Home Adolescenza

Suicidio tra adolescenti, come riconoscere i segnali di un disagio

di Rosy Maderloni - 08.09.2022 - Scrivici

suicidio-tra-adolescenti
Fonte: shutterstock
Preoccupano le statistiche sui suicidi adolescenziali. Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta Laura Bislenghi Psicoterapeuta consulente nel Programma 2000

Suicidio tra adolescenti

Il fenomeno del suicidio tra gli adolescenti preoccupa esperti e genitori. La pandemia ha avuto un impatto pesantissimo sui giovani e gli effetti continuano a vedersi: le cronache ci raccontano sempre più spesso di adolescenti che decisono di togliersi la vita lasciando sgomenti amici e familiari. Secondo i dati di Telefono Amico, nel 2021 le richieste di aiuto sono quasi quadruplicate, sfiorano quota seimila e nel 28% dei casi a chiedere aiuto è un giovane al di sotto dei 25 anni.

I dati

  • Secondo Telefono Amico, nel primo semestre dell'anno le richieste d'aiuto sono state più di 2.700, nel 28% dei casi da parte di giovani fino a 25 anni.
  • Il suicidio è la quinta causa di morte più comune tra gli adolescenti dai 10 ai 19 anni e la quarta nella fascia d'età dai 15 ai 19 anni (addirittura la terza se si considerano solo le ragazze).

In questo articolo

I segnali difficili da decifrare

«E' molto difficile distinguere i comportamenti di un'adolescenza "normale" dai segnali di una forma di disagio più importante», premette Laura Bislenghi, psicologa e psicoterapeuta che collabora al "Programma 2000", primo centro italiano di individuazione e intervento precoce nelle psicosi, e vicepresidente dell'associazione Cambiare la rotta.

«A quest'età il ritiro sociale, i sintomi ansioso depressivi e i comportamenti "a rischio" sono aspetti che si possono valutare come comuni. Quando però questi atteggiamenti perdurano e il ragazzo o la ragazza non escono più con gli amici rintanandosi nella loro camera o su internet, quando interrompono le attività che li hanno sempre appassionati ed evidenziano segnali di disagio non transitorio, allora è diverso. Ignorare questo disagio potrebbe significare dare spazio a un disturbo più pericoloso».

Nella testa degli adolescenti: una continua ricerca di novità

"Gli adolescenti sono immaturi", è un luogo comune oppure è una verità più profonda? «Quest'età è per certi versi davvero la più pericolosa: tra i 15 e i 25 anni i ragazzi si lasciano andare maggiormente a deliberati comportamenti "impulsivi", azioni che portano dietro i loro rischi, come, appunto, il pericolo di morte (pensiamo all'andare forte in motorino per provarne l'ebrezza) e forme di lesionismo. La spiegazione è anche scientifica: sono individui nel pieno di un processo di modificazione cerebrale che da un lato porta a mutamenti evolutivi positivi, come l'abilità di sviluppare ragionamenti più astratti e la creatività.

Il cervello, infatti, è più sensibile alla dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, e spiega come l'adolescente sia alla continua ricerca di novità, emozioni forti, elaborando nuovi sogni e idee: tutte spinte propulsive sane. Allo stesso tempo questo desiderio del nuovo ha a che vedere con la ricerca del rischio e delle esperienze eccitanti, come la sperimentazione di sostanze».

Il timore dell'esclusione

Le relazioni interpersonali hanno il loro peso. «Il gruppo dei pari a quest’età è importantissimo. Innanzitutto da un punto di vista biologico. perché li spinge all’autonomia e all'indipendenza. Non a caso il timore di essere esclusi o essere presi di mira dal proprio gruppo di appartenenza può diventare così un dolore insopportabile».

10 settembre: Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio

Il 10 settembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, un evento che mira ad aumentare la consapevolezza che il suicidio può essere prevenuto. In occasione della giornata internazionale per la prevenzione del suicidio, sabato 10 settembre 2022, Telefono Amico Italia organizza in 16 piazze italiane l'evento di sensibilizzazione "Non parlarne è il primo suicidio".

Un gesto plateale per attirare l'attenzione

«Gli adolescenti sono molto dicotomici: o sono felicissimi o disperati – commenta ancora la psicologa -. In questa fase il rifiuto sociale o un insuccesso possono provocare una sofferenza immensa: un gesto impulsivo può diventare definitivo, per attirare platealmente attirare l’attenzione. Altre volte, invece, la scelta è lucida e disperata, propria di chi non vede altre vie d’uscita. A questi fattori comuni possono aggiungersi fragilità individuali: una scarsa autostima o minori capacità sociali, un giudizio morale severo verso se stessi o la paura del giudizio degli altri (ad esempio il timore di aver deluso i genitori per una bocciatura)».

Come può intervenire la famiglia nella prevenzione

«Gli adulti dovrebbero tenere sempre presente che ogni epoca ha le sue specificità e che i problemi dei ragazzi di oggi sono diversi da una volta - sottolinea la Bislenghi -. Sono diverse le droghe in uso oggi, le modalità di relazionarsi. La funzione del mondo adulto è di dare una barriera costruttiva ai ragazzi, più che protettiva. Lo scontro con i figli adolescenti è fisiologico: è un contrasto che cercano proprio per definire i contorni della propria personalità e un certo permissivismo o una trascuratezza dei segnali di disagio dei ragazzi non li aiuta a fortificarsi».

No alla troppa protezione

«Neanche l’iperprotezione fa bene, ossia quel modo di voler proteggere i figli a tutti i costi, tarpandogli quella naturale spinta all’autonomia o tentando di risparmiare loro frustrazioni e fallimenti. Quando iniziamo un percorso terapeutico con un adolescente coinvolgiamo sempre le famiglie lavorando sulle difficoltà dei ragazzi. Del resto i nostri adolescenti accettano suggerimenti e cercano la fiducia degli adulti intorno a loro se percepiscono che possono essere degni di fiducia e che "i grandi" sono dalla loro parte».

Revisionato da Francesca Capriati

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli