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DROGHE LEGGERE

Mio figlio fuma spinelli. Che fare?

Di Alice Dutto
marijuana

21 Febbraio 2017 | Aggiornato il 13 Febbraio 2018
Come reagire quando si scopre che il proprio figlio fa uso abituale di droghe leggere? Lo abbiamo chiesto a Matteo Lancini, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro

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Lo sospettavate da tempo e ora ne avete la conferma: vostro figlio usa le droghe leggere. Forse ha cominciato perché gli amici gli hanno offerto uno spinello e poi, giorno dopo giorno, l'uso si è fatto più frequente e ora è una pratica quotidiana.

Stando all'ultima relazione annuale del governo sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia, quasi tre ragazzi su dieci tra i 15 e i 19 anni hanno fatto uso, anche occasionale, di sostanze stupefacenti. In particolare, la cannabis. E nei casi più gravi, gli effetti e le conseguenze sono terribili, non solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico, come abbiamo visto per il sedicenne di Lavagna che si è tolto la vita durante una perquisizione della Guardia di Finanza. Per i genitori non rimane che una domanda: che cosa fare in questi casi?

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PERCHÉ NOSTRO FIGLIO SI FA LE CANNE?
Più che arrabbiarsi, è bene comprendere il significato che oggi ha l'utilizzo delle sostanze stupefacenti. «Farsi uno spinello non ha più quella valenza trasgressiva e oppositiva all'autorità genitoriale che aveva 20-30 anni fa. Ai giorni nostri, il consumo di cannabinoidi ha più uno scopo lenitivo, per combattere la noia, la tristezza e la depressione del nostro tempo» spiega Matteo Lancini, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro e autore di “Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Aiutare gli adolescenti a diventare adulti” che uscirà ad aprile per Mondadori.

Del resto, la società odierna non offre grandi speranze per i ragazzi. «Gli continuiamo a dire che non hanno un futuro, che per loro sarà difficile trovare un lavoro, che non andranno mai in pensione. Gli stiamo cioè togliendo una prospettiva di futuro. Ed è anche da qui che ha origine il disagio dei nostri adolescenti».

Dunque, il consumo di questo tipo di droghe non è in contrasto con l'autorità genitoriale, bensì è un segnale della sofferenza dei ragazzi, che ha cause sia all'interno dell'ambiente domestico, ma anche nell'evoluzione della nostra società.

COME INTERVENIRE
Ma allora che cosa devono fare mamme e papà quando si trovano in questa situazione? «Parlando dei casi in cui i ragazzi facciano uso quotidiano e non solo sporadico di droghe leggere, è bene per i genitori trasformare la propria rabbia in preoccupazione e i divieti in ascolto. In questi casi, si è infatti chiamati alla comprensione: la soluzione non è semplicemente quella di togliere o vietare lo spinello, ma piuttosto capire qual è la causa che porta i ragazzi a un comportamento autolesivo».

È come per i ragazzi che si escludono dalla società, ritirandosi nella loro stanza a giocare ai videogiochi: «Non è che se gli spegniamo il computer loro stiano meglio: bisogna comprendere qual è il dolore che li spinge ad agire in questo modo».

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È importante che il ragazzo colga la preoccupazione del genitore, ma non la sua ansia. «È infatti la relazione tra genitori e figli che può aiutare a risolvere il problema, non le accuse o le incomprensioni».

Compito dei genitori è dunque proprio quello di comprendere il disagio dei figli e «avvicinargli le risorse giuste per creare delle prospettive future. Prima insieme e poi, ove necessario, con l'aiuto di un terapeuta». L'obiettivo, del resto, è sempre uno solo: aiutare il ragazzo a capire perché sta male, aiutandolo a esprimere in una maniera meno distruttiva il proprio conflitto e dolore.

 

E SI HA SOLO IL SOSPETTO?
Nel caso in cui abbiate solo il sospetto che vostro figlio utilizzi sostanze illegali, «La cosa migliore è iniziare a parlare, organizzare cioè un tentativo di comunicazione con lui. Questo non vuol dire che l'adolescente ammetterà la cosa, ma saprà che il genitore è pronto ad affrontare la questione per risolverla insieme».

 

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