Salute bambini

Se tuo figlio è celiaco

Di Maria Cristina Renis
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27 agosto 2010
I bambini intolleranti al glutine soffrono di diarrea e vomito cronici, subiscono un arresto della crescita, ma sono anche caratterizzati da apatia e mancanza di sorriso: questi i primi segnali di allarme per la celiachia, che può manifestarsi a partire dallo svezzamento.

Nei bambini la celiachia è una delle malattie croniche a maggiore frequenza e nel nostro Paese colpisce un italiano su dieci. Si tratta di un’intolleranza permanente al glutine, cioè la componente proteica che si trova nel frumento (quello che comunemente è chiamato “grano”) e in altri cereali, per esempio farro, orzo, segale, avena, kamut (grano egiziano), spelta, triticale, bulgur (grano cotto), malto, greunkern (grano greco) e seitan (alimento ricavato dal glutine).

 

Il glutine in realtà non è presente nel chicco del cereale o nella farina, ma si forma solo in seguito all’aggiunta di acqua e alla formazione dell’impasto.

 

La celiachia è una malattia autoimmune chiamata anche enteropatia glutine-sensibile. “Enteropatia” significa malattia dell’intestino: infatti l’intestino del celiaco non riesce ad assimilare il glutine, considerato un agente tossico e la dieta priva di glutine è l’unica terapia possibile per curare la celiachia e per condurre una vita serena e in salute.

 

Ingerendo il glutine, infatti, nel celiaco si attiva in maniera anomala il sistema immunitario che risponde rifiutando il glutine e danneggiando l’intestino. Quindi solo in seguito all’introduzione di cibi contenenti glutine nella dieta del bambino (di norma tra il settimo mese e i due anni) possono manifestarsi i primi sintomi.

 

Ma quali sono le caratteristiche della celiachia? Come fa una mamma ad accorgersi che il proprio bambino soffre di celiachia? “Le prime manifestazioni della celiachia nel bambino sono diarrea, vomito, arresto della crescita, scarsa massa muscolare o eccessiva magrezza” spiega Corrado De Rinaldis, responsabile del modulo di gastroenterologia presso l’Unità Pediatrica dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. “La diagnosi precoce è fondamentale e si deve basare non solo sugli aspetti tipici della malattia, ma anche su quegli aspetti che caratterizzano le forme atipica e silente di celiachia.

 

Ecco perché nei bimbi le alterazioni dell’umore, l’irritabilità, l’apatia, l’assenza del sorriso, ripetuti mal di pancia, stati anemici e l’essere come distaccati dall’ambiente circostante, possono essere dei piccoli segnali cruciali nell’identificazione di forme di celiachia atipiche o silenti.

 

Spessissimo, infatti, questi aspetti sono trascurati e crescendo il bambino sarà un adulto dal carattere depresso, a volte con dolori addominali, gastrite, un senso di inadeguatezza, oltre ovviamente ad essere un soggetto probabilmente con alcune patologie associate e moltissime altre potenziali che nei celiaci hanno una ricorrenza maggiore (tiroiditi autoimmuni, diabete o neoplasie dell’apparato digerente)”.

 

La diagnosi precoce è fondamentale per scongiurare e/o anticipare possibili complicazioni o vere e proprie patologie future. Anche gli esami del sangue sono importanti, non sono invasivi e sono altamente affidabili, come anche la determinazione degli anticorpi antiTransglutaminasi che può essere effettuata sulla saliva.

 

Nel caso di pazienti piccoli la conferma di celiachia (che va effettuata tramite biopsia intestinale), essendo un esame invasivo e fastidioso spaventa non poco i genitori, ma si pratica sempre un’anestesia locale per sedare il bambino e il sondino per la gastroscopia è molto più piccolo (nei bimbi molto piccoli invece si utilizza una capsula).

 

Quando conviene introdurre il glutine nella dieta del bambino? “Tendenzialmente l’introduzione dei primi cereali (biscottino e pappe) avviene intorno al sesto mese. Infatti pare che prima possa favorire in qualche modo la comparsa della celiachia” aggiunge De Rinaldis. “Molto probabile invece è l’effetto benefico di un allattamento al seno prolungato almeno fino a sei mesi: sembra che le pareti intestinali del bambino si rinforzino e proteggano dall’intolleranza al glutine”.

 

“Il servizio sanitario nazionale, inoltre, contribuisce alla spesa di alimenti senza glutine, acquistabili in farmacia, con una percentuale che varia da regione a regione” conclude il dottor De Rinaldis.

 

“Ai genitori di un bambino celiaco consiglio infine di iscriversi all’Associazione Italiana Celiachia (http://www.celiachia.it/), nata per promuovere l’assistenza e stimolare la ricerca. Per il resto la vita di un bambino celiaco è uguale a quella degli altri, basta solo prendere precauzioni nella dieta: anche molti ristoranti e strutture turistiche, data la notevole quantità di persone affette da celiachia, si sono adeguate e offrono menu ad hoc”.

 

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