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Perché abbiamo bisogno di genitori autorevoli

di Alice Dutto - 11.04.2024 - Scrivici

genitore
Fonte: shutterstock
Nel suo libro, lo psicoterapeuta Matteo Lancini spiega quale sia l'importanza di recuperare un ruolo di autorità e guida per i genitori

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Negli ultimi anni, la società è stata investita da un cambiamento epocale: «Si è passati da una famiglia "normativa", improntata sul senso di colpa e sulle regole, ad una "affettiva", che spinge all'adultizzazione del bambino, assecondando i suoi talenti e promuovendone gli aspetti più espressivi e creativi» spiega Matteo Lancini, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro e autore del suo libro "Abbiamo bisogno di genitori autorevoli".

L'arrivo dell'adolescenza

Si cresce, dunque, in un nuovo modello che talvolta favorisce il narcisismo e un'intrinseca fragilità dei ragazzi, anche se mascherata da modi in apparenza spavaldi e spregiudicati, innescando così una crisi adolescenziale di difficile soluzione.

«Di fronte a questi cambiamenti cresce l'angoscia dei genitori – prosegue l'esperto –. Un disagio che li porta a rinnegare tutto ciò che hanno sostenuto fino a quel momento, operando un'infantilizzazione dell'adolescenza».

Il tentativo è quello di rieditare il loro ruolo educativo riportandolo ai limiti e ai sensi di colpa propri della famiglia "normativa". «Ma è un tentativo posticcio, perché è come se cercassero di instaurare tardivamente un senso di colpa che non ha mai fatto parte del modello di famiglia affettiva in cui il ragazzo è cresciuto». Non ha senso, dunque, proprio in questa fase della vita imporre i famosi "no che aiutano a crescere" «Si tratta solo di slogan che però hanno poca efficacia».

I rischi

In questa situazione, i ragazzi finiscono per sentirsi molto più soli e si consegnano al marketing, alla televisione e all'influenza dei coetanei. «I divieti degli adulti vengono vissuti come dei gesti sadici: un tentativo di bloccare il loro sviluppo e la loro autonomia. La reazione non è più quella oppositiva, come accadeva in passato.

Per ribellarsi oggi i giovani si orientano alla delusione del genitore, non corrispondendo più alle sue aspettative. Finiscono così per usare sostanze stupefacenti, andare male a scuola, soffrire di disturbi alimentari o ritirarsi dal mondo chiudendosi nella loro stanza o all'interno degli schermi, lontani dalla vita reale».

Come aiutare i ragazzi

Per aiutare gli adolescenti ad affrontare questo momento dello sviluppo non bisogna tornare indietro a un modello ormai superato, ma andare oltre. Che cosa fare quindi?

1- Continuare a parlare e ad ascoltare i figli

«Il modo per farlo è mantenere la relazione con i propri figli, continuando a parlargli e ascoltandoli, in modo da essere in grado di avvicinare le risorse utili per superare le loro angosce in questo momento così delicato» sottolinea Lancini.

2 - Non dare punizioni privative

È sconsigliato, invece, rispondere in modo autoritario attuando punizioni privative, come ad esempio minacciare di togliere lo smartphone se non si fanno i compiti o di non far uscire il ragazzo di casa. Queste misure, infatti, verrebbero intese dal ragazzo come gesti ritorsivi: tentativi di rallentare la sua autonomia e la sua crescita, portando a situazioni ancora peggiori, come l'abuso di sostanze o il ritiro nella propria stanza.

3 - Puntare su altri castighi, spiegando il perché

«Meglio puntare su altri tipi di castighi, come chiedere di aiutare nei lavori di casa se il ragazzo non fa i compiti, di aiutare un cugino a svolgere i suoi, o di fare un lavoro estivo se è stato bocciato. È poi importante spiegare perché si stanno attuando questi interventi, dicendo che siamo preoccupati per lui e che stiamo facendo tutto questo nel suo interesse: se non porterà a termine ciò che gli abbiamo chiesto, le conseguenze saranno solo sue e a noi dispiacerà».

In questo modo, gli faremo capire che ci siamo, che gli vogliamo bene e vogliamo aiutarlo in questo periodo difficile.

L'unico modo per superare questo momento è dunque quello di riadattare i modelli educativi, cambiando quelli dell'infanzia, ma anche quelli dell'adolescenza. Ed è un cambiamento che deve partire dall'adulto, che deve saper sopportare le difficoltà di questo momento.

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