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Marketing alimentare e bambini: le linee guida dell’OMS

di Viola Stellati - 16.07.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Il marketing alimentare è ancora particolarmente dannoso per i nostri figli: le nuove linee guida sull'argomento dell'OMS

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Marketing alimentare e bambini

La pubblicità per i bambini (fino ai 18 anni) di prodotti ad alto contenuto di grassi saturi e trans, zucchero e sale fanno bene ai più piccoli? Tutto il contrario! Per questo motivo, a distanza di 10 anni dall'ultima volta in cui erano state stilate le linee guida, l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha deciso di proporne di nuove: ecco le raccomandazioni aggiornate sul marketing alimentare e i bambini.

Marketing alimentare: l’aggiornamento

Non solo l'OMS ha aggiornato le sue linee guida per il marketing alimentare per i più piccoli, è stata anche la Società Italiana di Pediatria a richiedere di vietare la pubblicità di cibo spazzatura nei programmi tv destinati ai bimbi.

Un certo tipo di marketing alimentare sui più piccoli ha un impatto assai dannoso, al punto che nonostante siano passati 10 anni dall'approvazione delle raccomandazioni dell'OMS sulla commercializzazione di alimenti e bevande analcoliche ai bambini, queste piccole creature continuano a essere esposte a un marketing alimentare esagerato di cibi HFSS (quindi con grassi, zuccheri e sodio in quantità elevate) e bevande analcoliche, il cui consumo è associato a effetti negativi sulla salute.

Secondo l'Organizzazione, infatti, il marketing alimentare è ancora una vera e propria minaccia per la salute pubblica e in particolar modo per quella dei bambini. Le nuove raccomandazioni, infatti, sono frutto dei risultati ottenuti delle revisioni di prove recenti, compreso il modo in cui l'esposizione e il potere del marketing influiscano sulla salute dei nostri figli, sui loro comportamenti quando si tratta di mangiare e sugli atteggiamenti e le convinzioni legate al cibo.

Cosa dicono le nuove linee guida

L'OMS ha rilasciato per gli Stati membri delle raccomandazioni per proteggere i bambini dall'impatto dannoso del marketing alimentare, sulla base di prove specifiche.

In sostanza, le nuove politiche a tutela dei bambini in fatto di marketing alimentare dovrebbero:

  • essere obbligatorie;
  • proteggere i bambini di tutte le età;
  • utilizzare un modello di profilo nutrizionale per classificare gli alimenti da limitare alla commercializzazione;
  • essere complete al punto da ridurre al minimo il rischio di migrazione del marketing verso altri gruppi di età, altri spazi all'interno dello stesso mezzo o verso altri media, compresi gli spazi digitali.

Al contempo, suggerisce anche di "limitare il potere di persuasione del marketing alimentare" vale a dire che dovrebbero essere gestiti in maniera diversa l'uso di cartoni animati e l'inclusione di giocattoli in alcune confezioni di alimenti che attraggono i bambini, così come spot pubblicitari per i più piccoli con canzoni e sponsorizzazioni di celebrità.

Inoltre, chiarisce che le politiche di contrasto al marketing di prodotti potenzialmente dannosi per la salute devono essere rivolte a tutti i bambini in base alla definizione di "bambino" della Convenzione sui diritti dell'infanzia che comprende tutti coloro che vanno dagli 0 anni fino alla maggiore età, quindi i 18.

I rischi della cattiva pubblicità

Come si può leggere sul sito di Fondazione Umberto Veronesi, i rischi della cattiva pubblicità per i più piccoli in fatto di cibo non sono assolutamente da sottovalutare.

Attualmente, infatti, le diete poco salutari sono una delle principali cause di morbilità e mortalità, senza dimenticare il fatto che hanno un impatto significativo sui livelli di obesità e sovrappeso.

In 46 dei 53 Paesi della Regione, oltre il 50% della popolazione e 1 bambino su 3 ha a che fare con obesità o sovrappeso. Condizioni che poi possono continuare anche nell'età adulta e con il rischio di sviluppare diabete, cancro e altre malattie non trasmissibili.

Sono molti i marchi di alimenti e bevande che promuovono i loro prodotti poco salutari ai bambini e dato che gli approcci di autoregolamentazione in molti Paesi si sono dimostrati inefficienti, era assolutamente necessario che l'OMS intervenisse con raccomandazioni più ferree come quelle appena stipulate.

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