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Mio figlio vuole cambiare scuola superiore, cosa fare

di Rosy Maderloni - 18.05.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Mio figlio vuole cambiare scuola superiore: come aiutare un ragazzo a capire se la scuola che sta frequentando sia quella giusta o se è il momento di cambiare indirizzo.

Mio figlio vuole cambiare scuola superiore

Noi adulti sogniamo di cambiare lavoro chissà quante volte. Quando il capo ci stressa, quando ci sentiamo insoddisfatti o le responsabilità aumentano, quando siamo affascinati da esperienze e confronti con chi un altro modo di vivere sentendosi gratificato dalla propria attività l'ha trovato. Sperare in un cambio di rotta per migliorare la nostra vita professionale non ci spaventa ma, al contrario, ci sprona a ribadire a noi stessi cosa sia meglio per noi e la nostra famiglia.

Ma quando il cambiamento riguarda la scuola dei nostri figli e un possibile trasferimento di indirizzo di studi? Sappiamo essere altrettanto lucidi come genitori? Sappiamo riconoscere quali spinte portano una ragazza o un ragazzo quattordicenni a ridiscutere un percorso avviato e accompagnarlo a prendere una decisione che può sembrare anche piuttosto faticosa?

Con la fine della terza media non si esaurisce soltanto un ciclo scolastico. Nuove materie, nuovi compagni, nuovo metodo di studio, nuove routine quotidiane per raggiungere una scuola molto spesso più lontana da casa. La scelta della scuola superiore tiene conto di queste novità e di tanti altri elementi che contribuiscono in misura diversa a caricare i ragazzi della responsabilità di trovarsi di fronte alla prima piccola grande decisione della loro vita e per il loro futuro. Poi l'anno scolastico si avvia, i mesi passano e può succedere che i piani saltino, che un iter scolastico immaginato poi non corrisponda alla quotidianità fatta di verifiche, ore e ore di studio forsennato e compiti a non finire. Oppure può succedere, al contrario, che si scopra di avere un'idea più chiara e diversa rispetto a quella di un anno fa o, ancora, potrebbe accadere che non ci sia trovati bene rispetto ai suggerimenti di parenti, amici e insegnanti nella scelta della scuola a cui iscriversi. Cosa fare se un figlio vuole cambiare istituto superiore e come aiutarlo a fare la scelta migliore per lui? Ne parliamo con Cristina Rubano, psicologa psicoterapeuta a Roma Ciampino.

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Preadolescenza, adolescenza e rendimento scolastico

"Sulla scuola si riversa di tutto e molti vissuti dei ragazzi non hanno necessariamente collegamento diretto con la qualità dello studio e l'apprendimento" premette Cristina Rubano. "Il passaggio dalla scuola media alle superiori può essere critico, perché in questa età di cambiamenti si entra nell'adolescenza con tutte le sue peculiarità. Anche le amicizie che cambiano possono diventare fonte di malessere. Questo tempo di passaggio, inoltre, coinvolge anche i genitori che devono senza più esitazione ammettere che i propri figli stanno diventando grandi e in qualche caso questo genera crisi.

A quest'età la maturità emotiva per esprimere con proprietà di linguaggio un disagio non c'è: questo contribuisce alla complessità di quanto stanno vivendo i nostri figli e di quanto la scuola abbia a che vedere con un eventuale malessere. Va aggiunto, infine, che in questo periodo dello sviluppo dell'individuo possono esordire primi segnali di un disturbo mentale di cui l'andamento altalenante o non produttivo a scuola può fungere da sintomo".

Mio figlio vuole cambiare scuola superiore: quali elementi considerare

"Una prima cosa che il genitore può valutare è considerare il pregresso corso di studi" suggerisce la psicologa psicoterapeuta. "Possiamo farci un'idea se la scuola che il ragazzo frequenta rifletta il suo approccio più portato allo studio intellettuale, o se più per un apprendimento pratico. Non è scontato dare questo suggerimento perché le dinamiche familiari hanno il loro peso: ci sono studenti che frequentano corsi caldamente suggeriti dai genitori o evitano percorsi "condannabili" dalla famiglia perché altri da quanto previsto o sognato Ci sono contesti famigliari più o meno costrittivi che incidono sulle scelte in primis, e sulla possibilità di un cambiamento poi. Molte volte, infine, è la fiducia riposta in un futuro migliore a caricare i ragazzi di realizzare'un destino mancato a mamma o papà".

"Va da sé, dunque, che da considerare ci sia l'indole del figlio. L'orientamento fatto alle medie può essere stato fallimentare o la scelta fatta dai compagni può avere molta rilevanza: a 13 anni non si ha un'idea realistica di ciò che lo aspetta nel prossimo triennio o quinquennio. La crisi scolastica può starci, in prima come in seconda superiore. Come addirittura può rendersi utile una bocciatura, quando necessaria, per comprendere cosa si vuole davvero. Cambiando scuola si corre il rischio di preferire una soluzione di fuga dalle prime difficoltà ma non possiamo pensare che in una nuova classe tutto riparta da zero: se ci sono dei problemi legati ai desideri personali o alle difficoltà didattiche, questi si ripresenteranno".

Mio figlio vuole cambiare scuola superiore: quali passi fare

Se nostro figlio è fermamente intenzionato a cambiare scuola superiore, ecco i passi che possiamo fare assieme a lui.

  1. Parlare con gli insegnanti

Non sentiamoci soli. "Il tema va affrontato con la scuola, i docenti andrebbero ascoltati di più riportando i colloqui con loro in un equilibrio di relazioni adulte. Gli insegnanti osservano i nostri figli in contesti a noi sconosciuti e il loro parere è importante per far sentire agli studenti che di fronte a una difficoltà non devono pensare a un fallimento personale. Un professore può portare lo studente a comprendere, eventualmente, perché una strada non sia quella ideale per lui, ma che le sue caratteristiche lo porterebbero a più soddisfazioni scegliendo un altro percorso. E' sbagliato ogni approccio che porti a dire se si è o meno all'altezza di questa o quella scuola. Un passaggio con il corpo docenti, anche includendo il proprio figlio quando è utile, può aiutare tutti ad avere una visione più ampia delle scelte da intraprendere". 

  1. Ridimensionare l'idea dell'anno perso

"Ci sono ragazzi che escono dalla maturità senza aver capito nulla di loro stessi e con un titolo di studio di cui non sanno che farsene – chiarisce Rubano -: nell'economia di una vita costano di più quei cinque anni spesi in qualcosa in cui non ci si è identificati oppure un anno speso a cambiare rotta in cerca di qualcosa di meglio? Se a 14 anni potrà sembrare una tragedia perdere un anno per rifare la prima o per mettersi a pari in una nuova scuola, di certo non sembrerà più così drammatico più in là negli anni. Ed è proprio qui che i genitori possono fare molto: innanzitutto dovrebbero evitare di cadere nella trappola di avere anch'essi 14 anni con emozioni e timori del tutto simili al vissuto del ragazzo. Non è facile essere lucidi su questo ma l'adulto sarà tanto di aiuto se saprà mostrare come le nostre scelte e anche le nostre decisioni riviste sono palestra di vita. Non si vive in una progressione di step ordinati, esistono le difficoltà ed è importante imparare presto a proteggersi".

  1. Osservare le assenze e il rendimento scolastico

"Abbiamo detto che i voti non dicono tutto ma possono aiutare a capire se il malessere nell'adolescenza risieda altrove. Come mai mio figlio è spesso assente da scuola? E' solo in concomitanza di qualche verifica? Oppure non ama qualche materia in particolare? Oppure sta meditando di abbandonare? Negli studenti anticipatari, ad esempio, si osserva più che saltuariamente come l'anno guadagnato iniziando presto il ciclo delle primarie, poi lo si riprenda tutto in altre forme".

4. Non dare il proprio figlio per scontato

"Magari con le migliori intenzioni, alcuni genitori tendono a pensare che se il proprio figlio abbia certe caratteristiche, quelle rimarranno invariate per sempre, oppure che se il suo bambino si mostra così è perché è così – aggiunge la psicologa -. Il consiglio ai genitori è di mantenere fluida l'accettazione dell'idea che il proprio figlio ha di sé e se qualcosa dovesse rompersi non facciamone una tragedia: in adolescenza questi ragazzi stanno cercando ardentemente di capire chi sono".

5. Giudizi e aspettative, una minaccia alla serenità delle scelte personali

"E' normale farsi delle aspettative sui propri figli ma bisogna essere onesti e riconoscerle come proprie attese. Nelle osservazioni che si fanno ai figli sarebbe utile non etichettare e non considerare una parte per il tutto – aggiunge -. L'adulto che tende a dire "tu sei così" rischia con un fraintendimento linguistico di dare un giudizio sulla persona. Queste etichette in famiglia restano, soprattutto quando a queste si aggiungono i paragoni tra membri".

6. Dare un feedback di quel che si vede, dare regole senza sminuire le fatiche

"Non intervenire del tutto nelle scelte può anch'esso non aiutare realmente. Il genitore vede un malessere e lo comunica, vede delle potenzialità e le fa emergere, fissa dei limiti quando necessari a contenere la situazione. Anche sminuire le fatiche del figlio è pericoloso, gli studenti si sentono stimolati a studiare se sentono riconosciuta la fatica che lo studio richiede. Dare un feedback e dei limiti include anche impartire regole per non spegnere la loro concentrazione e l'uso eccessivo dei device elettronici ostacola capire in che modo le distrazioni dallo studio incidono sul rendimento e sul riconoscimento delle effettive potenzialità. Una buona educazione digitale aiuta ad affrontare un possibile cambio della scuola superiore con più consapevolezza".

L'intervistata

L'intervistata è Cristina Rubano, psicologa e psicoterapeuta Specialista in Psicologia della Salute, a Roma.

 

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