GENITORI PREPARATI

Figli vittime di stalking: ecco che cosa fare. I consigli del legale

Di Alice Dutto
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2 luglio 2019
Il 4% degli adolescenti ha subito aggressioni fisiche dal proprio partner già dai 14 e 15 anni. È un fenomeno ancora poco conosciuto quello dello stalking tra adolescenti che però i genitori devono conoscere per aiutare i propri figli. Ecco come intervenire in questi casi
 

Nell’adolescenza, i ragazzi iniziano a manifestare interesse nei confronti del sesso opposto. «È questa la fase delle prime cotte, i primi amori e le prime storie. Talvolta, però, può capitare di imbattersi in rapporti non sani, con eccessi di possessività da parte dell’altra persona dovuta all’insicurezza e l’inesperienza della giovane età, o, addirittura, a situazioni patologiche. In alcuni casi, i ragazzi possono essere vittima di attenzioni malate non volute e di una vera e propria forma di stalking» spiega l'avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia.

 

«Di frequente, questi comportamenti non vengono denunciati, per paura, vergogna, o perché si teme di averli provocati in qualche modo. Sta, dunque ai genitori, così come ai suoi insegnanti, individuare il malessere e intervenire».

 

 

I dati

 

Non è semplice avere dati oggettivi ed esaustivi sul fenomeno, anche per quanto riguarda l’età adulta, poiché spesso questi episodi non vengono denunciati. Secondo l’ultimo rapporto del MOIGE - Movimento italiano genitori, nel 2017 sono stati 354 i casi segnalati con minorenni vittime: in 116 episodi erano stati oggetto di ingiurie e molestie, in 87 di diffamazione online, in 123 di stalking. I minorenni denunciati invece sono stati 39.

 

 

 


I dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, invece, denunciano che 2 adolescenti su 50 (il 4%), ha subito aggressioni fisiche dal proprio partner già dai 14 e 15 anni. «Si tratta di dati che, con ogni probabilità, sottostimano il fenomeno, e questo rende complesso delinearne un quadro chiaro» sottolinea il legale.

 

Non solo le ragazze

Pure se con un’incidenza apparentemente minore, anche i maschi sono vittime di stalking.

«I ragazzi tendono a denunciare gli episodi ancora meno delle loro coetanee, temendo di essere visti come deboli e poco mascolini, per questo motivo, i genitori devono prestare ancor più attenzione in caso di cambiamenti di umore o atteggiamenti dei propri figli maschi».
 

 

I segnali che qualcosa non va

 

«Il primo campanello di allarme è il cambio di comportamento. Quando un genitore vede “piccoli grandi malumori” nei propri figli, ovvero si chiudono in se stessi e hanno cambiamenti nel mondo di relazionarsi con gli altri coetanei, sia sui social, sia nelle relazioni umane, deve prestare grande attenzione. Anche essere schivi e taciturni è un segnale di malessere, che il genitore deve notare immediatamente».

In caso di figli adolescenti o preadolescenti, può essere difficoltoso distinguere tra quelli che possono essere malumori e malcontenti legati al vivere una fase critica della crescita e segnali di un disagio interiore. «Per questo, consiglio a tutti i genitori di essere presenti nella vita dei propri figli il più possibile, anche se si è stanchi, anche dopo una lunga giornata di lavoro. Parlare con loro, cercare di capire e, soprattutto, confrontarsi con la scuola, poiché questa rientra, insieme agli ambienti virtuali, come chat e social network, tra i campi più pericolosi per il verificarsi di questi fenomeni».

 

 

Come affrontare la situazione

 

«Nel nostro ordinamento lo stalking è regolato dal decreto-legge 11/2009, che ha introdotto nel codice penale l’articolo 612-bis, e indica condotte persecutorie ed ossessive verso un soggetto, interferendo con la vita privata della persona, attuando intromissioni costanti, minacce, con telefonate, messaggi, appostamenti e pedinamenti. Si tratta, dunque, di un vero e proprio reato, anche se a commetterlo è un minore».

Il comportamento persecutorio crea un grave disagio psichico nella vittima e un giustificato timore per la sua sicurezza. «L’art. 612 bis del Codice Penale, prevede anche un aumento di pena se tale reato è commesso nei confronti di un minore. La procedibilità può essere di ufficio nei reati contro i minori».

 

 

 

 

1. Parlate con i vostri figli e con gli insegnanti

 

«Il primo passo è sempre quello di avviare un dialogo aperto e sincero con i propri ragazzi, capire da dove nasca il loro malessere, così da poter intervenire. Il secondo passo è quello di dialogare anche con gli insegnanti, soprattutto se lo stalker è un ragazzo o una ragazza che frequenta lo stesso istituto o se gli atti persecutori avvengono in concomitanza con l’ingresso e l’uscita dalle lezioni».

 

 

2. Sporgete denuncia

 

«Dopo aver parlato con i ragazzi e con i loro insegnanti, il primo fondamentale passo è quello di rivolgersi alle autorità competenti e sporgere denuncia o far procedere le autorità stesse. Spesso, soprattutto se lo stalker è un minore o un ragazzo conosciuto, magari l’ex partner, si sottovaluta questo passaggio, pensando sia meglio non procedere».

Questo, però, è un errore molto grave, «che potrebbe mettere a rischio l’integrità fisica e psicologica della vittima. Solo procedendo con una denuncia si potrà ottenere un allontanamento del soggetto, con una diffida dall’avvicinarsi alla ragazza e ai luoghi da essa abitualmente frequentati. Consiglio, inoltre, di rivolgersi a un legale, che inizierà l’iter richiesto e provvederà a produrre le prove e i documenti necessari, così da far cessare immediatamente questi episodi».

 

 

3. Date sostegno

 

«La vittima di questi atti necessita della vicinanza della propria famiglia, ma anche di un sostegno psicologico adeguato, così da poter superare il trauma, ricostruire la propria sicurezza ed autostima, e ritrovare fiducia nell’altro sesso. Questo è un aspetto molto importante, soprattutto in un’età così particolare come quella dell’adolescenza, in cui si delinea la propria sessualità e si verifica una sorta di imprinting relazionale, che influenzerà le relazioni di coppia anche in età adulta. È, dunque, importante rendere noto che la legge 208/2015 ha istituito, in esecuzione alle leggi europee, il programma “Percorso di tutela delle vittime di violenza”, erogato presso le aziende sanitarie nazionali».