Facoltà cognitive

I bambini ci osservano... e ci giudicano!

Di Niccolò De Rosa
sguardo-bambina
02 Maggio 2019
I nostri figli non solo imparano ad analizzare volti ed espressioni facciali fin dai primi anni di vita, ma riescono anche ed elaborare pensieri positivi o negativi in base a ciò che stanno osservando
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I meravigliosi occhietti dei bambini sono colmi di dolcezza... E spirito critico.

 

Secondo una ricerca condotta dall'Università di Harvard e pubblicata sull'autorevole Biology Letters infatti, già dal terzo anno di vita i pargoli scrutano con attenzione i volti degli adulti alla ricerca di indizi per poter giudicare in modo positivo o negativo ciò che stanno guardando.

 

Noi abbiamo l'errata convinzione che i bambini siano vasi vuoti che l'ambiente circostante riempie pian piano quando diventano più grande - ha dichiarato al Time Mahzarin Banaji, co-autrice dell'articolo - questa ricerca invece mostra che la percezione delle persone, giusta o sbagliata, emerge precocemente negli esseri umani».

 

Piccoli osservatori

I bimbi piccoli dunque, non solo cominciano in tenera età a tradurre ciò che vedono in un'analisi sulla natura della persona (buona, cattiva, felice, scontrosa eccc...) ma utilizzano tali "dati" anche per decidere se l'adulto di fronte a loro piace oppure no.

 

Tutto questo è emerso dai risultati di quattro esperimenti che hanno coinvolto un gruppo di 99 bambini di età compresa tra i tre e gli 11 anni (età media: sei anni).

 

 

Nel primo test venivano mostrate ai giovani partecipanti una serie di fotografie di volti maschili i cui tratti erano stati modificati digitalmente per far risaltare alcune caratteristiche psicologiche in contrapposizione (affidabile/inaffidabile, dominante/docile ecc...). Ai bimbi è stato poi chiesto di indicare quali immagini fossero "buone" e quali" cattive". 

 

Quasi tutti i bambini hanno assegnato il giudizio positivo alle facce che esprimevano qualità apprezzabili, soggetti più giovani compresi (l'84 % dei partecipanti di tre anni ha scelto con criterio).

 

Una maggior varietà di conclusioni è emersa al momento di dover intuire quale aspetto psicologico fosse indicato dalla fotografia.

 

Il secondo esperimento era più o meno uguale al primo, ma con i tratti modificati in modo meno evidente. Nonostante la maggior difficoltà però, il campione ha risposto quasi nel medesimo modo.

 

Nella terza fase poi, oltre ad immagini con indizi facciali ancora più nascosti, si è ricorso all'utilizzo d'immagini ritraenti oggetti desiderabili - come dolcetti e biscotti - che i bambini avrebbero poi dovuto associare ad una scelta guardando una coppia di volti: "Questo è Edgar e questo è Martin. Se avessi a disposizione un solo dolcetto, a chi lo daresti?"

 

Il 68% dei ragazzini ha prediletto i volti docili e affidabili, ma all'abbassarsi dell'età si abbassava anche "l'accuratezza" del giudizio.

 

 

Lo step finale infine consisteva nella combinazione tra i test precedenti, chiedendo di scegliere i tratti maggiormente positivi e scegliere a quali elargire un premio.

Con quest'ultimo esperimento si voleva mettere alla prova la "concordanza" tra il riconoscimento delle personalità più desiderabili e l'assegnazione dei dolcetti.

 

Ancora una volta l'abilità appariva decisamente sviluppata tra i più grandicelli, mentre i meno "sgamati" continuavano a compiere qualche errore di valutazione.