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Smartphone e adolescenti: ecco perché vietarne l'uso personale fino ai 14 anni

di Stefano Padoan - 18.05.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Smartphone e adolescenti: lo psicologo Alberto Pellai ci consiglia qual è il momento giusto per dare questi strumenti ai figli e come educarli ad un uso consapevole

Smartphone e adolescenti

Quando dare il cellulare ad un bambino? Una domanda che assilla tutti i genitori di oggi. C'è però un'età per tutto: per il motorino, per l'auto e anche per smartphone e tablet. Il fatto che i nostri figli li sappiano usare già dalle elementari non vuol dire che siano pronti a gestirne l'uso e la dipendenza a cui possono portare. Ce ne parla Alberto Pellai, psicologo dell'età evolutiva e autore con la psicopedagogista Barbara Tamborini del libro "Vietato ai minori di 14 anni" (DeAgostini, 2021).

In questo articolo

Uso dello smartphone nei ragazzi: cosa comporta

È innegabile che l'avvento di dispositivi come smartphone e tablet abbiano avuto un impatto molto forte sulla quotidianità di adulti e ragazzi, su almeno tre aspetti.

  • Aumenta il multitasking ma anche la superficialità. Essendo sempre connessi, gli smartphone ci spingono a fare più cose in contemporanea: «Questo - spiega Pellai - se da una parte può sembrare proficuo, dall'altra rende più superficiale ciò che facciamo: la nostra attenzione cala e le occasioni di distrazione invece aumentano». Nell'età evolutiva questo è un aspetto deleterio, perché «è proprio durante l'adolescenza che i ragazzi e le ragazze devono allenare la propria capacità di concentrazione: smartphone e tablet sono ostacoli in questo».

  • Cambia il modo di stare con gli altri. È capitato a tutti, giovani e adulti, di stare in compagnia fisicamente ma ciascuno con gli occhi sui propri schermi: «È sicuramente gratificante la sensazione di avere attorno delle persone e nello stesso tempo di avere "vicino" anche chi c'è al di là dello schermo. Questo però non è senza conseguenze: per farlo, infatti, o non parliamo con i presenti o ci limitiamo ad ascoltarli senza guardarli in faccia, perdendo così un pezzo di relazione. Smartphone e tablet in questo senso riducono la nostra capacità di condivisione e connessione emotiva».

  • Aumenta la sedentarietà e peggiora la qualità del sonno. Se consideriamo lo smartphone non un oggetto, ma un ambiente entro cui le persone si muovono questo strumento ci dà l'illusione di vicinanza con gli amici senza doverci muovere: «Siamo più connessi e sentiamo meno la necessità di muoverci, cosa invece fondamentale per i più giovani. Inoltre fissare lo schermo luminoso per tante ore peggiora la quantità e la qualità del sonno».

Gestire il tempo sui social

Il fatto che i nostri figli abbiano grande dimestichezza nell'uso di questi mezzi non significa che li sappiano usare davvero, che siano capaci di gestire la dipendenza o l'enorme esposizione che videogiochi e social possono dare. «Il mondo online è totalmente costruito per sconnetterci dal piano cognitivo e agganciarci sul piano emotivo» spiega l'esperto. Ce ne accorgiamo quando ci rendiamo conto di essere stati di fronte allo schermo molto di più di quanto non avremmo voluto.

  • I ragazzi non sanno ancora gestire lo smartphone. «Per gestire il tempo sui social servono competenze autoregolative che non sono ancora presenti nei ragazzi. Le neuroscienze ci dicono che fino ai 14 anni il cervello ha molto potente il sistema limbico, che sollecita a fare le cose d'istinto e che è guidato da eccitazione, piacere, divertimento e gratificazione immediata. La corteccia prefrontale, che fa le funzioni più cognitive e sofisticate, è invece molto immatura». Ecco perché i ragazzi fanno fatica a mettere la testa davanti all'emozione, a imporsi dei limiti e a tollerare la frustrazione a essi connessi. Non a caso gli adulti di riferimento non si sognerebbero mai di non dar loro regole e di lasciarli soli a gestire aspetti complessi della vita (dalla spesa alla pianificazione della giornata).

  • L'online ostacola l'acquisizione delle funzioni autoregolative. Dentro il loro mondo virtuale invece gli adulti di riferimento non possono entrare, o se ci provano provocano il disingaggio dei ragazzi: «Senza la loro possibilità di intervento per dare una direzione ai ragazzi, l'online diventa un territorio senza regole che annulla le funzioni che invece i preadolescenti necessitano di acquisire per la loro vita: la capacità di pianificazione, esecuzione, definizione delle priorità, programmazione, gestione del tempo, previsione delle conseguenze delle nostre azioni. Tutti aspetti che richiedono di pensarci su e che invece online scivolano via a causa di quei meccanismi della gratificazione facile che "spengono" il cervello. Il mondo online per loro è un grande e irresistibile paese dei balocchi».

6 motivi per cui vietare l’uso dello smartphone sotto i 14 anni

Dovremmo evitare che bambini e preadolescenti abbiano uno smartphone o tablet personale e ad accesso illimitato fino ai 14 anni per questi motivi:

  1. Avere accesso alla rete non risponde ai loro bisogni e interferisce con lo sviluppo della mente in età evolutiva.

  2. Riducono la probabilità di successo scolastico perché non allenano capacità fondamentali come la concentrazione.

  3. Impattano sullo stato di salute organica ed emotiva dei nostri figli. Aumentano i disturbi della vista, diminuisce la quantità e qualità del sonno. Cresce l'instabilità emotiva e dell'umore, così come ansia e dipendenza per la necessità indotta di essere perennemente connessi.

  4. Riducono le competenze empatiche. La realtà filtrata dallo schermo perde di forza e viene normalizzata, perché scollega l'azione dalla sua concreta conseguenza. I ragazzi rischiano così di desensibilizzarsi rispetto a eventi tragici e immagini di grande impatto.

  5. Generano diseducazione sessuale e un cattivo rapporto con il proprio corpo. La grande egemonia dell'immagine corporea sui social provoca una preoccupazione estetica e il rischio di far dipendere la propria sicurezza e autostima dai commenti di sconosciuti.

  6. Non aumentano il senso di protezione e sicurezza. Se un ragazzo o una ragazza hanno uno smartphone in mano, la loro camera non è più un luogo sicuro: tramite questo strumento infatti vostro figlio è esposto a un ambiente altamente tossico.

Come educare i figli all’uso dello smartphone

I risvolti positivi dell'utilizzo degli strumenti digitali sono sotto gli occhi di tutti e i ragazzi devono beneficiarne. Fino ai 14 anni, però, non in autonomia con un device personale perché - noi adulti tanto quanto i ragazzi - dobbiamo essere in grado di tenere sotto controllo le funzioni sregolate e sregolanti.

  • Sì a Whatsapp, no ai social. «È necessario esercitare vostro figlio alla vita digitale già alle scuole medie, perché anche il mondo virtuale è un ambito con cui iniziare a misurarsi». Fornite loro quindi la possibilità di usare un pc in casa anche per la scuola e di avere i propri gruppi Whatsapp sullo smartphone di uno dei genitori. Niente social invece nemmeno fruiti insieme ai genitori: «I ragazzi a questa età non si espongono in prima persona alla vita sociale e hanno diritto a rimanere in una zona di privacy anche online. Questo è il momento di lavorare sulla propria identità».

  • Fate squadra tra genitori. «Facendo comunità e rete tra i genitori viene più facile fare scelte controcorrente insieme, altrimenti il rischio è che siano pochi, isolati e visti come strani i genitori che non danno subito lo smartphone ai figlio». La logica però è che lo smartphone non è un diritto: «Se vostro figlio vi chiedesse di andare a Gardaland invece che a scuola, naturalmente non lo accontentereste. Fate lo stesso con lo smartphone».

  • Proponete esperienze dal vivo. Il vero rischio del mondo online non sta tanto in ciò che ti fa fare, ma quello che non ti fa fare soprattutto nell'età evolutiva: «La percezione erronea dei ragazzi è che il virtuale sia sempre più attraente rispetto alla dimensione del reale. I ragazzi fanno meno esperienze nella vita reale, ma è con queste che va sostituita la temporanea assenza dello smartphone. Poi in piena adolescenza sperimenteranno sempre più autonomia, anche su questo fronte».

L'intervistato

Alberto Pellai (www.albertopellailibri.it) è psicoterapeuta dell'età evolutiva e ricercatore presso il dipartimento di Scienze biomediche dell'Università degli Studi di Milano. È autore di molti famosi libri di parenting e psicologia, tra i quali "Tutto troppo presto. L'educazione sessuale dei nostri figli ai tempi di Internet" e "Mentre la tempesta colpiva forte" e, con Barbara Tamborini, "L'età dello tsunami", "Il metodo famiglia felice" e "Vietato ai minori di 14 anni".

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