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Alimenti allergizzanti nei bambini: quali sono e come introdurli nella dieta

di Francesca De Ruvo - 16.06.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Latte, uova, pesce, arachidi e altri alimenti allergizzanti possono essere introdotti nella dieta del bambino già nel corso del primo anno di vita, a partire dai 4/6 mesi di età

Lo sapevate? Potenzialmente qualunque cibo potrebbe indurre un'allergia, ma solo un piccolo gruppo di alimenti è responsabile della maggior parte delle allergie alimentari di grandi e piccini. Questi alimenti, come le uova, i crostacei, la frutta a guscio e la soia, fino a pochi anni fa non venivano dati ai bambini sotto l'anno di età. Si pensava infatti che se introdotti troppo precocemente nella dieta, magari già a partire dallo svezzamento, potessero aumentare il rischio di sviluppare un'allergia alimentare o una malattia atopica. Numerosi studi scientifici hanno poi smentito questa teoria e oggi tutte le società scientifiche sono ormai concordi nell'affermare che non vi sono ragioni valide per ritardare l'introduzione di alimenti allergizzanti nella dieta dei bimbi oltre il primo anno di età.

Approfondiamo l'argomento grazie all'aiuto della dott.ssa Enza D'Auria, Responsabile dell'Unità Operativa Semplice di Allergologia Pediatrica dell'Ospedale Buzzi di Milano.

In questo articolo

Alimenti allergizzanti: cosa sono?

E sei il piccolino fosse allergico a qualche alimento?

Questa è una delle preoccupazioni più comuni dei genitori quando si avvicina il momento dello svezzamento. Introdurre un nuovo alimento è sempre un po' un mistero perché non si sa come il bimbo reagirà, ma ciò che più spaventa mamme e papà è una possibile allergia a quel determinato cibo.  "Esistono alimenti che storicamente vengono definiti allergizzanti perché sono quelli che più comunemente possono innescare una reazione allergica" spiega la dott.ssa Enza D'Auria, allergologa.

Gli alimenti considerati allergizzanti sono:

Latte

L'allergia alle proteine del latte è la più comune fra le allergie alimentari e non va confusa con l'intolleranza al lattosio. Si tratta di un'allergia un po' difficile da gestire perché il latte è presente in moltissimi prodotti, soprattutto in quelli confezionati.

I sintomi che si accompagnano all'allergia al latte sono: vomito, diarrea, difficoltà a respirare, orticaria, coliche addominali, eruzioni cutanee e anafilassi, la reazione più grave e la più pericolosa.

I fattori di rischio per l'allergia al latte sono:

  • familiarità: genitori o fratelli con la stessa forma allergica;
  • dermatite atopica;
  • allattamento artificiale;
  • età: l'allergia al latte tende a scomparire nella seconda infanzia.

Uovo

L'allergia all'uovo è molto diffusa tra i bambini, molto più che fra gli adulti. Il responsabile è spesso l'albume, ma anche il tuorlo potrebbe provocare fastidi. Purtroppo, come per il latte, è una forma allergica particolare da gestire perché tracce di uovo possono trovarsi in moltissimi alimenti confezionati.

I sintomi che si associano all'allergia all'uovo sono:

  • eruzioni/infiammazioni cutanee;
  • orticaria;
  • sintomi gatrointestinali (nausea, vomito, crampi alla pancia);
  • tosse e/o mancanza di respiro.

Raramente questa allergia causa l'anafilassi.

Per evitare una possibile reazione allergica, è bene:

  • leggere attentamente le etichette degli alimenti;
  • essere molto cauti quando si mangia fuori casa.

Grano

L'allergia al grano è una reazione avversa causata dalle proteine del grano. È un'allergia più comune nei bambini che negli adulti. Si può manifestare con reazioni a livello cutaneo e sintomi respiratori subito dopo l'ingestione dell'alimento oppure con disturbi digestivi a distanza di alcune ore dal pasto.

Anche nel caso dell'allergia al grano è necessario controllare molto attentamente le etichette dei prodotti alimentari perchè si tratta di uno degli ingredienti più utilizzati.

Soia

L'allergia alla soia è la sesta allergia più diffusa. Anche qui gli agenti responsabili delle reazioni immunitarie sono le proteine. Questo tipo di allergia si manifesta molto spesso nei neonati e nei bambini, ma fortunatamente tende a scomparire nel tra il terzo e il decimo anno di vita.

I sintomi più comuni dell'allergia alla soia sono:

  • orticaria o eruzioni cutanee;
  • sintomi gastrointestinali (vomito, nausea, diarrea);
  • naso chiuso o che cola;
  • asma.

Fortunatamente l'anafilassi è rara. 

I bambini allergici alla soia non devono assolutamente mangiare:

  • edamame (fagioli di soia);
  • miso;
  • salsa di soia;
  • tempeh;
  • tofu;
  • latte/formaggio di soia.

Attenzione perché la soia è un ingrediente molto utilizzato dall'industria alimentare e potrebbe essere presente in alcuni alimenti insospettabili!

Pesce

L'allergia al pesce non è una sola, ma esistono diverse forme allergiche. Salmone e merluzzo sono i pesci più soggetti a innescare un'allergia perché contengono una proteina allergenica, la parvalbumina, che è resistente alla cottura.

Le allergie a pesce, come quella a crostacei e molluschi sono rare, ma gravi e possono causare anafilassi.

Molluschi

Conosciuti anche con il nome di frutti di mare, i molluschi presentano alcune proteine resistenti alla cottura che possono provocare allergie. L'allergia ai molluschi non è indice di allergia al pesce e ai crostacei.

Crostacei

Gamberi, scampi, astici e aragoste presentano delle proteine che possono innescare un'allergia. Queste proteine resistono alla cottura e al calore.

 

Arachidi

L'allergia alle arachidi è una delle allergie più temute perché può provocare sintomi molto importanti come lo shock anafilattico. L'allergia alle arachidi interessa circa lo 0,2% della popolazione europea.

Frutta secca e frutta a guscio

In Italia quella alle nocciole e quella alle noci sono le allergie alla frutta a guscio più diffuse. Anche mandorle, anacardi e pistacchi potrebbero però provocare una reazione allergica. Si tratta comunque di allergie rare.

Per evitare che i bambini allergici entrino in contatto con le arachidi o con altra frutta a guscio è importante fare attenzione alle etichette di prodotti come

  • cereali per la colazione, müesli, barrette di cereali;
  • prodotti di panetteria e pasticceria;
  • cioccolato;
  • dolci;
  • prodotti già pronti;
  • piatti asiatici ed etnici.

Semi di sesamo

Anche il sesamo è uno di quegli ingredienti che troviamo spesso negli alimenti confezionati. L'allergia al sesamo, che può avere manifestazioni anche molto gravi, sembra essere in aumento sia nei bambini che negli adulti.

Quelli finora elencati, secondo l'associazione Food Allergy Italia, sono alcuni degli alimenti allergizzanti più comuni, a cui possiamo aggiungere anche:

  • pomodori;
  • fragole;
  • lupino;
  • sedano.

"Fino a circa una decina d'anni fa si raccomandava di ritardare  l'introduzionefa alimenti come le uova, il pesce e la frutta secca nella dieta dei bambini almeno dopo il primo anno di vita – spiega l'allergologa – si temeva che introducendo questi cibi troppo precocemente, si potessero sviluppare delle allergie alimentari. Oggi questa teoria è stata ampiamente smentita".

Gli allergeni indicati nelle etichette

La Commissione Europea ha deciso che nell'etichetta dei prodotti alimentari devono essere sempre indicati in grassetto gli alimenti allergizzanti. Gli ingredienti che la Commissione ha riconosciuto come allergizzanti sono: arachidi; cereali contenenti glutine, uova, crostacei, molluschi, pesce, frutta secca e a guscio, lupino, soia, sedano, semi di sesami, senape e anidride solforosa.

Tutti questi ingredienti devono essere facilmente riconoscibili all'interno della lista degli ingredienti.

Quando introdurre gli alimenti allergizzanti nella dieta del bambino

Negli ultimi anni le raccomandazioni delle società scientifiche sull'utilizzo di alimenti allergizzanti nella prima infanzia sono cambiate radicalmente rispetto al passato. Secondo tutti i più recenti studi scientifici non ci sono prove che ritardare l'introduzione di alimenti allergizzanti dopo l'anno di età possa incidere sul rischio di sviluppare un'allergia alimentare o una condizione atopica.

Un nuovo documento dell'American Academy of Pediatrics stabilisce che anche gli alimenti considerati a elevato rischio allergizzante possano essere introdotti precocemente, cioè nel corso del primo anno. "L'importante è rispettare sempre i gusti e i tempi del bambino, oltre alle abitudini e alle tradizioni della famiglia" precisa D'Auria.

Anche il Ministero della Salute, nel documento "Quando nasce un bambino", sostinene che "l'ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti nella fase dello svezzamento non riveste più l'importanza che un tempo veniva attribuita e può variare in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia e del pediatra che fornisce i consigli".

Addio quindi ai vecchi schemi classici di svezzamento dove il pesce poteva essere introdotto nella dieta dei bimbi solo dopo gli 8-9 mesi e altri alimenti addirittura dopo il primo anno di vita. "Ritardare l'introduzione di alimenti importanti come il pesce e le uova non solo non serve a nulla dal punto di vista allergologico, ma è anche dannoso dal punto di vista nutrizionale" spiega la dott.ssa D'Auria.

E non è tutto, le nuove raccomandazioni dell'American Academy of Pediatrics sembrano proprio ribaltare quanto sostenuto in passato anche dalla stessa associazione. Sembrerebbe proprio che l'introduzione precoce degli alimenti allergizzanti nell'alimentazione del bambino possa diminuire il rischio di allergie alimentari perché si va a stimolare la risposta immunitaria dell'organismo. "Alcuni recenti studi sostengono infatti che una precoce introduzione delle arachidi – date chiaramente nella forma adeguata - possa prevenire l'allergia a questo alimento in bambini a elevato rischio di atopia" precisa la dott.ssa D'Auria. Ecco quindi perché aspettare serve a ben poco.

Alimenti allergizzanti in gravidanza e allattamento

In passato si raccomandava alle donne incinte o che stavano allattando di eliminare dalla propria dieta gli alimenti allergizzanti per prevenire le allergie alimentari nei bambini a rischio allergico. Anche questa teoria però è stata ampiamente smentita. "La mamma durante la gravidanza e l'allattamento deve seguire una dieta varia ed equilibrata, ma non deve escludere assolutamente gli alimenti allergizzanti perché non c'è alcuna correlazione tra l'assunzione di questi cibi e la comparsa di allergie alimentari nel bambino" afferma l'allergologa.

Come introdurre gli alimenti allergizzanti

Se è vero che non ha molto senso ritardare l'introduzione di cibi allergizzanti, è anche vero però che è sempre meglio seguire alcune regole e adottare qualche piccola precauzione visto che si tratta pure sempre di bambini molto piccoli.

Un alimento alla volta

Quando si parte con lo svezzamento è sempre buona norma introdurre i nuovi alimenti con una certa gradualità. "Si dà al bambino un alimento alla volta e si attende qualche giorno prima di provarne uno nuovo – spiega la dott.ssa D'Auria – in questo modo sarà più facile notare un'eventuale reazione allergica".

Scegliere una forma sicura

Gli alimenti proposti al bambino dovranno essere dati sempre in una forma sicura per la loro età per evitare il rischio di soffocamento. Le arachidi, ad esempio, possono essere proposte sotto forma di burro/crema spalmabile, assicurandosi sempre che si tratti di un prodotto composto al 100% da arachidi, senza oli o sale aggiunto. Lo stesso vale anche per il resto della frutta secca.

Bambini a rischio

"Nei bambini a definiti a rischio, e cioè sono risultati positivi al Prick test per alcuni allergeni (es. l'uovo), questi alimenti dovranno essere introdotti in ambiente ospedaliero sotto controllo medico" afferma l'allergologa.

Quando sospettare un’allergia alimentare

Il numero di persone con un'allergia alimentare è aumentato molto negli ultimi anni e oggi la stima di chi ne soffre si aggira intorno al 6% nei bambini e del 4% negli adulti. Almeno 1 bambino su 20 è quindi allergico a uno o più alimenti. Un dato che preoccupa i medici, ma soprattutto i genitori.

Proprio perché le allergie alimentari sono sempre più comuni, è importante saperne riconoscere i possibili sintomi.

"L'allergia alimentare è una reazione avversa a un alimento e ha alla base un meccanismo di tipo immunologico" spiega D'Auria. Significa cioè che l'organismo (o meglio il sistema immunitario) di una persona allergica reagisce in modo eccessivo contro un alimento che per le altre persone è innocuo. In particolare, le allergie alimentari possono manifestarsi sia subito dopo l'assunzione dell'alimento (reazione immediata), sia dopo alcune ore (reazione ritardata).

"I sintomi immediati più comuni – spiega la dott.ssa D'Auria – sono:

  • vomito;
  • orticaria;
  • edema/angioedema;
  • diarrea;
  • sintomi respiratori (es. mancanza di respiro, tosse).

Ma la manifestazione più grave, che per fortuna è anche la più rara, è l'anafilassi (o shock anafilattico)".

Le reazioni definite "ritardate", possono manifestarsi anche a distanza di alcune ore e di solito comprendono sintomi gastrointestinali, come vomito e diarrea, e sintomi cutanei come la dermatite atopica.

Allergia e intolleranza

Allergia e intolleranza sono due termini che spesso vengono confusi. Nel caso delle intolleranze il sistema immunitario non viene coinvolto. L'esempio classico è quello dell'intolleranza al lattosio in cui la reazione indesiderata è legata alla carenza di un enzima (lattasi) in grado di metabolizzare l'alimento, il latte in questo caso.

I test per le allergie: attenzione a chi ci si affida

"Per capire se si tratta o meno di un'allergia alimentare, bisogna valutare se ogni volta che si dà un determinato cibo al bambino poi si ha la medesima reazione, quindi sintomi come vomito, diarrea, sintomi respiratori o cutanei" precisa la dott.ssa Enza D'Auria, allergologa. E poi continua "certo, non basta una reazione per diagnosticare un'allergia, ma andranno eseguiti dei test per le allergie come il Prick Test oppure il dosaggio delle IgE che ha lo scopo di intercettare nel sangue gli anticorpi che si attivano nel caso di un'allergia alimentare".

Quando si tratta di allergie alimentari, è importante affidarsi unicamente ai test riconosciuti dalla comunità scientifica, evitando di sottoporre i bambini a test inutili. "È giusto che i genitori sappiano che esistono una serie di test alternativi non riconosciuti dalla medicina ufficiale che possono essere anche dannosi perché sulla base del risultato, non attendibile, magari si privano i bambini di alcuni alimenti importanti per il loro benessere" chiarisce D'Auria. E poi conclude "se pensate che vostro figlio sia allergico a un alimento, consultate il pediatra o rivolgetevi a un centro di allergologia ospedaliero, anche perché la diagnosi certa per essere fatta spesso necessita del test di provocazione orale che deve essere effettuato solo in ambiente ospedaliero."

Le allergie alimentari si possono curare?

C'è una buona notizia per i genitori, e soprattutto per i bimbi: le allergie alimentarispesso tendono a risolversi spontaneamente nei primi anni di vita. Si stima infatti che fino all'80% delle allergie a uova e latte scompaiano all'età di 5 anni.

Più precisamente, se l'alimento viene eliminato dalla dieta fino ai 5-6 anni, l'organismo tende a sviluppare una tolleranza e il sistema immunitario smette di "attaccare" l'alimento a cui il bambino è allergico. Purtroppo, però, vi sono allergie alimentari più persistenti come nel caso dell'allergia alle arachidi, alle noci e ai frutti di mare.

In alcuni casi, sempre facendo riferimento a un centro di allergologia pediatrica, può essere intrapreso un percorso di desensibilizzazione a uno specifico alimento per cercare di attenuare o eliminare i sintomi dell'allergia alimentare.

Fonti utilizzate:

  • Consulenza della dott.ssa Enza D'Auria, Responsabile dell'Unità Operativa Semplice di Allergologia Pediatrica dell'Ospedale Buzzi di Milano;
  • Food Allergy Italia (Associazione Italiana Allergie Alimentari), Cibi ad alto rischio che contengono allergeni;
  • American Academy of Pediatrics, Complementary Food Introduction: Practitioner Variation, 2020.

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