – spiega Fedeli – nasce nell'anno 2012-2013, sotto il ministro Profumo, che aveva istituito una commissione, recuperando una riforma complessiva dei cicli scolastici voluta dal ministro Berlinguer (4 anni per le elementari, 4 per le medie e 4 per il liceo)».

La ministra Moratti, poi, decise di non portarla avanti; successivamente, la ministra Carrozza riprese la scelta di Profumo ma solo per la parte riguardante i licei. Così si è arrivati alle 12 scuole che, in Italia, già offrono il percorso quadriennale. «L'esito delle 12 sperimentazioni già in essere è stato monitorato parzialmente – riprende la ministra –. Quando io sono arrivata, il 15 dicembre, il Consiglio nazionale aveva già discusso e dato il parere sul fatto che bisognasse fare una sperimentazione più seria e adeguata».

Ora la strada è tracciata: «Sarà una vera sperimentazione la cui efficacia sarà verificata sia per gli studenti che per il percorso di studio. Poi sarà deciso se diventerà curricolare oppure no». Al momento, si hanno solo i risultati – che secondo Fedeli sono stati «ottimi» – che i ragazzi del San Carlo di Milano e della Guido Carli di Brescia hanno avuto alla maturità.

COME FUNZIONA IL LICEO BREVE

Vediamo, in dettaglio, quali sono le regole previste per il percorso quadriennale, che potrà essere applicato da licei e istituti tecnici, ma non quelli professionali.

1. Ore di insegnamento


Il liceo “breve” dura un anno di meno, ma le ore di docenza saranno complessivamente le stesse. Questo già accade nell'istituto comprensivo Majorana di Brindisi, dove gli studenti rimangono a scuola sei ore al giorno, sabato compreso. Orario che però non è troppo pesante, grazie a un approccio didattico innovativo: «I contenuti multimediali e il lavoro di gruppo li salvano da quella che, con la didattica tradizionale, diventerebbe una giornata in classe interminabile» ha spiegato il preside alle agenzie di stampa.

2. Materie di insegnamento


Il percorso prevede l'insegnamento di tutte le discipline previste dall'indirizzo di studi scelto.

3. La maturità


Gli studenti dei licei quadriennali affrontano lo stesso esame di stato per il conseguimento del diploma così come gli studenti dei normali istituti superiori.

4. I crediti formativi


L'unica differenza rispetto agli istituti classici è che il calcolo dei crediti formativi partirà dal secondo anno curricolare e non dal terzo anno di corso.
 


SCUOLE SUPERIORI DI 4 ANNI: I VANTAGGI

  • molti sostengono che tra i vantaggi di fare un anno di meno ci sia quello di arrivare un anno prima all'Università o al mondo del lavoro, così come già accade in molti Paesi europei;
  • «aumenta poi lo spirito di squadra tra i ragazzi che sono chiamati a lavorare insieme» evidenzia Salvatore Giuliano, preside dell'istituto comprensivo Majorana di Brindisi;
  • «c'è più autonomia per gli studenti che possono decidere i loro tempi di studio per poi sottoporsi a verifiche sui risultati ottenuti una volta tornati in classe» continua Giuliano;
  • «il nuovo metodo di insegnamento utilizza tutti gli strumenti informatici possibili e chiede agli studenti di produrre contenuti digitali» conclude.

SCUOLE SUPERIORI DI 4 ANNI: GLI SVANTAGGI

  • altri sostengono che sia possibile che gli studenti soffrano di carenze organizzative, soprattutto se «la scuola che si propone per la sperimentazione non ha già avviato un rinnovamento del metodo didattico» avverte il preside Salvatore Giuliano;
  • un percorso di quattro anni invece di cinque rischia poi di essere troppo pesante per gli studenti, senza permettere loro una corretta assimilazione dei concetti;
  • anche i sindacati non sono d'accordo: la critica riguarda l'utilità della sperimentazione in corso che appare troppo limitata; così come il metodo di selezione degli istituti che favorirebbe risultati migliori. In più, si temono tagli ai docenti.

LA GIUSTA SCELTA

«In linea generale, credo che questa nuova opportunità presenti pro e contro: la prima impressione è che non ci siano reali vantaggi nel fare un anno di meno a scuola, visto che viviamo in media fino a 80-90 anni e che il mondo del lavoro è così variegato che non si può dire con certezza che un anno in meno a scuola comporterà un sicuro vantaggio competitivo rispetto a chi fa un anno in più» commenta Susanna Mantovani, professore Onorario di Pedagogia Generale e Sociale all'Università degli Studi di Milano-Bicocca.

 

Allo stesso tempo, però, non mancano le opportunità: «A volte i ragazzi sono stanchi di andare a scuola. Dunque, mi sento di dire che se la scelta di fare un percorso quadriennale è del ragazzo o della ragazza, e non l'esito della pressione degli adulti su di lui, può anche essere una risorsa. Un anno in meno potrebbe infatti permettere ai giovani di fare prima ciò che li interessa, da un particolare percorso di studi all'entrata nel mondo del lavoro. Oppure, può rappresentare la possibilità di fare un anno sabbatico, magari all'estero, utile per la formazione professionale».