Home Adolescenza

Lockdown: manuale di sopravvivenza per adolescenti

di Stefano Padoan - 25.11.2020 - Scrivici

lockdown-adolescenti
Fonte: Shutterstock
Come affrontare questo secondo lockdown? Ecco cosa hanno imparato gli adolescenti dalla prima ondata di pandemia dalle testimonianze raccolte dallo psicoterapeuta Alberto Rossetti nel libro “Tutti a casa. Amici, scuola, famiglia: cosa ci ha insegnato il lockdown”

Lockdown: manuale di sopravvivenza per adolescenti

È in corso un secondo lockdown, necessario quanto fonte di preoccupazione soprattutto per le famiglie italiane con ragazzi e ragazze adolescenti. Quello di marzo 2020 è stato identico in tutta Italia, questo di novembre 2020 vede la nostra penisola divisa a zone (in regioni rosse, arancioni e gialle) ma la Dad per i ragazzi dalla seconda media in poi è obbligatoria ovunque. A genitori e figli sembra di rivivere un incubo, dopo un'estate spensierata che aveva allontanato i fantasmi della primavera. Se però abbiamo imparato qualcosa dalla prima ondata, questa seconda volta potrà essere meno traumatica: ecco i consigli dello psicoterapeuta Alberto Rossetti, che ha raccolto le esperienze di molti adolescenti nel libro "Tutti a casa. Amici, scuola, famiglia: cosa ci ha insegnato il lockdown" (Feltrinelli, 2020).

In questo articolo

Come hanno vissuto gli adolescenti il lockdown di marzo

In tanti si sono sorpresi di come, tra marzo e maggio del 2020, i ragazzi siano stati ovunque molto rispettosi delle regole. «Però - precisa Rossetti - il fatto che abbiano trovato le risorse per resistere non vuol dire che non abbiano sofferto».

  • Il silenzio degli adolescenti. Il primo dato che ha registrato lo psicoterapeuta nelle sue interviste è stata l'incomunicabilità di quella esperienza. «In quei mesi hanno fatto fatica a parlarne, a dire e dirsi come stavano. Con le chiusure degli sportelli psicologici scolastici, i ragazzi sono "spariti" e non hanno cercato figure con cui confrontarsi poiché, essendo a casa, non pensavano ci fosse nulla di cui parlare».

  • La rimozione successiva. Quando il momento difficile è stato superato, c'è stata una rimozione collettiva (anche negli adulti) cui gli adolescenti non hanno fatto eccezione: «Questo ha comportato che non c'è stata rielaborazione del vissuto neanche a posteriori. Per questo oggi la sfida è aiutare il ragazzo a dare un posto e un senso a questo nuovo lockdown, consapevoli che da un lato ora torna tutta la paura di quei mesi - e che è giusto così - ma che dall'altro in primavera ci sono state delle cose che hanno funzionato e che hanno permesso loro di uscirne».

Cosa hanno imparato gli adolescenti dal lockdown di marzo

L'importante ora è dunque tornare con la mente a marzo per fare tesoro di quel primo lockdown, concentrandosi sugli aspetti positivi. Ma cosa hanno scoperto di loro stessi i ragazzi e le ragazze?

  • Sentirsi parte di una comunità. «Gli adolescenti sono stati capaci di sentirsi parte della comunità: al bene comune dovevano contribuire anche loro rimanendo a casa e, con la giusta responsabilizzazione, sono stati in grado di farlo». Non si tratta però di un aspetto solo positivo: «Ricordiamoci che l'adolescente ha anche bisogno di sfidarlo un po' il sistema e le sue regole».

  • Il volontariato. Laddove sono sono stati responsabilizzati, i ragazzi e le ragazze sono riusciti ad andare oltre la loro camera e il loro problemi: «Per la prima volta in maniera lampante la giovinezza (con il suo basso rischio di ammalarsi) è sembrata un valore di per sé e tanti adolescenti allora si sono sentiti chiamati in prima linea: hanno prestato aiuto ad esempio nelle distribuzioni di spesa e medicine agli anziani».

  • La riscoperta delle relazioni. Per una generazione cresciuta tra fonti di divertimento individuali (videogiochi, YouTube, Netflix), la solitudine forzata ha fatto toccare con mano quanto siano necessarie le relazioni interpersonali in carne ed ossa: «Sembrava aver perso un po' valore per loro la dimensione concreta, bastavano i social. Ora non è più così, tanti si sono resi conto di come non tanto il grande gruppo, ma poche e significative relazioni scaldino il cuore».

  • La riscoperta della famiglia. Di pari passo con questo l'esperto ha registrato anche un ritorno alle relazioni familiari: «La famiglia per molti è tornata a fornire un senso di protezione necessario in quei mesi, si sono rinsaldati i legami con genitori, fratelli e sorelle anche rispolverando qualche vecchio gioco di società. Anche in questo caso, però, bisogna stare attenti perché per qualcuno questo ha rappresentato una regressione nella crescita, che comporta invece l'inevitabile spinta ad emanciparsi dalla famiglia e indirizzarsi a relazioni al di fuori di essa».

  • Il riequilibrio tra reale e virtuale. Se le relazioni tornano al centro, il sentirsi connessi in modo virtuale ad un certo punto non è più bastato: «Dopo un primo momento in cui c'è stato un moltiplicarsi di videochiamate, è subentrata la fatica di mantenere le relazioni online: se non si condividono esperienze, di cosa si parla? Dopo un po' finiscono gli argomenti di conversazione. Ecco così che molti hanno cercato di strutturare attività insieme: compiti, giocare a Fortnite, guardare film assieme, fare feste giocando a JustDance. Insomma, il virtuale abbassa la qualità della relazione e i ragazzi hanno scoperto che per alimentare le amicizie a volte bisogna uscire dalla pigrizia e mettersi d'impegno».

8 consigli per genitori e figli adolescenti per il lockdown di novembre

Le "buone pratiche" utili a reggere bene l'impatto di questo nuova fase acuta della pandemia sono:

  1. Ripartite dalla responsabilità. «Insisto molto sulla responsabilità: a marzo ha giocato un ruolo deterrente la paura di qualcosa di sconosciuto, ora ciò non basta più quindi è necessario che il rispetto delle regole da parte dei ragazzi sia motivato da un ruolo consapevole da attribuire loro».

  2. Volontariato. «I genitori diano fiducia ai ragazzi se vogliono rendersi utili per gli altri e non frenateli per paura che portino in casa il virus: saranno scrupolosissimi nelle misure da tenere».

  3. Famiglia ma non solo. La famiglia sarà fondamentale, ma lasciate uno spazio per preservare l'orizzonte relazionale esterno.

  4. Equilibrio tra reale e virtuale. «Agli adolescenti, forti dell'esperienza precedente, consiglio di rispolverare da subito quelle strategie per alzare la qualità delle loro relazioni e uscire dall'isolamento».

  5. Fissate degli orari. «I genitori devono aiutare i figli ad avere orari, a mantenere una routine e organizzazione quotidiana per evitare che si perdano e smarriscano motivazioni, obiettivi, voglia di fare e sentire gli amici: alzarsi abbastanza presto, mangiare alla stessa ora, non stare svegli di notte».

  6. La scuola a distanza. L'appello alla scuola è che possa rendere la didattica un momento piacevole e che non vada ad aggiungere ansie e preoccupazioni ai ragazzi: «Se rinunciasse a correre dietro ai programmi ministeriali e ai voti, potrebbe rendere le materie pretesti per stare insieme e strumenti di comprensione del presente attraverso, per esempio, più lavori di gruppo e meno interrogazioni. I ragazzi sono in difficoltà quando la scuola fa finta di nulla di questa situazione e volano i 2 e i 3: ho sentito ragazzi che volevano ritirarsi dalla scuola già a ottobre, in questo non c'è nulla di positivo».

  7. Ascoltateli. Non derubricate la loro rabbia e tristezza come capricci adolescenziali: «Uscire per un ragazzo di quell'età è vitale, per cui ascoltate e comprendete la loro fatica. Siate pronti anche a sostenere semplicemente il mutismo dei vostri figli, ma provate a instaurare un dialogo per evitare che smettano di nuovo di far sentire la loro voce».

  8. Indicate un futuro. Non deve venir meno la loro fiamma giovanile, accogliete dunque i loro momenti di sconforto facendo loro vedere un futuro, una direzione. «Non quello dell'"andrà tutto bene", che era una favola, ma anche dichiarando - perché no? - l'impotenza umana di fronte ad alcuni avvenimenti: in questo momento non potete risolvere il problema, ma solo stare loro accanto e spronarli che non mollino le attività che li fanno stare bene e sentire vivi».

L'intervistato

Alberto Rossetti, psicoterapeuta, si occupa di adolescenti e adulti, e cura progetti rivolti ai ragazzi. Ha scritto "I giovani non sono una minaccia. Anche se fanno di tutto per sembrarlo" (Città Nuova, 2019) ed è coautore di "Cyberbullismo" (2018) e di "Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?" (2017). Il suo ultimo libro è "Tutti a casa. Amici, scuola, famiglia: cosa ci ha insegnato il lockdown" (Feltrinelli, 2020).

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli