Tempi moderni

Bambini e tecnologia: istruzioni per l'uso

Di Francesca Capriati
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27 Maggio 2019
Consigli pratici per genitori di nativi digitali: quali sono i rischi e come educare i nostri figli ad un uso corretto e responsabile dei dispositivi digitali e dei social network
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Bambini e tecnologia

Al giorno d'oggi la tecnologia è parte integrante della nostra vita lavorativa, sociale e domestica e i bambini sembrano avere una innata predisposizione per l'utilizzo dei dispositivi digitali. Tuttavia noi genitori siamo alle prese con un'autentica rivoluzione alla perenne ricerca di un equilibrato compromesso per garantire un uso sicuro, regolato e consapevole della tecnologia da parte dei nostri figli.

 

Non c'è dubbio, infatti, che vietare l'uso di tablet, pc o smartphone sia inutile e per certi versi anche controproducente: in uno studio condotto presso la University of London è emerso che i bambini apprendono più velocemente utilizzando un tablet piuttosto che un libro, questo perché la possibilità di interagire con uno schermo sarebbe uno stimolo per lo sviluppo cognitivo favorendo l'apprendimento. Quindi come possiamo affrontare questa vera e propria sfida educativa?

 

I dati attuali

Un'indagine realizzata dal Centro per la Salute del Bambino ha scoperto che il 38% dei bambini con meno di 2 anni ha già utilizzato un dispositivo mobile per giocare o guardare un video; il 63% dei bambini fino agli 8 anni utilizza i device dei genitori, mentre a 8 anni questa percentuale sale fino al 72%. I contenuti preferiti sono soprattutto i videogiochi.

 

Bambini e tecnologia: i rischi

Secondo gli esperti il problema non è tanto la quantità del tempo che i bambini trascorrono davanti allo schermo, quanto la qualità e la tipologia di contenuti.

Molto spesso non esiste alcuna supervisione da parte dei genitori, che sono in gran parte impreparati, e i bambini hanno libero accesso, in completa solitudine, a contenuti, videogiochi e video del tutto inadatti alla loro età.

 

Massimo Scaglioni, professore di Storia ed Economia dei media, Università Cattolica – Ce.RTA, spiega:

La domanda che dobbiamo porci non è più quanto tempo è giusto che nostro figlio stia davanti alla tv, ma quale sia il modo corretto di fargli vivere questi nuovi ambienti digitali potendo contare anche su degli strumenti già pensati e realizzati appositamente per rispondere alle esigenze dei bambini. Una sorta di parco giochi digitale attrezzato e sicuro a cui mamme e papà possano affidare i loro bambini.

Tuttavia c'è anche qualche voce contraria. Alcune società pediatriche, come l'American Academy of Pediatrics e la Canadian Society of Pediatrics, ad esempio raccomandano di non dare dispositivi digitali in mano ai bambini fino a 2 anni e poi di aumentare gradualmente la durata dell'utilizzo senza mai superare le due ore al giorno, per i ragazzini più grandi.

 

Chi sono i nativi digitali
Secondo una ricerca pubblicata americana i bambini con meno di due anni sanno perfettamente come far funzionare un tablet e il 38% mostra una innata capacità di utilizzo di questi dispositivi. Sono i nativi digitali, i bimbi di questa generazione, immersi in un mondo tecnologico ed iperconnesso sin dalla nascita.

 

Gli effetti negativi della tecnologia sui bambini

Come capire se l'utilizzo dei device sta diventando allarmante? Gli esperti consigliano ai genitori di porsi 4 domande:

  1. In famiglia il tempo passato davanti ai dispositivi tecnologici è sotto controllo?
  2. Esso interferisce con le attività famigliari?
  3. L'uso dei device interferisce con il sonno?
  4. Siete in grado di controllare lo stimolo a mangiare mentre usate i dispositivi?

Con queste domande saremo in grado di capire se l'uso dei dispositivi digitali non stia interferendo con il sonno, l'alimentazione, la normale vita sociale e scolastica di nostro figlio e se non si stia trasformando in una vera e propria dipendenza.

Tablet e smartphone per calmare i bambini? Meglio di no!
Secondo Jenny Radesky, esperto di pediatria comportamentale, l’uso eccessivo di dispositivi digitali, soprattutto da parte di bimbi piccoli che vengono calmati semplicemente mettendo loro in mano un tablet, li allontanerebbe dalle interazioni umane e non darebbe loro il tempo di calmarsi da soli.

 

Quando dare un cellulare al bambino

La dottoressa Giovanna Busto, psicologa e psicoterapeuta Analista Transazionale, spiega:

A 6-7 anni è preferibile il tablet allo smartphone, con contenuti e app selezionati e scelti dai genitori. Ma è comunque necessario intervenire su una regola quantitativa, ad esempio vietarlo per più di 20 minuti, e soprattutto mai in solitudine, altrimenti il rischio è anche quello di creare al bambino una dipendenza che lo porti ad isolarsi, a chiudersi e ad avere ripercussioni sui suoi livelli di attenzione e concentrazione, fino alla regolazione del sonno

A undici anni, quindi con il passaggio alle scuole medie e con la necessità di fare un percorso casa-scuola a piedi da solo, può essere utile regalare uno smartphone, che andrà comunque utilizzato con limiti e consapevolezza e non dovrà creare dipendenza.

 

Per quanto riguarda il tablet, invece, secondo gli esperti, sarebbe preferibile allo smartphone, soprattutto per i bambini più piccoli, perché possono vedere cartoni e fare semplici giochi adatti alle età, sempre e comunque sotto la supervisione dei genitori.

 

Quel che è certo è che non necessariamente dare il tablet in mano a un bambino significa abbandonarlo in Internet senza sostegno o supporto. Si può, anzi si deve, scaricare insieme una App o un gioco, e poi vedere insieme se gli piace, dopodiché può anche giocare da solo, ma i genitori rimarranno sempre nei paraggi per controllare.

 

E' senz'altro inquietante leggere che nel mondo un utente di Internet su tre è un bambino (dati UNICEF), un dato che ci permette di comprendere bene quali rischi corrano tutti i giorni i nostri figli.

La televisione e i bambini

Considerata la baby sitter del nuovo millennio, la televisione occupa senz'altro una parte importante della giornata dei nostri bambini. Ma non dobbiamo pensare che sia innocua e anche in questo caso è indispensabile prestare attenzione ai programmi che vengono visti, mettere filtri e parental control, fissare dei limiti di tempo.

 

E' bene riconoscere che anche la televisione può avere effetti negativi sullo sviluppo, che non può monopolizzare l'attenzione dei più piccoli e che è meglio non metterla nella cameretta.

 

Videogiochi e bambini

Come scegliere il videogioco adatto a mio figlio? Paolo Ferri, docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media all’Università Bicocca di Milano e autore del saggio «Nuovi Bambini. Come educare i figli all’uso della tecnologia, senza diffidenze e paure» spiega:

Usare il buon senso e leggere bene le indicazioni sulle scatole che negli ultimi anni sono molto dettagliate e indicano la fascia di età adatta al videogioco secondo una classificazione stabilita da un ente statunitense cui le case produttrici devono sottoporre i loro prodotti. Si tratta di una classificazione ‘al ribasso’: intendo cioè che un videogioco indicato per player di 6-8 anni spesso può essere usato e apprezzato anche da un bimbo di 5. Ovviamente niente videogiochi per adulti (sulla confezione è scritto + 18).

Social network e bambini

Un quarto dei bambini fra i 9 e i 10 anni e la metà di quelli tra gli 11 e i 12 usano Facebook anche attraverso tablet e smartphone e mai come in questo caso la supervisione dei genitori è fondamentale. Devono sapere che non vanno condivise informazioni sensibili e devono difendere la propria privacy, devono stringere amicizia solo con gli amici reali, evitare di chattare o entrare in contatto con persone che non si conoscono.

 

 

Ma se questi consigli possono essere più o meno validi per Facebook rischiano di non esserlo per i social network più amati dai giovanissimi: Instagram, Snapchat, WhatsApp.

 

Dal momento che a un certo punto può diventare davvero difficile riuscire a controllare tutto, bisogna lavorare sulla prevenzione e su un'educazione digitale che deve partire sin da quando il bambino ha un accesso ad Internet:

  • non si dà l'amicizia a chi non si conosce;
  • non si postano foto di altre persone senza il loro consenso, né le proprie foto in pose ammiccanti o in costume da bagno;
  • si fa attenzione a quello che si scrive;
  • si guarda il cellulare solo dopo aver fatto i compiti e non più di mezz'ora al giorno;
  • non si tiene il telefono in camera la notte

Quando preoccuparsi?

Secondo Alberto Rossetti, autore, insieme a Simone Cosimi del libro «Nasci, cresci e posta»:

Un genitore deve iniziare a preoccuparsi quando si accorge che la vita reale del figlio si sta riducendo per colpa dei social network. Con uno sguardo d’insieme è possibile rendersi conto se si tratta di un problema transitorio o di un disagio più grande. Non esiste la dipendenza da social, non è una patologia teorizzata: può essere un comportamento spia di un problema più ampio. Spesso ci si dimentica che per aprire un dialogo basta la domanda più semplice: come stai?

 

Foto dei bambini e social

Di certo, come in ogni altro aspetto della vita, l'esempio dei genitori è fondamentale. Difficile pretendere limiti e il rispetto delle regole se noi per primi siamo perennemente connessi e con lo smartphone a portata di mano. Ed è altrettanto difficile, oltre che incoerente, chiedere ai nostri figli di non postare le proprie foto ammiccanti se noi per primi abbiamo inondato i nostri profili di fotografie dei nostri bimbi sin dalla più tenera età.

 

Come ricorda Rossetti:

Mostrare ai figli che c’è una differenza tra vita privata e pubblica è il primo passo per una corretta educazione all’utilizzo dei social.