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Alimentazione e salute

Bambini e acqua: quando devono cominciare a berla? Quanta? E di che tipo?

Di Valentina Murelli
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20 Luglio 2018 | Aggiornato il 07 Agosto 2018
Tutte le risposte ai dubbi più comuni di mamme e papà sull'idratazione dei bambini.

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L'acqua è importantissima: un vero e proprio nutriente essenziale (lo dice il decalogo della buona idratazione della Società italiana di pediatria preventiva e sociale) che deve trovare il giusto posto nell'ambito di una corretta alimentazione, anche nei bambini.

 

Come spiegava a nostrofiglio.it la nutrizionista Cinzia Longobucco in un intervento sui bambini che bevono poco, “l’acqua è fonte di minerali indispensabili come magnesio e potassio, assicura la corretta densità del sangue, permette ai reni di eliminare le sostanze di scarto, garantisce la termoregolazione, stimola il transito intestinale e agisce da solvente per i nutrienti ingeriti. In questo modo, favorisce l’assorbimento di sostanze indispensabili come amminoacidi, glucosio, vitamine e sali”.

 

Già, ma allora quando deve cominciare a bere un bambino, e quanta acqua deve introdurre ogni giorno? Cerchiamo di fare chiarezza con l'aiuto di Alberto Ferrando, pediatra di famiglia a Genova, che all'argomento ha dedicato un capitolo del suo ultimo libro Come nutrire mio figlio (Edizioni LSWR, 2017).

 

Da quando i bambini devono bere acqua?
“Nei primi mesi di vita il lattante non ha bisogno di introdurre altri liquidi oltre al latte che è composto, sia quello materno sia quello artificiale, per circa il 90% di acqua” afferma il pediatra.

 

“In genere non c'è bisogno di alcun supplemento fino a quando inizia lo svezzamento, il che avviene quando il bambino è pronto a introdurre qualche altro alimento nella sua dieta, cioè in genere intorno ai sei mesi, ma in alcuni casi un poo' prima o un po' dopo”.

 

In questa fase potrebbe esserci qualche differenza tra il bimbo allattato al seno e quello nutrito con formula. Il primo potrebbe inizialmente rifiutare l'acqua, regolando il suo approvogionamento con variazioni delle poppate. “Siccome all'inizio della poppata il latte materno è più liquido e acquoso, il bimbo che ha sete, per esempio perché ha mangiato qualcosa di solido come un biscotto o un pezzo di pane, o perché fa molto caldo, chiederà di attaccarsi più spesso”. Nel caso dei bimbo nutrito con formula, questa modulazione è meno fine, per cui è probabile che accetterà di buon grado l'offerta dell'acqua, proposta in piccole quantità sia durante i pasti sia nel resto della giornata.

 

“Al bambino allattato al seno io consiglio di non offrire acqua con il biberon, ma con il bicchiere, normale o a becco d'oca, o eventualmente con il cucchiaino” sottolinea Ferrando. “Questo perché alcuni bimbi rifiutano il biberon, oppure lo accettano ma poi si abituano a usarlo, mentre intorno ai 18/24 mesi andrebbe tolto”.

 

Quanta acqua?
“Facciamo una premessa: il bambino non è una macchina con un serbatoio da riempire, per cui è molto difficile dare indicazioni precise su quantità valide sempre e per tutti” afferma lo specialista. “Bisogna tenere conto di tanti parametri, dalle variazioni individuali (ci sono bambini, come ci sono adulti, che spontaneamente bevono molto e altri che bevono poco) al clima, al tipo di alimentazione generale, se ricca di alimenti con elevato contenuto di acqua oppure no.

 

Detto questo, la Società italiana di nutrizione umana nel 2014 ha proposto dei LARN, livelli di assunzione di riferimento di nutrienti, per l'acqua. In pratica, l'indicazione di quanta acqua andrebbe assunta ogni giorno, suddivisa per fasce d'età. Eccoli:

 

  • 6-12 mesi: 800 ml d'acqua
  • 1-3 anni: 1200 ml d'acqua
  • 4-6 anni: 1600 ml d'acqua
  • 7-10 anni: 1800 ml d'acqua.
  • 11-14 anni: 2100 ml per i maschi, 1900 per le femmine
  • 15-17 anni: 2500 ml per i maschi, 2000 per le femmine

“Ma attenzione: queste quantità comprendono l'acqua presente negli alimenti” specifica Ferrando. Quindi non significa che il bambino di dieci mesi che poppa ancora molto, o beve ancora molto latte formulato, debba essere “forzato” a bere anche 800 ml d'acqua, perché il grosso dell'acqua lo prenderà ancora dal latte. Viceversa, a un bambino della stessa età che beve molto meno latte a favore di più pappe magari molto dense o prodotti solidi (pane, biscotto), l'acqua andrà proposta spesso.

 

E lo stesso vale per le età successive. Quando un bambino comincia a mangiare come gli adulti, la quantità di acqua che dovrebbe bere dipende molto dal contesto generale: se fa caldo o meno, se il caldo è secco (quando è più facile perdere liquidi senza accorgersene) o umido, se sta mangiando cibi ricchi o poveri d'acqua e così via. Un bambino che mangi a merenda una fetta di melone e a cena una minestra per quel giorno avrà meno bisogno di acqua di uno che mangi un panino con la marmellata e una pasta al ragù. Da tenere in considerazione, per i bimbi più grandi, anche l'eventuale attività sportiva: chi la pratica dovrà idratarsi un po' di più.

 

Acqua e attività sportiva
Secondo il decalogo sulla buona idratazione della SIPPS, per una corretta idratazione del bambino che svolge attività sportiva, è consigliabile:
- pre-idratazione prima di iniziare l’attività sportiva pari a 90-180 ml (se pesa meno di 40 kg)  o 180-360 ml (se pesa più di 40 kg);
- assunzione di almeno 150-240 ml ogni 20 minuti durante l’attività sportiva;
- idratazione post-attività.

 

Non è un caso che Ferrando insista su termini come proporre e offrire acqua, "sempre con garbo, mai come un'imposizione”. Il bambino, sottolinea, "non è un tubo digerente da riempire", ma un individuo reattivo: a volte chiederà espressamente di bere (lo fanno anche bambini che ancora non sanno parlare, indicando con fermezza il biberon usato per bere, oppure il bicchiere o la bottiglia), altre volte accetterà volentieri l'offerta, altre volte ancora la rifiuterà. “E allora non è il caso di insistere troppo perché si rischia di ottenere l'effetto contrario”.

 

Cosa si rischia se il bambino beve poco
Il rischio di disidratazione è il più temibile, ma anche poco probabile in condizioni più o meno normali. E' un rischio più elevato per i lattanti - il cui organismo in proporzione ha un contenuto d'acqua più elevato di quello di bambini più grandi – che però sono “protetti” dal fatto di bere latte.

 

"Nei bimbi più grandi è davvero difficile arrivare alla disidratazione, a meno di condizioni climatiche estreme, con un caldo davvero importante (tipo quello desertico) o in caso di colpo di calore, oppure di condizioni come vomito e diarrea" afferma il pediatra.

 

I campanelli d'allarme per un rischio di disidratazione, nel bambino piccolo, sono irritabilità o sonnolenza non giustificate dal temperamento solito del bambino e riduzione della diuresi, per cui si trovano due o tre pannolini asciutti di fila.

 

Comunque, se fa caldo e il bambino si mostra irritabile e nervoso è sempre una buona idea provare a proporgli un po' d'acqua, anche se magari è ancora allattato al seno: può darsi che abbia molta sete e che l'acqua basti a calmarlo.

 

Nel caso di bimbi più grandi, condizioni magari non di disidratazione ma di una certa carenza d'acqua pososno portare a sintomi quali mal di testa, stanchezza e difficoltà di concentrazione.

 

Come invitarlo a bere di più
Ci sono bimbi che bevono tanto senza problemi, altri che sono un po' più riluttanti. Ecco qualche piccolo “trucco” per invitarli a bere di più:

1. Dare il buon esempio.”I bambini sono specchi, facciamo quello che facciamo noi, e si educano con l'esempio” afferma Ferrando. Se beviamo spesso, impareranno che si tratta di un gesto naturale e quotidiano. Tra l'altro, dopo che abbiamo bevuto noi, possiamo chiedere loro se ne vogliano un po': spesso risponderanno di sì. Ma attenzione, senza insistere troppo, altrimenti poi si stufano e il gioco non funziona più.

 

2. Disseminare per case varie bottigliette o brocche con acqua, per cui i bambini, giocando, finiscono per trovarle e bere.


3. Nei momenti più caldi dell'anno, proporre un'alimentazione ricca di cibi a elevato contenuto d'acqua.

 

Da evitare assolutamente, invece, l'aggiunta di zucchero o il ricorso a bevande zuccherate, mentre i succhi e le spremute di frutta al 100% devono essere consumati solo occasionalmente (100-200 ml non più di una volta al giorno, a seconda dell'età del bambino). “Altrimenti di rischia di abituarli al gusto dolce, compromettendo l'alimentazione futura”.

 

Quale acqua?
“L'acqua per bambini deve essere oligominerale, cioè avere un residuo secco inferiore ai 500 milligrammi per litro, e un contenuto di nitrati inferiore a 10 milligrami per litro” spiega Ferrando nel suo libro.

 

Si possono scegliere acque in bottiglia con queste caratteristiche, ma in genere va benissimo anche l'acqua del rubinetto (o delle casette dell'acqua, sempre più diffuse almeno in alcune zone d'Italia), che costa meno e ha un minore impatto ambientale.

 

Gli erogatori devono per legge esporre le caratteristiche dell'acqua distribuita sul loro sito internet, per cui basta controllarlo per verificare la qualità che arriva direttamente a casa. In alternativa, si può contattare l'erogatore stesso. “Se l'acqua “sa” un po' di cloro non ci sono problemi: alle dosi impiegate non è dannoso per la salute. Per evitare l'odore basta lasciare l'acqua a riposo in una caraffa per un'oretta” consiglia il pediatra.

 

Ulteriore nota di attenzione per chi sceglie l'acqua di casa: considerare l'età degli impianti. Se le tubature (o eventuali cisterne) non sono recenti, meglio far controllare l'acqua che esce dal rubinetto (ci si può rivolgere per informazioni al servizio di igiene dell'Asl), perché questi vecchi impianti potrebbero rilasciare qualche inquinante. Non ci sono invece problemi in caso di impianti recenti.