Scuola superiore

Una scuola superiore riorganizzata sul modello della Finlandia?

Di Niccolò De Rosa
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01 Febbraio 2019
Secondo il gruppo di docenti, l'attuale sistema di bocciatura rischia di rivelarsi controproducente: meglio suddividere le superiori in corsi, e non in anni, facendo ripetere solo le materie in cui l'alunno si è mostrato carente
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Una scuola superiore ridisegnata sul modello finlandese.

È questa la visione del Gruppo di Firenze, l'organizzazione di professori che dal 2005 si impegna nel proporre nuove soluzioni per il rinnovamento del sistema scolastico italiano.

 

Secondo i docenti infatti l'attuale sistema di promozione e bocciatura basato sul succedersi delle classi e della annate può andare bene fino al primo ciclo, ma dopo subentrerebbero esigenze educative differenti, incentrate su inclinazioni e tempi d'apprendimento dei vari alunni

 

«[...]Se a fine anno vengono “abbonate” più materie (come spesso succede) per evitare la bocciatura, percepita da molti docenti come un provvedimento draconiano, lo studente si porta dietro lacune non colmate - scrive nel comunicato il Gruppo - Se invece lo studente non viene promosso, avrà la possibilità di colmare quelle lacune, però al prezzo di ripetere anche le materie in cui aveva avuto risultati positivi, con il concreto rischio che prevalgano sfiducia e demotivazione».

 

 

Come risolvere dunque tale problema? Con un cambio radicale di prospettiva.

 

Al posto di promuovere, o bocciare, per anni infatti si dovrebbe procedere per corsi a livelli (italiano primo livello, italiano secondo livello, inglese primo livello ecc...), come accade in Finlandia.

In questo modo uno studente carente in algebra potrebbe ripetere il corso di matematica senza però interrompere i progressi nelle altre materie.

 

 

«Al termine di ogni corso, un esame accerta la preparazione del candidato. Se l’allievo non lo supera, si potrà consentire di sostenerlo nuovamente dopo qualche tempo, come succede nella scuola finlandese; in caso di ulteriore insuccesso, dovrà seguire di nuovo il corso».

 

In questo modo, conclude il Gruppo di Firenze, si eviterebbero inutili ristagnamenti che molto spesso sfociano in abbandoni prematuri della carriera scolastici, un fenomeno particolarmente diffuso in Italia dove - stando alle stime di Tuttoscuola - solo negli ultimi dieci anni il 28,5% degli studenti non ha terminato il proprio ciclo di studi superiore.