Home Famiglia Costume

Superare il lutto e la perdita, l'incredibile bellezza del film Pieces of a Woman su Netflix

di Elena Cioppi - 11.01.2021

Fonte: Courtesy Netflix
Tra i film sulla maternità, Pieces of a Woman approdato su Netflix il 7 gennaio 2021 è senz'altro quello da vedere ora.

C'è un film in streaming su Netflix dal 7 gennaio 2021 che sta riscuotendo molto successo, e meritatamente. Questo perché, nel panorama di film sulla maternità, Pieces of a Woman è senz'altro un tassello importante e di grande impatto culturale ed emozionale per raccontare l'attesa della nascita di un figlio, l'esperienza del parto in casa, la tragedia del lutto dopo la nascita, della morte subito dopo l'aver dato la vita. Il film ha già vinto la Coppa Volpi e ha come protagonista Vanessa Kirby (già vista nelle prime due stagioni di The Crown sulla famiglia reale britannica, sempre su Netflix) e l'attore Shia LeBeouf. Secondo i critici, questo piccolo goiello cinematografico del regista ungherese Kornél Mundruczó è decisamente tra i candidati ai prossimi Oscar.

Non è la prima volta che il cinema racconta il lato oscuro della maternità, in questo caso quello che nasce dopo una perdita così grande. Ma Pieces of a Woman è da vedere per esplorare anche i meandri della mente umana che si ritrova ad elaborare un lutto a tratti inconcepibile. Insieme alla protagonista Martha seguiremo anche il dopo la perdita della sua bambina, avvenuta dopo un travaglio e una nascita avvenuta in casa per volere dei genitori. In questo caso il lato oscuro, la domanda a cui difficilmente si trova risposta è: di chi è la colpa, se ne esiste una? Davvero il parto non in ospedale è ormai un'utopia? E come si fa a risollevarsi da una perdita del genere?

Film sulla maternità, Pieces of a Woman è da vedere

Una piccola anticipazione delle atmosfere di cui questo film d'autore su Netflix è permeato lo si ha già dal trailer di Pieces of a Woman. Eccolo:

La storia è quella di Martha, una donna che decide, dopo una gravidanza serena, di partorire in casa. Tutto sembra procedere per il meglio, ci sono tutte le premesse affinché la nascita della bambina sua e del marito Sean avvengano nel migliore dei modi e senza intoppi, ovviamente con il supporto attivo di un'ostetrica.

Le aspettative di un parto rilassato nella serenità della propria casa però si capovolgono improvvisamente, appena 5 minuti dopo la nascita della piccola. Il travaglio di Martha viene raccontato in un modo realistico, in scene a grande impatto che durano venticinque minuti interi: per la bravura dell'attrice, ovviamente (che per questo ruolo è appunto tra le favorite alla nomination per i prossimi Oscar) ma anche perché quella delle contrazioni, delle spinte e della frenesia che precedono la nascita  un'esperienza che tutte le donne che hanno partorito naturalmente conoscono. Facile (si fa per dire) per chi lo vive, ma più difficile da digerire attraverso lo schermo. Soprattutto con l'epilogo che fa evolvere la storia di Martha e Sean, che si ritrovano a cercare un colpevole per la morte della bambina. Gli occhi vengono puntati sull'ostetrica presente al parto, rea di non aver capito che le cose si stavano mettendo male, di non aver chiamato un'ambulanza, di non aver fatto in modo di salvarla portando mamma e figlia in ospedale.  

E la questione legale - la meno importante, almeno dal punto di vista di Martha - viene ovviamente accompagnata da quella emotiva, in un racconto che esplora anche il rapporto della protagonista con sua madre, col marito e con le persone che cercano di aiutarla a gestire il lutto.

Il regista del film ha raccontato in un'intervista riportata dall'Ansa che lui e sua moglie (la sceneggiatrice Kata Weber) hanno tentato di condividere un'esperienza molto personale, così da rendere l'arte una sorta di cura per il dolore. Un modo catartico per parlarne, per superare il tabù che spesso colpisce non solo i genitori che soffrono un lutto perinatale, ma anche quelli che si ritrovano a fronteggiare le conseguenze della morte in utero. Il regista ha spiegato che la domanda da cui è partito per Pieces of a Woman è.

"È possibile sopravvivere dopo che si è persa la persona che più si amava? A cosa ci si aggrappa quando sembra che non ci siano più appigli?". Difficile trovare una risposta. Il modo che Kornél Mundrucz insieme al cast di attori ha trovato è raccontare uan storia autentica, per capire se si può convivere con questo dolore, anche se la perdita a volte sfugge al controllo.  

Vanessa Kirby non è una mamma ma ha saputo affrontare le scene del travaglio con un trasporto fuori dal normale. Ha raccontato in diverse interviste di aver ascoltato le storie delle donne che hanno perso un figlio subito dopo la nascita, non tanto per imitare il loro dolore ma per cercare di capirlo, anche se spesso un tormento simile sfugge alla comprensione umana.

Pieces of a Woman è in streaming su Netflix dal 7 gennaio 2021. Ed è da vedere assolutamente.

TI POTREBBE INTERESSARE

VIDEO DEL GIORNO

Loading