Preadolescenza

Preadolescenza nei figli maschi, 5 consigli dell’esperto per sapere come comportarsi

Di Daniele Brunetti
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28 luglio 2016 | Aggiornato il 16 gennaio 2018
Questo periodo della crescita si porta dietro una serie di novità che non tutti i ragazzi riescono a gestire nel modo giusto. Ci siamo fatti dare qualche consiglio dalla psicoterapeuta dell’età evolutiva, Sofia Bignamini, per aiutare i genitori ad essere una guida discreta per i propri figli

I cambiamenti, in qualsiasi fase della vita avvengano, hanno la capacità di rompere un equilibrio. Le novità anche se introducono un miglioramento, in una prima fase, ci lasciano smarriti.

 

Nella preadolescenza i fattori di trasformazione sono talmente tanti da trasformarsi in una tempesta. All’improvviso i nostri figli si trovano a fare i conti con un corpo che non sentono più loro e che non possono controllare. I tratti fisici cominciano ad assomigliare più a quelli di un adulto che a quelli di un bambino ma i pensieri e la maturità rimangono ancorati per gran parte all’infanzia.

 

Questo conflitto si palesa in delle difficoltà emotive che non tutti i ragazzi riescono ad affrontare serenamente. «Il problema principale di questa età – spiega Sofia Bignamini, psicoterapeuta dell’età evolutiva presso la Cooperativa sociale Minotauro – è gestire l’esuberanza che può sfociare in aggressività».

 

 

PER APPROFONDIRE: Come gestire la preadolescenza, ecco i consigli per i genitori

 

La preadolescenza maschile rispetto a quella femminile avviene leggermente più tardi e di solito è tra i nove anni e mezzo e i tredici e mezzo. In questo periodo esplode la fisicità che spesso sfoga in momenti di istintività e rabbia che si alternano a momenti di regressione e di ritorno all’infanzia. «Si passa da atteggiamenti spavaldi, come sfidare il mondo a cavallo di un motorino, a quelli in cui riemerge un lato mammone» chiarisce la psicoterapeuta.

 


Una volta preso atto del cambiamento del proprio corpo, molti centimetri guadagnati in altezza e prima peluria, i ragazzi salgono sul palcoscenico sociale del gruppo dei pari, ovvero i loro coetanei, e danno sfoggio alla loro nuova identità. La maturazione fisica precoce o tardiva, secondo la dottoressa Bignamini, incide attivamente sulla costruzione della personalità del ragazzo: «chi cresce prima e vive bene il nuovo aspetto, anche grazie a forme di apprezzamento sociale, tende ad essere più gradasso e in alcuni casi più aggressivo, chi invece sviluppa più tardi, di solito, è più riservato e rimanere all’ombra degli adulti». A favore dei secondi, però, c’è la possibilità di gestire meglio a livello psicologico le trasformazioni perché il corpo comincia a crescere quando la mente ha avuto a disposizione qualche anno di maturazione in più.

 

All’interno di questi conflitti interiori, si inserisce il ruolo del genitore che deve essere in grado di accompagnare il proprio figlio in questo percorso accidentato. Per riuscirci ci siamo fatti dare qualche consiglio dalla psicologa della Cooperativa sociale Minotauro.

 

 

L'IMPORTANZA DEL PAPÀ

 

  1. È necessario che nella preadolescenza il papà si prenda la scena. Il rapporto che i bambini hanno con la mamma è più atavico, con il padre invece possono parlare la stessa lingua e confrontarsi sui nuovi problemi che li angosciano. Dal piacere alle ragazze alle difficoltà con gli amici, questo è il periodo giusto per aprire un importante canale di condivisione.

  2. TEMPO DI QUALITÀ

    Non è importante passare tanto tempo insieme al proprio figlio, anche se sicuramente non guasta, ma è fondamentale che sia utilizzato nel modo giusto. Nel mondo maschile non sempre è necessario ricorrere al dialogo per toccare le corde giuste. Basta condividere dei momenti che rafforzano il rapporto, come può essere un concerto o una partita allo stadio.

  3. ORIENTARE, NON IMPORRE

    Nel rapporto genitori–figli è importante saper ascoltare. Spesso si fa l’errore di imporre le proprie soluzioni alla crescita. È inutile spingere a giocare a pallone un bambino sostenendo “il calcio mi ha salvato” se in realtà il ragazzo vuole suonare la chitarra. Bisogna imparare a osservare per trovare il modo giusto per accompagnarlo in questo percorso.

  4. ASPETTARE PER GIUDICARE

    Vostro figlio è un disastro a scuola, ne combina di tutti i colori e spesso puzza di sudore. Non disperatevi, il mini-adulto che avete davanti non è necessariamente la foto dell’uomo che sarà. Dategli il tempo di sbagliare e di crescere.

  5. NON CATEGORIZZARE

    In questa fase della crescita i vostri figli sono affamati di identità. Non commettete l’errore di etichettarli con “lui è il secchione di casa” o, al contrario, “lui è la peste”. I giudizi dei genitori sono importanti per i ragazzi, anche se fanno di tutto per dimostrare il contrario. Queste attribuzioni rischiano di influenzare pesantemente la percezione che hanno di loro stessi.