SUICIDIO IN ADOLESCENZA

Suicidio tra adolescenti, come riconoscere i segnali di un disagio

Di Rosy Maderloni
suicidioadolescenti
07 Novembre 2017
Nel pieno di un mutamento emotivo, tutti gli adolescenti sono alle prese con quello che statisticamente è considerato “il periodo più pericoloso della vita”: le emozioni hanno una potenza intensa e anche le sofferenze tipiche di questa età possono portare a prese di atto anche estreme. Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta Laura Bislenghi del “Programma 2000” all’Ospedale Niguarda di Milano. 
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Il fenomeno del suicidio tra gli adolescenti riguarda nel nostro Paese circa 500 ragazzi ogni anno: si tratta di una delle cause principali di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni e che ha visto, purtroppo, un lieve aumento dei casi dal 2010 ad oggi (secondo le stime registrate dall’Istat).

 

Segnali difficili da decifrare

«E’ molto difficile distinguere i comportamenti di un’adolescenza "normale" dai segnali di una forma di disagio più importante», premette Laura Bislenghi, psicologa e psicoterapeuta che collabora al “Programma 2000” dell’Ospedale Niguarda di Milano, primo centro italiano di individuazione e intervento precoce nelle psicosi. «A quest’età il ritiro sociale, i sintomi ansioso depressivi e i comportamenti "a rischio" sono aspetti che si possono valutare come comuni. Quando però questi atteggiamenti perdurano e il ragazzo o la ragazza non escono più con gli amici rintanandosi nella loro camera o su internet, quando interrompono le attività che li hanno sempre appassionati ed evidenziano segnali di disagio non transitorio, allora è diverso. Ignorare questo disagio potrebbe significare dare spazio a un disturbo più pericoloso».

 

 

Nella testa degli adolescenti: una continua ricerca di novità

"Gli adolescenti sono immaturi", è un luogo comune oppure è una verità più profonda? «Quest'età è per certi versi davvero la più pericolosa: tra i 15 e i 25 anni i ragazzi si lasciano andare maggiormente a deliberati comportamenti "impulsivi", azioni che portano dietro i loro rischi, come, appunto, il pericolo di morte (pensiamo all'andare forte in motorino per provarne l'ebrezza) e forme di lesionismo. La spiegazione è anche scientifica: sono individui nel pieno di un processo di modificazione cerebrale che da un lato porta a mutamenti evolutivi positivi, come l’abilità di sviluppare ragionamenti più astratti e la creatività. Il cervello, infatti, è più sensibile alla dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, e spiega come l’adolescente sia alla continua ricerca di novità, emozioni forti, elaborando nuovi sogni e idee: tutte spinte propulsive sane. Allo stesso tempo questo desiderio del nuovo ha a che vedere con la ricerca del rischio e delle esperienze eccitanti, come la sperimentazione di sostanze».

 

Il timore dell'esclusione

Le relazioni interpersonali hanno il loro peso. «Il gruppo dei pari a quest’età è importantissimo. Innanzitutto da un punto di vista biologico. perché li spinge all’autonomia e all'indipendenza. Non a caso il timore di essere esclusi o essere presi di mira dal proprio gruppo di appartenenza può diventare così un dolore insopportabile».

 

Un gesto plateale per attirare l'attenzione

«Gli adolescenti sono molto dicotomici: o sono felicissimi o disperati – commenta ancora la psicologa -. In questa fase il rifiuto sociale o un insuccesso possono provocare una sofferenza immensa: un gesto impulsivo può diventare definitivo, per attirare platealmente attirare l’attenzione. Altre volte, invece, la scelta è lucida e disperata, propria di chi non vede altre vie d’uscita. A questi fattori comuni possono aggiungersi fragilità individuali: una scarsa autostima o minori capacità sociali, un giudizio morale severo verso se stessi o la paura del giudizio degli altri (ad esempio il timore di aver deluso i genitori per una bocciatura)».

 

 

Come può intervenire la famiglia nella prevenzione

«Gli adulti dovrebbero tenere sempre presente che ogni epoca ha le sue specificità e che i problemi dei ragazzi di oggi sono diversi da una volta - sottolinea la Bislenghi -. Sono diverse le droghe in uso oggi, le modalità di relazionarsi. La funzione del mondo adulto è di dare una barriera costruttiva ai ragazzi, più che protettiva. Lo scontro con i figli adolescenti è fisiologico: è un contrasto che cercano proprio per definire i contorni della propria personalità e un certo permissivismo o una trascuratezza dei segnali di disagio dei ragazzi non li aiuta a fortificarsi».

 

No alla troppa protezione

«Neanche l’iperprotezione fa bene, ossia quel modo di voler proteggere i figli a tutti i costi, tarpandogli quella naturale spinta all’autonomia o tentando di risparmiare loro frustrazioni e fallimenti. Quando iniziamo un percorso terapeutico con un adolescente coinvolgiamo sempre le famiglie lavorando sulle difficoltà dei ragazzi. Del resto i nostri adolescenti accettano suggerimenti e cercano la fiducia degli adulti intorno a loro se percepiscono che possono essere degni di fiducia e che "i grandi" sono dalla loro parte».