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Baby gang e bullismo: come aiutare i nostri figli

di Rosy Maderloni - 14.11.2023 - Scrivici

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Baby gang e bullismo: come capire se nostro figlio è coinvolto in gruppi dediti a comportamenti violenti e illegali? Risponde il tecnopsicologo.

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Baby gang e bullismo: come aiutare i nostri figli

Trovano sempre più spazio nel dibattito pubblico: la cronaca riporta dell'aumento di reati compiuti dalle baby gang e anche il recente Decreto Caivano ha inserito misure di inasprimento come il daspo urbano anche verso i minori. Il fenomeno è diffuso su tutto il territorio nazionale e anche l'attenzione dei media è aumentata nel riportare di aggressioni, estorsioni, atti di violenza compiuti da gruppi di ragazzi sempre più giovani a danno di coetanei e non solo. Baby gang e bullismo sono due risvolti di un disagio giovanile che richiede una risposta composita, complessa. Ne parliamo con Nicolò Formenti, tecnopsicologo del Centro Psicologia di Gorgonzola, Milano.

Cos'è una baby gang?

"Per baby gang si intende un'organizzazione di ragazzi che si ritrovano insieme, pensiamo alle cosiddette compagnie di una volta, che giungono però a comportamenti e attività illegali - premette Formenti -: le principali possono essere lo spaccio, i piccoli furti, le risse, le percosse, forme di bullismo appunto e disturbo della quiete. Stando alle definizioni fornite a livello ministeriale, si tratta di gruppi di minorenni o giovani adulti e il fenomeno può riguardare soprattutto maschi tra i 15 e i 23 anni e tra i più anziani spesso si individuano delle figure leader che portano avanti la loro attività arrivando a coinvolgere bambini più piccoli, dai 12 anni. Generalmente le baby gang nascono dove c'è un disagio sociale, dove ai ragazzi manca una visione positiva di futuro e non ci sono molti esempi positivi, una via da seguire. In questo vuoto si annidano organizzazioni che, secondo il Rapporto Intercrime, possono avere un'origine legata alla componente della non integrazione come i Hellbanianz (parola composta da Hell, inferno e albanian, albanese) o all'ascolto del genere musicale trap rap i cui interpreti spesso cantano e si presentano al pubblico per condotte fuori dal rispetto delle leggi.

Ancora, ci sono gruppi che nascono per emulazione delle organizzazioni criminali vere e proprie come le baby gang che si rifanno alla Banda della Magliana a Vibo Valentia. Imitazione che troverebbe anche un riscontro in senso inverso, per cui è documentato come organizzazioni malavitose si insidino nelle attività delle baby gang". 

Baby gang e violenza minorile

"La violenza minorile comprende ogni forma di violenza compiuta da un minore e le baby gang rientrano nella definizione - chiarisce l'esperto -: queste ultime si caratterizzano per l'elemento della numerosità di chi compie l'azione illecita o illegale, questi gruppi agiscono come piccole associazioni a delinquere. Il fenomeno del branco favorisce qui la condotta violenta o scorretta contro la legge in quanto i ragazzi si identificano nel gruppo: spesso le baby gang si danno un nome e un simbolo proprio per far sentire i membri del gruppo non singoli individui. Questo genera minore consapevolezza e colpevolizzazione verso le azioni che si compiono individualmente. Nell'era di internet, inoltre, questi giovani guardano agli esempi in altri Paesi o si fanno ispirare da personaggi noti che hanno costruito il loro successo sul sopruso, sulle condotte violente: il desiderio di far parte di una baby gang può dunque anche essere una ricerca di riscatto o di successo secondo certi modelli che si trovano in rete. In questo contesto abbiamo di fronte ragazzi che affrontano l'adolescenza che cercano valori fuori dal contesto famigliare e pertanto, anche in risposta al rifiuto dell'autorità genitoriale, osserviamo abitudini associabili all'appartenenza una baby gang come il consumo precoce di alcol, di sigarette, di droghe leggere". 

Cosa può osservare un genitore per capire se il proprio figlio frequenta una baby gang?

"Innanzitutto, da genitori è sempre opportuno chiedersi cosa faccia il proprio figlio durante la giornata e se non si conosce la risposta a questa domanda forse ha senso preoccuparsi - chiarisce lo psicologo -. è importante sapere in che modo nostro figlio occupa il suo tempo perché è da come si gestisce quest'ultimo che si possono attivare azioni di contrasto e diminuzione del fenomeno delle baby gang.

Cercando di dare opportunità di impiegare il tempo in modo differente, costruttivo, di valore si distoglie questi ragazzi dalla tentazione della vita in strada; analizzando il contesto scolastico si osserva che l'adesione alle baby gang si associa in primis, a un calo della prestazione scolastica che può in casi gravi arrivare al vero e proprio abbandono. Chiediamoci cosa stia facendo nostro figlio della sua vita e osserviamolo, cerchiamo di sapere dov'è e non perdiamo il contatto con lui. Non aspettiamo che lasci gli studi per agire.

Alcuni suoi comportamenti possono essere significativi: 

  • evita di parlare con la famiglia isolandosi quando è a casa e nascondendo le sue comunicazioni (parla al telefono preoccupandosi di non farsi sentire);

  • trascura la scuola e le passioni, non frequenta luoghi di aggregazione a noi conosciuti;

  • non conosciamo chi frequenta ed è difficile entrare in contatto con le famiglie della sua 'compagnia';

  • Il suo cellulare è una scatola nera chiusa nelle sue mani e non ci permette di accedervi.

Di fronte a questi comportamenti non dobbiamo mai smettere: 

  • di cercare un canale di comunicazione e di interessarci a come nostro figlio impiega il suo tempo, cercando di capire come e dove lo trascorre:

  • di parlare e ascoltare eventuali sue insoddisfazioni o sfoghi verso ciò che non va o che pensa sia sbagliato nella società;

  • evitare di cercare interazioni con altre famiglie attraverso i gruppi di whatsapp, a volte inutilmente deleteri, al fine di promuovere una rete tra genitori;

  • di proporre iniziative legali e adatte alla loro età che aiutino questi ragazzi a impiegare il loro tempo in modo soddisfacente e piacevole: le aggregazioni giovanili, associazioni sportive o altre forme di proposte presenti sul territorio sono possibilità per questi ragazzi di trovare una nuova dimensione in cui sentirsi accolti.

I genitori che sentissero il bisogno di andare fondo e cercare soluzioni a un problema nella sua forma più avanzata possono rivolgersi a centri per la famiglia o ad associazioni di genitori che forniscono supporto e strumenti per intervenire e percorrere insieme al ragazzo un percorso insieme. Bisogna avere forza e tempo, come genitori, di lavorare con i propri figli e non aspettare che accada qualcosa di grave prima di intervenire, non abbiamo paura di pensare che sia troppo presto a 11, 12 anni, che nostro figlio possa essere affascinato a far parte di una baby gang". 

L'intervistato

L'intervistato è Nicolò Formenti, tecnopsicogo presso il Centro psicologia. Terapie integrate per la persona di Gorgonzola, Milano. Tra le proposte di consulenza, anche la sensibilizzazione sul problema delle baby gang e il sostegno alla genitorialità: consigli e risorse per genitori in cerca di orientamento e guida.

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