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Mio figlio ha l'ansia: tre cose da non fare e tre per gestirla al meglio

di Angela Bisceglia - 07.02.2022 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Dietro l’ansia ci sono i vari stress ai quali sono sottoposti i ragazzi di oggi. E' un segno di malessere, a lungo soffocato sotto la cenere. Perché viene l’ansia, come prevenirla e come comportarsi quando arriva? Le risposte della psicoterapeuta dell’adolescenza Stefania Andreoli.

Mio figlio ha l'ansia

Colpisce sempre più bambini e adolescenti e si manifesta con un senso generalizzato di malessere: cosa fare se nostro figlio ha l'ansia? Come gestire un bambino ansioso, magari in ambito scolastico oppure sociale? 

In questo articolo

Sintomi dell'ansia nei bambini

L'ansia si può accompagnare a sintomi tra i più vari, come

  • nausea,
  • mal di pancia,
  • diarrea,
  • mal di testa,
  • gambe molli,
  • mani sudate,
  • psoriasi,
  • tachicardia.

Disturbi che arrivano quando uno meno se l'aspetta, anche in periodi in cui tutto sembra filare liscio. E invece l'ansia è sempre il segno di un malessere, a lungo soffocato sotto la cenere.

Perché viene l'ansia, come prevenirla e come comportarsi quando arriva? Nostrofiglio.it ha intervistato un'esperta dell'argomento, la psicoterapeuta dell'adolescenza Stefania Andreoli, che sul tema ansia ha scritto il libro "Mamma ho l'ansia" (ed. Rizzoli).

Le cause dell'ansia

Dietro l'ansia ci sono i vari stress ai quali sono sottoposti i ragazzi di oggi: competitività, ansia da prestazione e soprattutto timore di deludere le aspettative dei genitori, sempre più impegnati a garantire ai loro figli una vita il più possibile felice e immune da sacrifici e sofferenze.

All'origine dell'ansia c'è il Super-Genitore che investe tutto sul figlio.

C'erano una volta i genitori standard: il papà lavorava tutto il giorno, la sera tornava stanco, cenava e andava a dormire (e guai a farlo arrabbiare!); la mamma stava a casa e accudiva i figli (e copriva anche eventuali magagne dei figli agli occhi del padre). Era così in tutte le famiglie e nessuno si poneva il problema se funzionasse o no. "Oggi non c'è più un modello unico" spiega la psicologa, "ognuno fa il genitore come ritiene giusto e si impegna per garantire il meglio del meglio ai suoi figli, in una sorta di gara tra genitori a chi offre di più, a chi dà di più per crescere figli felici che hanno tutto. Spesso come forma di risarcimento per quello che loro, quando erano figli, non hanno avuto".

Con tutte queste belle premesse, nostro figlio vive nell'infanzia in casa un'esperienza rassicurante e soddisfacente. Ma poi arriva l'adolescenza e il ragazzino si rende conto che forse non è tutta quella meraviglia che gli avevano fatto credere fino a quel momento.

Ecco che allora arriva a gamba tesa l'ansia, che diventa l'alibi perfetto per scendere dal treno e farci mollare la presa.

Che fare se arriva l’ansia?

"Non esiste un approccio giusto ed efficace per tutti, perché molto dipende dalla situazione individuale che ha originato l'ansia. Per questo l'ideale è affidarsi ad un esperto. Ci sono però tre comportamenti sicuramente sbagliati. E tre consigli validi per tutti.

Tre cose da non fare

  1. Non minimizzare. Dare una pacca sulla spalla, dire ‘non è niente, non ci pensare’. Sono frasi che fanno sentire ancor meno capiti e convincono di essere malati immaginari, quando chi ha attacchi d’ansia sta male veramente.
  2. Non spronare. Altro errore quello di incitare a farsi coraggio, darsi una mossa, metterci un po’ di buona volontà, ricordargli che ‘l’altra volta è andata bene, perché stavolta dovrebbe andare male?’ Se ci riuscisse, lo farebbe già di suo!
  3. Non dire: ‘Vedrai che, come è venuta, passerà’. Se è venuta, un motivo c’è e far finta di nulla non la farà certo passare.

Tre consigli per gestire l’ansia del figlio

  1. Accettare l’ansia. “Se l’ansia è arrivata è stato proprio per far venire a galla pensieri ed emozioni a lungo soffocati dentro di sé, per questo non bisogna aver fretta di mandarla via, ma darle il tempo di ‘recapitarci il suo messaggio’. E al tempo stesso invitare il ragazzo a parlarne, a trovare le parole per esprimere quel che ha dentro. Solo in questo modo non ci sarà più bisogno di far ‘parlare’ il corpo con le varie manifestazioni dell’ansia” spiega la psicoterapeuta.
  2. Accettare il figlio che abbiamo. E’ ciò di cui il ragazzo ha più bisogno: sentirsi legittimato a stare come sta, senza che nessuno lo giudichi, gli faccia pressioni o gli faccia troppe prediche, visto che se sta male è proprio perché intorno a lui si sono create troppe aspettative. Sentirsi accolto e amato per come è in quel momento, anche se non è diventato ‘il più’ in ogni campo. E anche se ha l’ansia. “E il genitore deve semplicemente farsi trovare, farsi sentire presente. Come fa il mare quando arriva il fiume pieno di detriti: semplicemente lo accoglie perché è più grande e ha più spazio” commenta Stefania Andreoli.
  3. Lasciargli la possibilità di trovare la sua strada. E’ difficile per un genitore star lì a vedere suo figlio che soffre ed è grande la tentazione di ‘fare’ qualcosa. “E invece il comportamento più giusto è proprio quello di farsi da parte, sia perché per tanti anni ha fatto già troppo, sia perché altrimenti il figlio cresce con l’idea che da solo non sa risolvere niente ed ha sempre bisogno di un aiuto esterno” dice Andreoli. “Trasmettiamogli invece il messaggio che appartiene a lui la sfida del crescere, del diventare grande, e che noi abbiamo fiducia che sia capace di trovare la sua strada. E quando gli viene l’attacco di ansia, piuttosto che affrettarci a riempirlo di consigli e fare noi qualcosa, chiediamogli: ‘che cosa vorresti che io facessi, come ti posso aiutare?’ All’inizio sicuramente ci risponderà che non lo sa. Sopportiamolo e stiamo ad aspettare: un po’ per volta lo capirà da solo”.

Come prevenire l’ansia nei bambini

  • Lasciare ai nostri figli la libertà di sbagliare

Rinunciamo all'idea che debba andare sempre tutto benissimo, che debbano essere sempre felici, che debbano sempre essere in gambissima. E' normale sbagliare, avere delusioni, essere fragili. L'errore fa parte del gioco della vita.

  • Accettare conflitti e litigi con i figli

Uno dei migliori antidoti all'ansia è lasciare vivere ai figli un'adolescenza classica. E l'adolescenza classica è fatta di scontri tra genitori e figli. Non dobbiamo averne paura e cercare di evitarli a tutti i costi. "Bisogna lasciare ai ragazzi la possibilità di sperimentare la frustrazione del conflitto con gli adulti. E gli adulti devono avere le spalle abbastanza larghe per farsi anche odiare dai propri figli quando pongono dicono un no" sottolinea la Andreoli.

  • Non riversare i nostri problemi su di loro

Un adolescente ha i suoi piccoli grandi problemi e dobbiamo lasciargli il suo 'palcoscenico', senza riversare i nostri problemi su di lui. Sia perché le cose degli adulti bisogna risolversele tra adulti e non bisogna far preoccupare i figli per noi, sia perché un adolescente deve sentirsi libero di vivere i suoi problemi da adolescente, di passare attraverso degli insuccessi, senza temere di far preoccupare i genitori (che reagiscono con la classica frase 'con tutti i problemi che ho, ti ci metti anche tu!'). "Gli adolescenti di oggi invece sono protettivi nei confronti dei genitori, si preoccupano per loro e arrivano a farsi venire l'ansia pur di non scontentarli" è il commento dell'esperta.

  • Dare fiducia ad altre figure di riferimento

Allenatori, insegnanti, baby sitter, genitori di altri amici: recuperiamo la fiducia in altre figure alle quali affidiamo i nostri figli. Senza mettere in discussione il loro operato convinti che il nostro sia sempre il migliore. Anche se gli altri non saranno sempre perfetti. Tanto non lo siamo neanche noi.

Revisionato da Francesca Capriati

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