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Sessualità fluida: cos’è e come parlarne con i figli adolescenti

di Rosy Maderloni - 16.12.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Anche la sessualità fa parte delle conquiste dell’adolescenza ed è un tema su cui il genitore può essere di grande aiuto: come dialogare con il proprio figlio e la propria figlia adolescente interessati alla sessualità fluida? Ne parliamo con la psicoterapeuta Cristina Rubano.

Sessualità fluida: cos’è e come parlarne con i figli adolescenti

Chiariamoci fin da subito: l'adolescenza è quell'età in cui guardi i tuoi figli e non li riconosci e in cui ti sembrano diversi da come li immaginavi nel modo più inaspettato. Di fronte a questo dato di fatto c'è un primo errore che il genitore deve assolutamente evitare, ed è chiedersi "Ma dove ho sbagliato?".

Cosa c'entra questo con le preferenze sessuali dei nostri ragazzi? L'orientamento sessuale fa parte delle conquiste che l'adolescente compie alla ricerca della propria identità e, come per altri ambiti, il ragazzo e la ragazza sperimentano, si muovono tra le possibilità che il loro contesto di crescita dispone.   

La sessualità fluida, però, è una novità. Se ne parla solo da pochi anni e la confusione sul suo significato è tanta, soprattutto se riguarda i più giovani. Ne parliamo con Cristina Rubano, psicologa e psicoterapeuta Specialista in Psicologia della Salute, a Roma.

In questo articolo

Cosa significa fluidità sessuale?

"Il termine è relativamente molto recente", premette la psicoterapeuta. "Lo ha coniato nel 2008 una psicologa americana, Lisa Diamonds. La definizione non evidenzia un orientamento specifico, ma sottolinea come a molte persone capiti di transitare da un orientamento sessuale all'altro occasionalmente o stabilmente. Il fenomeno è venuto alla luce con l'amplificarsi della libertà sessuale e della libertà di espressione nella cultura occidentale e sottolinea come, potenzialmente, l'orientamento sessuale possa essere un po' più flessibile di come siamo abituati a immaginarcelo. La materia è abbastanza nuova anche per gli studiosi: l'identità sessuale sarebbe dunque più potenzialmente "in divenire" e soggetta a una complessificazione maggiore anche nell'arco della vita, non solo in adolescenza".

"La sessualità fluida può essere vista come un grande ombrello che prova a decodificare in maniera meno categoriale e meno restrittiva tutti quei casi in cui la persona sente una discrepanza tra come si sente e come vorrebbe essere o come vorrebbe essere vista dagli altri. Diciamo che questo termine aggiunge una categoria in più di comprensione".

La fluidità sessuale e la sigla LGBTQIA+?

Come si inserisce la fluidità sessuale nella sigla LGBTQIA+?

"La famosa e più conosciuta sigla LGBT è già stata anche questa complessificata nel tempo e identifica a vari livelli le persone che non si riconoscono nelle definizioni di maschio e femmina. L'acronimo LGBTQIA+ specifica L per Lesbiche, G per Gay, B per Bisessuali, T per Transessuali, Q per Queer, I per Intersessuali e A per Asessuali, questi ultimi soggetti con assenza di interessi e desideri sessuali.  Il + evidenzia la volontà di inclusione di altre possibilità.

La sessualità fluida non è però un orientamento sessuale a sé, come invece rappresentano le lettere dell'acronimo, ma forse ci permette di aprire lo sguardo che vada oltre una etichetta definita, ossia concepire anche questo acronimo in modo più fluido perché l'espressione della sessualità può essere più complessa di quello che siamo abituati a immaginare. Questo concetto ci permettere di riflettere in modo meno dicotomico". 

La fluidità sessuale nell’adolescenza

Perché gli adolescenti in questo periodo storico hanno grande attrazione verso la fluidità sessuale?

"Nell'adolescenza ogni ragazzo e ragazza sono alla ricerca della propria identità che li porta a sperimentare e fare varie prove di cosa si possa essere e valere per se stessi" chiarisce la dottoressa Rubano. "Così è anche per la sessualità. Nell'epoca in cui viviamo oggi sembra possibile sperimentarsi di più: secondo alcuni sondaggi, infatti, sembra che un buon 50% dei ragazzi potrebbe collocarsi in una posizione intermedia e non decisamente in una posizione sicura circa il proprio orientamento sessuale.

La sperimentazione, e la stessa ostentazione, della sessualità è più libera. I ragazzi si permettono di sperimentare di più e – lo ricordiamo - i giovani hanno meno pregiudizi rispetto agli adulti sulle decisioni importanti da prendere. Questa risorsa permette di sondare espressioni diverse della propria sessualità verso mete differenziate per conoscersi meglio. Come esseri umani, inoltre, siamo portati in potenza ad avere più oggetti sessuali (ci sono contesti sociali, come le carceri, in cui è stato studiato questo elemento)".

La trappola. "La trappola è che si rimanga in un limbo, ossia quando questa fluidità viene "etichettata" e l'individuo rimane senza scegliere, senza raggiungere una identità acquisita, qualunque essa sia. Questo può essere un rischio perché può configurare un assetto in cui l'adolescente non raggiunge la tappa di un progetto di crescita, come in una eterna possibilità di decidersi. Questo lo riscontriamo anche in altre aree delle esperienze dei ragazzi. Cosa fanno di quello che stanno sperimentando se restano in un limbo dove non decidono cosa fare della propria vita?".

A che età si definisce l’identità sessuale?

A che età si definisce l'identità sessuale?

"La conquista dell'identità, anche sessuale, va di pari passo con la maturazione della persona a tutti i livelli" continua la psicoterapeuta. "Secondo studi delle neuroscienze, il cervello dell'adolescente è paragonabile a quello dell'adulto per gli aspetti cognitivi o il ragionamento astratto ma per altri vive ancora un'immaturità forte come nella percezione del rischio, la regolazione emotiva e l'intimità. La maturazione del cervello e del sistema nervoso avviene tra i 20 e i 24 anni e a questa età una identità sessuale anche può dirsi più definita. Nella pima età adulta tutto questo ha dimensione più strutturata. Questo può valere per la nostra società, differentemente può essere per società più collettive o di un'epoca preindustriale".

Consigli per parlare a un figlio e a una figlia di sessualità fluida

"A livello generale un figlio che, non solo da adolescente, si affaccia alla sessualità e la vive in un modo fluido coglie il genitore in modo impreparato perché sembra non aderire ad aspettative non esplicite nell'adulto e questo può comportare colpevolizzazioni. Questo andrebbe evitato", dichiara Cristina Rubano.

Consigli pratici per il dialogo

  • Bisogna prendere le misure e rispettare che il proprio figlio stia ricercando una propria via, quello che sta avvenendo non sarà una conferma di cosa sarà in via definitiva. Anche di fronte a una dichiarazione di sessualità fluida, non bisogna carircarsi di nuove aspettative ma piuttosto tenere la consapevolezza di questa transitorietà. L'adolescente assolutizza per natura e sta all'adulto rimettere nella giusta prospettiva quello che sta accadendo (ossia, che questa è una fase di sperimentazione) e deve evitare di guardare a se stesso e cercare colpe. 
  • Sarebbe troppo facile anche evitare di affrontare il tema e non dire nulla. La sfera degli stereotipi vigenti della società, dei rischi sono temi di competenza dei genitori e devono rimanere argomenti di cui si ha titolarità a parlare. È importante non considerare questo tema un tabù in nome della libertà di scelta e questo è tanto più gestibile quanto più si è parlato del sesso e della sessualità fin dall'infanzia in proporzione adeguata.
  • Le donne sono più aperte a dirsi fluide. Gli uomini possono incontrare resistenze maggiori per via degli stereotipi forti intorno alla sessualità maschile. In entrambi i casi il giudizio può rappresentare una fonte di malessere ulteriore e l'adulto deve avere bene in mente ciò affinché possa avere strumenti in più per provare a decodificare quello che suo figlio o sua figlia sta vivendo.

L’aiuto di un esperto, quando?

Sessualità fluida. L'aiuto di un esperto, quando?

"Un genitore può sentirsi in colpa in ogni circostanza in cui il figlio non è come vorrebbe che sia" conclude l'esperta. "Questo accade anche al genitore più illuminato, perché quel figlio diventa altro da te e lo diventa in modo impattante. L'adulto deve imparare a fare un'operazione di decentramento forte, non guardare a se stesso e al bisogno di conferma del proprio operato ma riconoscere che quello che sta accadendo al figlio appartiene a lui e non al genitore. 

Un adolescente per definizione apre un conflitto con i genitori e la misura del conflitto è indicatore importante per chiedersi se stia avvenendo in modo sano. Il conflitto aiuta le parti a crescere o è fonte di rottura? Serve per negoziare i limiti o una delle parti si adatta in modo passivo? La disobbedienza avviene per partito preso? Nelle divergenze vengono erosi principi e valori famigliari? Si mina la fiducia tra genitori e figli? Se la relazione educativa può percepirsi minata su questi punti, allora può essere utile rivolgersi a una terza persona e i consultori territoriali offrono un servizio ideale per fornire una terza prospettiva differente. Lo stesso genitore può decidersi di rivolgersi a un esperto se sente di non riuscire ad accettare l'attività di ricerca e sperimentazione che il figlio adolescente sta attuando".

L'intervistata

L'intervistata è Cristina Rubano, psicologa e psicoterapeuta Specialista in Psicologia della Salute, a Roma.

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