Adolescenti e genitori

Mio figlio mi odia

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27 Aprile 2018
Il termine odio forse è esagerato, però sono tanti gli adolescenti che, ad un certo punto, cominciano ad assumere atteggiamenti di disprezzo o di noncuranza nei confronti dei genitori, pretendendo tutto da loro, senza essere disposti a dare nulla in cambio. Da cosa può avere origine un atteggiamento simile e soprattutto come gestire la situazione? I consigli della psicologa Tania Scodeggio
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Dietro un atteggiamento di apparente odio spesso si nasconde una fragilità del ragazzo, che sta cercando di trovare la sua strada verso la costruzione della propria identità e, in questo cammino difficoltoso, ha una grande paura di deludere le aspettative dei suoi genitori. Ne parliamo con Tania Scodeggio, psicologa, psicoterapeuta e vicepresidente della Fondazione Minotauro di Milano.

 

Un tempo era una forma di ribellione e trasgressione


In passato dietro comportamenti simili si nascondevano forme di trasgressione: attaccare il genitore era una modalità di ribellione verso una figura autoritaria, nei confronti della quale si sviluppavano sentimenti di odio e di vendetta per quel che il ‘padre padrone’ impediva di fare.

 

Oggi il presunto odio arriva dopo tanto amore


La relazione genitori-figli oggi è cambiata: i ragazzi diventano adolescenti dopo essere stati bambini molto amati, valorizzati, nutriti di beni di ogni genere ed investiti di grandi aspettative. Mai un conflitto, mai una delusione.

 

Essere adolescenti significa cercare una strada per differenziarsi…


“Per i ragazzi è molto doloroso abbandonare un sé infantile tanto valorizzato” osserva la psicologa. “Però è inevitabile, perché diventare adolescenti significa anche imparare a fare a meno di mamma e papà, costruire una propria strada, fare esperienza dei propri limiti e provare a camminare con le proprie gambe”.

 

… E reinventare un rapporto con i genitori


In questo processo di crescita e di costruzione della personalità, il rapporto con i genitori deve essere inevitabilmente rimaneggiato, perché è necessario organizzare le distanze che, da una certa età in poi, si vengono fisiologicamente a creare rispetto a madre e padre. Mentre si accorciano le distanze con i coetanei, divenuti nuovi punti di riferimento e confronto.

L’odio nasconde un sentimento di fragilità…


In questo contesto possono nascere facilmente atteggiamenti di sfida tra l’ex bambino d’oro ed i suoi genitori. “Certi comportamenti, più che essere un attacco contro mamma e papà, attestano il desiderio di diventare un adulto autonomo e capace di fare scelte differenti, alla ricerca di qualcosa che lo faccia star bene, anche se non è il comportamento che il genitore desiderava per lui. Con questo modo di fare sicuro e sfrontato il ragazzo vorrebbe da una parte rendere visibile il suo bisogno di staccarsi dal cordone ombelicale, dall’altra nascondere la sua fragilità e il suo timore di deludere il genitore, che si aspetterebbe di raccogliere i frutti di tutto ciò che ha seminato nel corso dell’infanzia” spiega Tania Scodeggio.

 

… Con un occhio attento alla reazione di mamma e papà


Mentre fanno tutti questi ‘tentativi di vita’, i ragazzi, anche se cercano di non darlo a vedere, danno molto valore allo sguardo di ritorno dei genitori ed è per loro importante sapere che cosa ne pensano delle loro scelte. In apparenza erigono un muro, in realtà, con una modalità che a noi sembra inconcepibile, continuano a chiederci di essere supportati e amati anche se sono diversi da come ce li aspettavamo. 

Come comportarsi


Anche dopo aver analizzato le motivazioni nascoste, resta il fatto che non è semplice per il genitore accettare atteggiamenti ostili. Ecco allora i suggerimenti della psicologa

 

Cercare di vedere le cose da un altro punto di vista
Cercare cioè di capire il vero senso di certi comportamenti, tenendo a mente che i nostri figli non sono stati cresciuti secondo il modello educativo del passato, legato al sistema delle regole e delle punizioni: dopo aver ricevuto da noi comprensione e rispecchiamento, hanno ancora bisogno di ricevere questo tipo di relazione

 

Calarci nelle loro scelte
I conflitti con i figli e, di conseguenza, i loro atteggiamenti di rabbia e sfida, nascono soprattutto perché il genitore non condivide le scelte del figlio. Cerchiamo, per quanto possibile, di valutare anche l’ipotesi che la loro scelta sia valida, sebbene noi la pensiamo diversamente. Ricordiamoci sempre che non lo fanno per farci un dispetto, ma per dimostrare, a noi e a se stessi, che sono altro dal genitore. 

 

Ascoltiamo le loro ragioni
Non ci chiudiamo al dialogo: ascoltiamo il loro punto di vista, proviamo a metterci nei loro panni, raggiungiamoli con la mente lì dove sono loro, sforziamoci di capire che cosa ci vogliono dire realmente, anche se la prima tentazione sarebbe quella di arroccarci sulla nostra posizione e chiudere il discorso con un frettoloso “no”. Gli atteggiamenti di odio dei figli nascono anche dal non sentire comprese le loro ragioni.

 

Recuperiamo il rapporto bello dell’infanzia
Recuperarlo del tutto è impossibile, perché i nostri figli sono diventati delle persone diverse. Accettiamo il cambiamento ma teniamo sempre a mente che, con un po’ di sforzo, il bello di quelle infanzie serene non è perso, che si può recuperare la relazione anche se con modalità nuove   

 

Manteniamo basso il livello del conflitto
Quando ci confrontiamo, cerchiamo di tenere sempre bassi i livelli del conflitto: se lui alza la voce non aumentiamo il volume, se lui ci chiude una porta non la chiudiamo a nostra volta. È vero che, prima che genitori, siamo esseri umani e che certi comportamenti suscitano rabbia, risentimento e l’amara sensazione di aver perso valore agli occhi di nostro figlio. Continuiamo a ripeterci che il suo non è vero odio. E ricordiamoci che noi siamo sempre gli educatori. Anche quando abbiamo già i nostri problemi e non abbiamo la minima voglia di impelagarci nei loro.  

Mostriamoci interessati e curiosi
I ragazzi sono molto sensibili a tutto ciò che succede nella relazione, a cominciare dal nostro stesso sguardo: quando ci parlano, lasciamo le altre faccende, sediamoci accanto a loro, guardiamoli mentre ci spiegano il loro punto di vista, poniamo domande. La nostra disponibilità o indisponibilità al dialogo si capisce da mille particolari!

 

Diamogli fiducia
Dialogare non significa metterci non alla pari dei nostri figli: i ragazzi da noi non cercano un loro pari, bensì un adulto di riferimento, che, pur con qualche conflitto, possa infondergli fiducia nella sua capacità di diventare adulto. Il messaggio da trasmettere deve essere “ce la farai”, anche se a volte le sue scelte non sono perfettamente collimanti con le nostre, anche se qualche volta ci delude.

 

Riapriamo la porta
Può succedere: i toni si sono esasperati e ci si è chiusi la porta in faccia, magari anche nel vero senso della parola. Però poi nostro figlio torna e si mostra disponibile a riprendere il dialogo. Non ci neghiamo. Anche se ci provoca con la classica frase ‘non mi capisci’, non gli rendiamo pan per focaccia con un ‘sono arrabbiato e con te non voglio parlare’, ‘non abbiamo niente da dirci’. Chiediamogli piuttosto di spiegarci perché non lo abbiamo capito, accettiamo il dialogo, continuiamo ad essere accoglienti. Perché è di questo che hanno bisogno.