Psicologia

Mamme, aiutate le vostre figlie a non crescere con l'ossessione della bellezza

bellezza
01 Febbraio 2016
In prima media, le confidenze e gli scambi più frequenti tra ragazzine riguardano l'aspetto fisico. “Tu sei ok, io, invece, devo mettermi a dieta!”, “Faccio schifo!”, “Vorrei essere come Baby K!”... Ma quella che sembrerebbe una fase di passaggio, tipica dell'età, oggi si sta trasformando in un'attenzione spesso esasperata verso il proprio corpo.  ​A lanciare l'allarme è Alberto Pellai, medico, psicologo psicoterapeuta (e padre di 4 figli, di cui 2 femmine), nel suo nuovo libro “Girl R-evolution, diventa ciò che sei” (De Agostini). 
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L'aspirazione a essere 'bella, magra e sexy' è largamente condivisa dalle teenager e contagia già le bambine della scuola primaria. Non è raro che bimbe di 6-7 anni, per esempio, si preoccupino del peso e vogliano abitini glamour per 'essere più belle' come le loro beniamine della tv o della musica.

 

Ma l'imperativo della bellezza fa male alle ragazze e può portare a conseguenze tragiche, ormai sempre più spesso al centro dei fatti di cronaca. A lanciare l'allarme è Alberto Pellai, medico, psicologo psicoterapeuta (e padre di 4 figli, di cui 2 femmine), nel suo nuovo libro “Girl R-evolution, diventa ciò che sei” (De Agostini).

 

Ecco in 4 punti come aiutare le figlie a non crescere con l'ossessione della bellezza. E andare oltre al culto dell'apparenza.

 

1. Magrezza non è sinonimo di bellezza. Bisogna aiutare le figlie a essere più oggettive con il proprio corpo

 

“La maggior parte delle bambine del mondo industrializzato ha costruito le proprie fantasie di bellezza, di successo, e realizzazione di sé intorno a un modello fisico malsano”, spiega Alberto Pellai. Di fatto, tra le adolescenti di oggi (e non solo) è molto diffusa la convinzione che la bellezza esteriore sia la chiave per stare bene, essere popolare a scuola e conquistare un futuro sfavillante.

 

Per non cadere in questa trappola, in cui bellezza è sinonimo di magrezza, il sostegno della famiglia è fondamentale. Attraverso il dialogo costante e la condivisione di riflessioni su situazioni concrete, secondo l'esperto è possibile aiutare le ragazze a non 'fissarsi' ossessivamente sull'aspetto fisico.

 

Una buona pratica, per esempio, è invitare le figlie a guardare con occhio critico i corpi 'scheletrici' che popolano tv, riviste, moda e spettacolo, lontani anni luce dalla realtà, e chiedersi: 'Come mai questo ideale estetico riguarda solo le donne?'. “Ecco una domanda che tutte le ragazze dovrebbero porsi - afferma lo psicologo. Oggi, che sono in grado di volare sulla luna, dirigere aziende o vincere un Nobel, sono assillate dalla conta delle calorie per rincorrere un modello che toglie tanta energia per il resto”.

 

Magrezza fa rima con debolezza. Chi è sottopeso, infatti, si affatica prima e ci mette il doppio del tempo per raggiungere un obiettivo. “Forse, questo mito potrebbe non essere un puro caso e nascondere il desiderio che il genere femminile resti, appunto, 'il sesso debole' - dice Alberto Pellai. Ogni ragazza che si vede 'grassa e brutta' e si concentra solo sul peso tralasciando di coltivare, invece, i suoi talenti e qualità, farebbe bene a pensarci su”.

 

Secondo lo psicologo, poi, di fronte alle lagnanze delle figlie per i presunti chili di troppo, è utile spingerle a essere più oggettive, valutando il loro peso in base all'indice di massa corporea (questo valore indica se il soggetto è normopeso, sovrappeso o sottopeso). Per calcolarlo e capire come funziona, basta fare una ricerca online qui.

 

 2. Tutta questione di insicurezza: i genitori devono aiutare già da piccoli a capire le emozioni

 

Sentirsi belle agli occhi degli altri regala una sensazione di tranquillità e sicurezza. Ecco perché, come spiega Alberto Pellai, l'approvazione altrui è così importante per le adolescenti. Che la cercano, per esempio, anche postando una sfilza di foto e selfie diversi sui social network per collezionare ogni giorno nuovi 'Mi piace'.

 

Sulla stessa scia, Rosanna Schiralli psicologa psicoterapeuta, autrice di numerosi libri, aggiunge: “Già a 12 anni, c'è chi punta sull'ago della bilancia per sentirsi bene, 'sciolta' e non avere paura del giudizio degli altri, ma tutto ciò nasconde una grande insicurezza. La dipendenza dallo specchio 'concreto' dell'armadio rivela che invece 'gli specchi di casa', cioè madre e padre, non funzionano bene dall'infanzia”. I genitori dovrebbero agire, appunto, come uno specchio nella relazione con i figli, 'rispecchiarli', che significa aiutarli a capire le emozioni. Quando questo accade, l'adolescente riesce a gestirle e a non farsi invece travolgere dalle pulsioni del 'tutto subito'.

 

Tra l'altro, secondo la psicologa Schiralli, le mamme di oggi spesso hanno l'ossessione del culto del corpo e la proiettano sulle figlie rendendole ancora meno sicure.

 

3. Il valore di una donna non si basa sul suo aspetto

 

Le ragazze di oggi, molto più di quelle di ieri, sono insoddisfatte dalla loro immagine riflessa nello specchio e temono di fallire in ogni campo se non corrispondono agli standard estetici. Perché?

 

Secondo Alberto Pellai, da qualche decennio, il valore di una donna si misura soprattutto in base al suo aspetto: più è bella, più vale. E bella rimanda all'immagine di un fisico super longilineo ma con le curve al 'posto giusto'. Quello che l'autrice Naomi Wolf ha definito il 'corpo ufficiale', proposto a oltranza dal mondo dei consumi.

 

Dal punto di vista dello psicologo, questo modello ha un impatto su ogni donna ma ancora di più sulle giovanissime, le influenza e, di frequente, diventa un chiodo fisso.

 

4. L'educazione e il dialogo: il 'vaccino' contro il culto dell'apparenza

 

Le modelle filiformi, però, ci saranno sempre ma, secondo Rosanna Schiralli, il fatto che una ragazza si attacchi all'immagine della Kate Moss di turno dipende da quanto vuoto c'è dentro. “Le ragazze non vengono contagiate dall'esterno, spetta a noi genitori 'vaccinarle' con una buona educazione emotiva, attraverso l'ascolto, la condivisione e le regole. Questo vuol dire insegnare a quella figlia a gestire il suo mondo interno e a costruirlo fin da piccola - spiega Rosanna Schiralli.

 

E' importante anche farle capire che ognuno ha rincorso un modello estetico che non si raggiunge mai. Raccontare di sé stessi, e dirle, per esempio, 'anch'io avrei voluto assomigliare a Monica Bellucci alla tua età', permette di instaurare un dialogo profondo. In questo modo è possibile mediare tra l'immagine reale e quella ideale per aiutare la figlia a costruire qualcosa di più solido.

 

“Se come genitore ho seminato e fatto sì che mia figlia si sia costruita una scala di valori ed esperienze importanti, per esempio anche la condivisione di momenti speciali con gli amici, si sentirà più sicura. Così, accetterà che non somiglia a una modella ma ha tante altre cose”, conclude la psicologa Schiralli.

 

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