I CONSIGLI

Bambini ai concerti: quando portarli? 7 consigli della pediatra

Di Jessica Bordoni
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30 Dicembre 2016 | Aggiornato il 06 Luglio 2017
In queste situazioni il piccolo si trova in un ambiente affollato con musica ad alto volume. Il genitore deve prestare massima attenzione ai suoi segnali, cercando di cogliere un eventuale nervosismo o senso di stanchezza. Ecco i preziosi consigli di Erika Biral, pediatra del Policentro Pediatrico di Milano
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Cosa c’è di meglio di un bel concerto di musica dal vivo per scaricare la tensione e liberare la mente dai pensieri negativi? Quando si è genitori, però, la domanda è inevitabile: è giusto portarsi dietro anche il bambino o è meglio lasciarlo a casa, affidandolo alle cure dei nonni o della baby-sitter?

 

1. Da evitare nei primi mesi di vita

Sull’argomento non esistono linee guida rigide o precise indicazioni legate all’età del pargolo. «In generale, però, è meglio evitare questo tipo di situazioni se il bimbo è molto piccolo, e in particolare nei primi mesi di vita», spiega Erika Biral, pediatra del Policentro Pediatrico di Milano con sede in piazza Giovine Italia.

 

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2. Attenzione ai decibel

«Ci sono due punti fondamentali da considerare», prosegue l’esperta. «La prima questione, ovviamente, è quella dei decibel, ossia le onde sonore a elevata intensità generate dalla musica ad alto volume. L’altro aspetto è legato all’ambiente, perché durante i concerti i bambini vengono a trovarsi in uno spazio sovraffollato, circondati da grande numero di persone poste a poca distanza da loro».
 

 

3. Il pericolo di virus e malattie infettive

La presenza di una folla, inoltre, può essere pericolosa per il rischio di infezioni e contagi. «I bambini, si sa, non possiedono difese immunitarie sviluppate come quelle degli adulti e sono quindi particolarmente soggetti a contrarre virus e malattie infettive».

 

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4. Non perdere mai di vista il bambino

La serenità e la tranquillità del bambino devono rimanere il primo pensiero del genitore. «Se si decide di portare il proprio figlio a un concerto, bisogna controllarlo continuamente, cercando di cogliere gli eventuali segnali di disagio o nervosismo. Se il bimbo è già in grado di parlare, la comunicazione sarà più semplice perché potrà esprimere verbalmente ciò che lo disturba; mentre se è più piccino, interpretare le risposte corporee e l’eventuale grado d’insofferenza risulterà decisamente più complicato».
 

 

5. La minore capacità di concentrazione

In ogni caso, bisogna partire dal presupposto che i bambini, anche se più grandicelli, hanno una soglia di attenzione molto diversa rispetto a quella di un adulto. «La capacità di concentrazione aumenta con l’età e, sotto i tre anni è piuttosto breve, dai pochi minuti fino a mezz’ora. Bisogna quindi mettere in conto che, ad un certo punto del concerto, i piccoli si sentiranno stanchi».

 

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6. Gli accorgimenti e i generi musicali

Un utile accorgimento può essere quello di cercare una zona un po’ appartata e soprattutto di posizionarsi lateralmente per essere liberi di allontanarsi in caso di necessità. I concerti all’aperto, inoltre, sono da preferire a quelli al chiuso perché il rumore riesce a disperdersi più facilmente. «Mettere le cuffie per attutire il rumore è un palliativo, mentre è buona norma tenersi lontano dagli amplificatori e dalle casse. C’è poi un discorso di buon senso riguardo al tipo di musica: via libera a quella classica e alle note jazz, che creano un senso di armonia. I generi tecno, rock e hard rock, invece, non sono adatti perché prevedono continui cambi di tono».

 

7. Quando è il bambino a voler andare

E se il bimbo è più grandicello, intorno ai 5-6 anni, ed è lui a chiedere di andare al concerto del suo beniamino, magari Violetta o Fedez? «Valgono gli accorgimenti che abbiamo già detto», conlude la pediatra Erika Biral,  «Bisogna sempre preferire le posizioni laterali e lontane dagli amplificatori, e poi tenere sott'occhio il proprio figlio per comprendere un'eventuale stanchezza o affaticamento. Vedere il proprio idolo musicale è un'emozione grandissima per il bambino e l'adulto ha il compito di stargli vicino e aiutarlo a gestirla al meglio».